AgenPress. Ho avuto qualche esitazione prima di fare questa riflessione sul Primo Maggio. Non volevo cedere alla ritualità ripetitiva. Passano gli anni, cambiano le condizioni socio economiche del Paese e ripetiamo le stesse frasi usate in ogni tempo. Certo la Repubblica è fondata sul lavoro.
Lavoro che non c’è a sufficienza, è precario o non adeguatamente retribuito. Poi i soliti comizi dei leader sindacali attrezzati di fazzoletti e di foga di circostanza. Poi il concertone.
Un copione per una realtà immobile ferma a un passato senza presente e senza futuro. Il lavoro non è una “voce” separata dal contesto, ma è nel contesto del divenire della società. C’è qualcosa di sostanziale che separa l’oggi dal passato. E’ lo stato di salute della nostra democrazia.
Ieri percorsi lastricati di tanti problemi battuti con coraggio, quando comunque le libertà erano la stella popolare del cammino. Oggi la stella popolare della democrazia ha perso lucentezza. Le vecchie solidarietà polverizzate, il calore delle piazze “raggelate” da violenze criminali.
Ieri governi con cui interloquire e contestare vivacemente, oggi esecutivi scarsi di autorevolezza e di carisma. Un relativismo disarmante, un obbrobrio consumato nei confronti delle istituzioni. Quando i governi sono deboli ma sono forti i poteri economici, le Partecipate, tutto diventa insicuro e il lavoro soffre condizionamenti insopportabili.
Quando i sindacati, garantiti dal sistema, contribuiscono a costruire un regime e non ad allargare aree di libertà dove il lavoro sia al centro, rappresentano la crisi di un sistema collassato. Mi riferisco al lavoro vero, quello fatto di merito, sacrifici e professionalità.
Non ai privilegi di un mondo non esiguo che vive di risulta, con retribuzioni assurde che segnano squilibri e ingiustizie. Il lavoro richiama la libertà e la giustizia. Senza questo importante arredo tutto diventa sopruso e inganno.
Allora celebriamo il Primo Maggio perché il lavoro sia tutelato e garantito. Questo può avvenire se i Valori non siano spenti, altrimenti sarà solo una Festa senza significato.
In un mondo dove c’è violenza, sopraffazione e morte bisogna ricostruirlo con la forza rigeneratrice della volontà e della speranza. Il lavoro è libertà, pace e giustizia altrimenti è risucchiato in un buco nero. Il lavoro è l’energia del mondo.
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).
