AgenPress. Quando la politica entra in conflitto con la cultura si detetmina un corto circuito non strategico. Soprattutto ora che al Governo c’è il Destracentro.
La questione Venezia. La Fenice. Biennale. È chiaramente una questione complessa, complicata, politicamente irritante. Culturalmente confusionaria.
Il problema del maestro Beatrice Venezi è rigorosamente politico. Non si può chiaramente abbandonare alla propria sorte una personalità che è stata nominata da un Governo per provate capacità.
Beatrice Venezi non doveva assolutamente essere trattata sul piano politico come è stata tratta e lasciar decidere un Soprintendente. È anacronistico. Mai accaduto. È un precedente incomprensibile. D’altronde è anche una deligittimazione di chi l’ha nominata. Non so si comprenda ciò. Licenziare il maestro Venezi è bocciare anche l’operato di chi l’ha proposta e nominata. Punto.
La Biennale va letta con un’altra chiave. Era risaputa la posizione del Governo e della stessa comunità europea sulla Russia. Era risaputa per altri casi accaduti (si pensi alla polemica addirittura su Dostoevskij e altri scrittori russi) assolutamente incomprensibili. Non ho condiviso e non condivido. Ho pubblicato addirittura un libro recente sulla letteratura russa e un lungo saggio su Dostoevskij, punto nevralgico dei miei studi. Comunque c’è un però… e un ma… Dunque.
Ma la posizione politica europea e italiana era ben definita da tempo. Mi chiedo. Alla luce di ciò era chiaro che la linea politico-governativa, giustamente o ingiustamente, era già sottolineata. E allora perché un intellettuale come Pietrangelo Buttafuoco ha accettato l’incarico conoscendo la posizione del Mic e del Governo?
Non si tratta del fatto se la cultura sia libera o meno. La cultura è libera. L’organizzazione della cultura è una questione politica che si concorda in piena armonia e non attraverso fratture.
Ovvero: se ottengo la nomina da un determinato governo è nella logica dei fatti che devo rispondere a quella prospettiva altrimenti rifiuto la nomina. È cosi lampante questo esercizio che mi sembra strano che uno come Buttafuoco prima accetta e poi non riconosca un preciso indirizzo di politica culturale. Non si tratta di libertà culturale ma di adesione o meno a strategie internazionali.
Gli anacronismi sono giochi che fanno male alla cultura stessa. La situazione ora è diventata paradossale. Buttafuoco resta in carica come presidente contro il Governo stesso che lo ha nominato e quindi in contrapposizione al Mic. Se non è assurdo ciò cosa potrebbe esserci di più assurdo?
È chiaro che il suicidio della politica passa attraverso l’omicidio della cultura come spesso ho sottolineato.
È pur vero comunque che l’essere autonomi rispetto alla politica comporta delle regole e porta al rispetto, piaccia o meno, delle istituzioni. Altrimenti ci si allontani dagli incarichi e e dalle nomine. Mi sembra un ragionare chiaro.
Pierfranco Bruni
