Con la introduzione delle preferenze tornerebbero nei territori i confronti, i partiti, le associazioni libere dove ci si forma
AgenPress. Pre vigilia elettorale delle politica ed è puntuale la corsa a modificare l’attuale sistema elettorale. La maggioranza ha presentato un testo, tentativo per sopravvivere battendo un percorso impervio in cui gli spazi delle libertà democratiche si restringono.
Si esalta il popolarismo, si invoca stabilità attraverso soluzioni in cui i diritti si affievoliscono. La riforma del sistema elettorale nella metà degli anni ‘90 fu il grimaldello che svuotò la Costituzione, mettendo in crisi i partiti e oscurando la politica.
Dove il terrorismo non era riuscito ad alterare gli equilibri democratici, bloccato dalla reazione di un mondo della politica che reagiva trovando convergenze e ragioni dopo una lunga stagione di sangue, il pool di mani pulite, massonerie deviate, procuratori di assalto opportunamente ispirati, espressioni infedeli dello Stato riuscirono a scardinare le strutture portanti della nostra Repubblica.
I Partiti, a cui la Costituzione affida un compito centrale nella formazione e nella partecipazione, non ci sono.
La questione morale, ignobile operazione, distrusse, oltre a pochi colpevoli, irreparabilmente i valori in cui il Paese aveva ritrovato dignità e volontà. Nella metà degli anni ’90, con un falso mascheramento della realtà, si invocava la stabilità, Parlamenti più sobri negli iter legislativi e nei controlli.
Un ribaltone in cui si smarrivano i riferimenti democratici costituzionalmente garantiti. Si invocava il bipolarismo in nome della stabilità.
Si è andati in questa direzione snaturando la scelta dei padri costituenti per una Repubblica Parlamentare, in cui la sovranità popolare si esprime attraverso i suoi rappresentanti liberamente scelti. Il colpo di mano fu consumato quando si introdusse un sistema elettorale che sottraeva sostanzialmente agli elettori la scelta dei propri rappresentanti. Con un Parlamento di nominati da congerie autoreferenziali vi è stato un salto dove le fondamenta costituzionali sono state dilapidate.
Oggi la vera riforma del sistema elettorale, se si intende ricostruire un tessuto democratico lacerato, è l’introduzione delle preferenze. Questa è la soluzione per recuperare la politica per riannodare il rapporto tra elettori e rappresentanti, tra rappresentanti eletti e territori. Oggi nessuno sa chi sono deputati e senatori. Non hanno interesse a vivere nella loro realtà perché la loro legittimazione avviene da un centralismo dove pochi operano.
Quando furono eliminate le preferenze si disse che si dovevano evitare le clientele e il mercimonio. Non si teneva in considerazione che per la elezione del Parlamento europeo, dei consigli regionali e dei conigli comunali ci sono le preferenze. La illegalità si combatte con gli strumenti della democrazia non uccidendola.
Un Parlamento diroccato che non ha poteri di controlli ha aperto autostrade a centri di poteri decisionali dove vige un sistema di “legibus solutus”. Con la introduzione delle preferenze tornerebbero nei territori i confronti, i partiti, le associazioni libere dove ci si forma.
Con gli ossequi ai capi non si costruisce una comunità di cittadini, ma max recinti dove le idee sono compresse e le azioni impedite. Si dice che la Meloni vorrebbe introdurre le preferenze. Sarebbe non una scelta tecnica, ma se ha volontà ne faccia una condizione imprescindibile. Avanzare timidamente una proposta che ogni tanto fa capolino fra una diffusa indisponibilità e non andare avanti è degradante.
Oggi tutti discutono, maggioranza e opposizione, per trovare aggiustamenti tecnici dove prevale la convenienza di bottega. Si riesce a fare una svolta per assicurarsi stabilità garantita non da precari e da avventizi? Meloni e opposizioni possono convergere per una battaglia storica che faccia giustizia di tante storture?
I minuetti non costruiscono, i falsi illanguidiscono e smorzano gli entusiasmi. Si riesce a rompere la congiura delle ipocrisie che impoverisce? Statisti sono coloro che operano e rischiano, non governanti in balia degli eventi che non riescono a dominare. Questa non è democrazia, ma una caricatura!
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).
