Debriefing del Prefetto Francesco Tagliente: riflessioni su una giornata destinata a entrare nella storia della gestione dell’ordine pubblico. L’ordine pubblico non è un sistema rigido. Se lo fosse, smetterebbe di proteggere il Paese per iniziare a difendere le proprie decisioni.
AgenPress. Un’istituzione al servizio del Paese non ha timore di modificare le proprie valutazioni quando lo scenario cambia. È il suo dovere. Arroccarsi su una decisione presa con un quadro diverso, solo per non “smentirsi”, è l’errore più grave che si possa fare. Perché l’obiettivo non è difendere una scelta, ma garantire sicurezza e vivibilità in tempo reale.
Il caso del derby Roma-Lazio e della finale degli Internazionali BNL d’Italia lo ha dimostrato con chiarezza.
Inizialmente il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica aveva disposto lo spostamento del derby da domenica 18 maggio alle 12:30 a lunedì 19 maggio alle 20:45. La motivazione era prudenziale: evitare la sovrapposizione con la finale degli Internazionali BNL d’Italia al Foro Italico in un quadrante cittadino già sotto pressione per flussi, mobilità e dispositivi di sicurezza. La decisione era stata condivisa da Ministero, Comune e Regione.
Nelle 48 ore successive, tuttavia, il quadro operativo e le conseguenti valutazioni sono progressivamente cambiati. Le ulteriori analisi sviluppate anche sul piano tecnico-operativo hanno evidenziato come il differimento della partita a lunedì avrebbe potuto determinare nuove criticità sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico e delle dinamiche connesse alle tifoserie. Anche questo elemento ha contribuito a rafforzare la scelta di riportare il derby a domenica 18 maggio alle ore 12:00.
Come ha spiegato il prefetto Lamberto Giannini, la gestione dell’ordine pubblico richiede valutazioni continue e dinamiche: quando mutano i presupposti e intervengono nuove condizioni di sicurezza, mantenere decisioni assunte in un quadro diverso potrebbe rappresentare un grave errore. La sicurezza, infatti, non può essere governata attraverso automatismi rigidi, ma richiede una costante rimodulazione delle decisioni in relazione all’evoluzione concreta degli scenari.
Roma 2026 non è stata un caso isolato. L’impossibilità di gestire l’ordine pubblico non è mai stata realmente in discussione. La preoccupazione riguardava piuttosto l’impatto sulla vivibilità e sulla mobilità dei cittadini in un quadrante urbano già impegnato dalla finale degli Internazionali.
L’ordine pubblico, quando è ben gestito, non si misura solo con l’assenza di incidenti. Si misura con la capacità di far funzionare la città mentre gli eventi si svolgono. È su questo crinale che si decide se una scelta è prudente o soltanto difensiva.
La storia della gestione dell’ordine pubblico in Italia lo ricorda bene. Alcuni casi simbolo dimostrano come, davanti a eventi concomitanti, le autorità di pubblica sicurezza abbiano scelto di governare la complessità invece di evitarla.
In questa prospettiva si è collocata anche la gestione operativa della giornata del 17 maggio 2026 , che ha confermato sul piano concreto la capacità del sistema di adattarsi in tempo reale all’evoluzione dello scenario.
Particolarmente significativa è stata la gestione della mobilità nel quadrante del Foro Italico, con la chiusura temporanea del traffico nonostante la presenza del grande evento sportivo. La misura, inizialmente prevista su un arco temporale più ampio, è stata rimodulata in fase operativa, limitando la chiusura a circa un’ora prima dell’evento e a quaranta minuti dopo, in coerenza con l’andamento effettivo dei flussi e con le esigenze di vivibilità urbana.

Di rilievo anche il piano di stewarding integrato, che ha consentito di gestire in modo ordinato e differenziato le diverse aree di afflusso: area Lazio, area Roma, area tennis e area promiscua. Il dispositivo ha previsto la nomina di un delegato generale alla sicurezza da parte della Lega Serie A, d’intesa con l’organizzazione tennistica, con presenza dello stesso all’interno del Centro per la gestione della sicurezza dei grandi eventi, istituito presso la Sala Operativa della Questura e presieduto dal Capo di Gabinetto.
Nel suo insieme, il modello operativo ha assunto un carattere unitario, considerando sin dall’origine la concomitanza tra derby e Internazionali BNL d’Italia come un unico scenario di gestione integrata. Non due eventi separati, ma un unico sistema complesso da governare in maniera coordinata.
Questo approccio ha consentito di sviluppare una lettura organica dei flussi, una distribuzione funzionale delle responsabilità e una gestione coordinata delle diverse componenti operative, confermando l’efficacia di un modello fondato sull’integrazione tra pianificazione preventiva e capacità di adattamento in tempo reale.
Una metodologia di questo tipo non nasce in modo estemporaneo, ma si inserisce in una tradizione consolidata della gestione dell’ordine pubblico in Italia, che negli anni ha trovato conferme significative proprio nella capacità di affrontare eventi concomitanti di altissima complessità senza ricorrere alla loro separazione preventiva.
Il 24 aprile 2005 Roma ospitò in contemporanea due eventi di massimo livello di complessità: la Messa di inizio del pontificato di Benedetto XVI in Piazza San Pietro e la partita Lazio-Juventus allo Stadio Olimpico.
La scelta fu di non rinviare il campionato. L’obiettivo era dimostrare che il sistema di sicurezza italiano poteva gestire, nello stesso giorno e nella stessa città, un evento religioso di portata globale con centinaia di migliaia di pellegrini e delegazioni internazionali, insieme a una partita di Serie A ad alto profilo di rischio, senza bloccare la vita ordinaria della capitale.
L’esito fu positivo. La gestione simultanea si svolse senza incidenti rilevanti, con dispositivi distinti ma coordinati dalla Prefettura di Roma e dalla Questura. La stampa internazionale evidenziò la capacità della città di garantire sicurezza e continuità della vita urbana.
Torino, 26 febbraio 2006: il test che confermò il modello
Il 26 febbraio 2006 Torino ospitò in contemporanea la cerimonia di chiusura dei XX Giochi Olimpici Invernali allo Stadio Olimpico e la partita del Torino allo Stadio delle Alpi.
Anche in quel caso la concomitanza non fu evitata. Fu governata. L’obiettivo era dimostrare che il sistema di sicurezza italiano fosse in grado di gestire flussi imponenti in aree diverse della città, senza compromettere né l’ordine pubblico né la riuscita delle cerimonie olimpiche.
Anche allora l’esito fu positivo e la gestione simultanea venne riconosciuta come prova concreta dell’efficacia del modello organizzativo e di sicurezza adottato.
Roma 2005 e Torino 2006 mostrano la stessa linea: non evitare la concomitanza, ma governarla. In entrambi i casi l’obiettivo non era soltanto mantenere l’ordine pubblico, ma dimostrare che il Paese fosse in grado di reggere eventi complessi sovrapposti senza fermarsi.
La stessa impostazione è stata applicata anche a Roma nel 2026. Il Questore Roberto Massucci ha gestito sul piano tecnico-operativo la sicurezza dei due eventi attraverso un modello fondato sulla capacità di analisi del rischio, sul coordinamento interforze e sulla scelta di governare la concomitanza invece di subirla.
Non si tratta di un’esperienza occasionale. Massucci è infatti uno dei dirigenti della pubblica sicurezza che, nel corso degli anni, ha maturato una diretta esperienza nella gestione di grandi eventi complessi, avendo già operato, con diversi livelli di responsabilità, in importanti dispositivi di sicurezza nazionali e internazionali, tra cui quelli del Giubileo del 2000, delle grandi celebrazioni religiose e istituzionali del 2005 a Roma e dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.
Proprio questa continuità di esperienza operativa e istituzionale ha consentito di applicare, anche il 17 maggio 2026, una visione della sicurezza fondata non sulla rigidità dei dispositivi, ma sulla capacità di adattamento, sul coordinamento multilivello e sulla gestione dinamica della complessità urbana
La decisione di riportare il derby a domenica alle 12:00 non ha rappresentato una smentita, ma l’applicazione concreta di questo metodo: valutare, modificare e decidere in base all’evoluzione reale dello scenario operativo.
Perché un’istituzione che serve il Paese non ha paura di correggersi. Se non lo facesse, smetterebbe di essere al servizio del Paese e finirebbe per essere al servizio della propria immagine.
In questa prospettiva, il modello adottato dalla Questura di Roma con il coordinamento del Capo di Gabinetto Giampaolo Monastra si è distinto per la capacità di governare simultaneamente due eventi ad altissima complessità – il derby Roma–Lazio e le finali degli Internazionali BNL d’Italia – attraverso una regia unica, orientata alla prevenzione, alla modulazione dinamica dei dispositivi e alla piena integrazione delle componenti operative.
L’approccio adottato ha interpretato i grandi eventi non come fenomeni separati, ma come un unico ecosistema di sicurezza integrata. Safety e security non hanno proceduto su binari paralleli, ma sono confluite in una regia unitaria di livello provinciale.
Ne è derivata una pianificazione capace di superare la tradizionale frammentazione tra soggetti istituzionali e organizzatori, valorizzando invece una cooperazione strutturata tra amministrazione della pubblica sicurezza, enti sportivi, operatori della mobilità e soggetti tecnici coinvolti nella gestione degli impianti.
Elemento centrale del modello è stata la gestione anticipata e differenziata dei flussi, che ha consentito di separare in modo intelligente le diverse tipologie di pubblico e di movimento, riducendo le interferenze tra tifoserie, spettatori e flussi turistici legati all’evento tennistico.
In questa prospettiva, l’intero tessuto urbano è diventato parte integrante della pianificazione, estendendo il dispositivo di sicurezza oltre i luoghi degli eventi e includendo nodi di trasporto, aree di aggregazione e percorsi di mobilità.
Particolarmente rilevante si è rivelato il coordinamento informativo centralizzato attraverso il Centro per la gestione della sicurezza dei grandi eventi, allestito presso la Sala Operativa della Questura, che ha consentito una lettura unitaria e in tempo reale dello scenario operativo, integrando i dati provenienti dalle Forze di polizia, dallo stewarding, dai sistemi tecnologici e dagli operatori sul campo.
Il modello si è completato con l’impiego di risorse specialistiche e tecnologie avanzate, affiancando i dispositivi territoriali in una logica di presenza flessibile e adattiva, capace di modulare l’intensità dell’intervento in funzione dell’evoluzione del contesto.
Nel suo insieme, questo impianto ha rappresentato un’evoluzione culturale della gestione dell’ordine pubblico: la sicurezza non come struttura rigida, ma come sistema dinamico capace di adattarsi al mutamento continuo degli scenari per garantire ciò che è essenziale, cioè la vivibilità della città e la regolare espressione della vita democratica.
