AgenPress. “La solitudine esiste da sempre nella storia dell’umanità. L’isolamento è un’altra cosa e può certamente incidere. Parliamo di una persona presente sui social, quindi non si tratta di un isolamento totale, ma di un isolamento sensoriale”. Lo ha detto lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, nel corso della trasmissione Dissocial, in onda su Radio Cusano, commentando il caso di Salim El Koudri e il dibattito politico nato dopo i fatti di Modena.
Secondo lo psichiatra, il rischio più grande è stato quello di trasformare immediatamente la vicenda in uno scontro ideologico, lasciando sullo sfondo il tema della salute mentale: “Siamo stati rapidissimi a fare uno più uno, associando subito il fatto al terrorismo e all’immigrazione. Poi magari tutto viene smentito, ma intanto il messaggio è passato”.
Crepet ha inoltre criticato il modo in cui il dibattito pubblico e i social network affrontano casi di questo tipo: “I social vivono di queste dinamiche. Sono costruiti per amplificare paura e conflitto, non certo per approfondire. O c’è qualcuno che pensa che si usino per leggere Leopardi?”.
Nel corso dell’intervista, il sociologo ha anche invitato alla prudenza sulle diagnosi improvvisate: “Non ci capivano nulla nemmeno le persone che vivevano con quest’uomo. Pensare che qualcuno possa fare diagnosi a distanza senza averlo mai visto è ridicolo. Può un professionista da 500 km senza mai averlo visto sapere tutto? Mi fanno molto ridere questi miei colleghi, francamente.”
