AI Week 2026, Spinapolice: “L’IA corre in modo esponenziale, il diritto e la coscienza pubblica restano ancora lineari”

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AgenPress. In occasione di AI Week 2026, che a Fiera Milano Rho riunisce imprese, startup, manager, sviluppatori e speaker internazionali sul futuro dell’intelligenza artificiale, l’Avv. Giovanni Spinapolice, cassazionista esperto di diritto bancario e finanziario, saggista e fondatore del Manifesto del Transumanismo Inverso, invita a spostare il dibattito oltre l’entusiasmo applicativo.

“Eventi come AI Week mostrano che l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento tecnologico, né una tecnologia di settore, ma una nuova infrastruttura della società. Sta diventando un ambiente. Entra nel lavoro, nella finanza, nella sanità, nella pubblica amministrazione, nella comunicazione, nei mercati e nei processi decisionali. Il problema non è fermarla, ma comprenderne la velocità: mentre l’uomo, le istituzioni, il diritto e la coscienza pubblica continuano spesso a ragionare secondo tempi lineari, l’IA evolve secondo logiche cumulative, accelerate ed esponenziali”.

Secondo Spinapolice, il vero passaggio culturale consiste nel comprendere che l’intelligenza artificiale non modifica soltanto gli strumenti dell’uomo, ma incide sul suo modo di scegliere, fidarsi, desiderare e decidere. È qui che il diritto, l’etica e la cultura devono tornare a svolgere una funzione orientativa.

“Anche nelle frodi bancarie e finanziarie, l’IA non truffa: sono gli uomini a usarla in modo distorto, moltiplicando capacità di simulazione, persuasione e inganno. Ma questo è solo un sintomo. La questione più profonda riguarda il tipo di umanità che vogliamo preservare dentro una società sempre più automatizzata”.

Da qui il richiamo al Transumanismo Inverso, che propone un nuovo umanesimo tecnologico fondato su dignità, responsabilità e centralità della persona, nonché una intelligenza artificiale realmente alleata dell’uomo, capace di accompagnarne l’evoluzione senza sostituirsi alla coscienza umana e alla capacità di giudizio.

“La vera sfida non è adottare l’IA, ma decidere quale idea di uomo vogliamo preservare mentre la adottiamo. Senza un ritorno a un umanesimo tecnologico, rischiamo di costruire macchine sempre più intelligenti e uomini sempre meno consapevoli”.

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