9 maggio – Memoria della Repubblica e delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice

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Francesco Tagliente: “Lo scorso anno, con un articolo pubblicato su Il Tirreno, in qualità di Presidente della Fondazione OMRI, ho ricordato il ritrovamento del corpo di Aldo Moro; quest’anno torno a riflettere su quella stessa giornata e sul tema della memoria, richiamando l’attenzione sul suo significato più profondo e sul valore della sua conservazione nella coscienza democratica del Paese”


AgenPress. Il 9 maggio 1978 il corpo dell’Onorevole Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, fu ritrovato in via Caetani, a Roma, in un luogo simbolicamente collocato tra le sedi dei principali partiti dell’epoca. Quel gesto segnò uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana e rimane una ferita ancora viva nella memoria collettiva nazionale.

Quella data rappresenta un punto di svolta nella storia della Repubblica e continua a interrogare le istituzioni e la società civile sul significato della memoria, sulla responsabilità del ricordo e sul dovere della sua trasmissione alle nuove generazioni.

La memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi non è soltanto un esercizio commemorativo, ma un presidio fondamentale di democrazia. Essa contribuisce a rafforzare la consapevolezza civile e a ribadire che nessuna forma di violenza politica può trovare giustificazione all’interno di un ordinamento democratico.
In questo percorso un ruolo essenziale è stato svolto dalle istituzioni della Repubblica e dai Presidenti della Repubblica che si sono succeduti nel tempo — Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella — che hanno contribuito a consolidare una memoria condivisa, fondata sul rispetto delle vittime e sulla vicinanza ai loro familiari.

Accanto alle istituzioni, un contributo decisivo è venuto dalle associazioni delle vittime e dai familiari, che hanno custodito nel tempo la memoria individuale trasformandola in patrimonio civile della Nazione.
Anche il mondo della ricerca scientifica ha offerto importanti chiavi di lettura sulla natura della memoria umana. Le neuroscienze e la psicologia contemporanea hanno infatti evidenziato come il ricordo non sia una registrazione statica dei fatti, ma un processo dinamico e ricostruttivo, che richiede sempre un confronto con le fonti e con la documentazione storica per preservarne l’affidabilità.

Ricordare il 9 maggio significa dunque riaffermare i valori fondanti della Repubblica e rinnovare l’impegno collettivo a difesa della democrazia. La memoria delle vittime del terrorismo resta un punto fermo della nostra identità civile e un richiamo costante alla responsabilità delle istituzioni e dei cittadini.
Come Fondazione Insigniti OMRI, riteniamo essenziale continuare a promuovere una cultura della memoria fondata sul rigore, sulla verità storica e sul rispetto delle istituzioni repubblicane, affinché il sacrificio delle vittime continui a essere un monito e una guida per il futuro del Paese.

Lo scrive il prefetto Francesco Tagliente sul sito della fondazione Insigniti OMRI.

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