Delitto Garlasco. Garante: immagini del corpo di Chiara Poggi, violati i principi di tutela della dignità della vittima. Sanzionati due programmi tv

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AgenPress. Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato due programmi televisivi per la diffusione di immagini del corpo di Chiara Poggi, la giovane uccisa nel delitto di Garlasco, ritenendo che siano stati violati i principi di tutela della dignità della vittima e della normativa sulla privacy.

Il provvedimento arriva a seguito di due distinti reclami presentati dai genitori della ragazza, Giuseppe Poggi e Rita Preda, che avevano denunciato la diffusione di contenuti ritenuti lesivi della memoria della figlia e del rispetto dovuto alla famiglia.

Il primo reclamo riguardava la puntata de Le Iene Inside dal titolo Delitto di Garlasco, caso riaperto, andata in onda il 30 marzo 2025, nella quale erano state mostrate immagini del corpo di Chiara Poggi con evidenti tracce di sangue. Il secondo era relativo alla trasmissione Zona Bianca del 9 luglio 2025, che aveva mandato in onda dettagli di una gamba della vittima, rendendo visibili una ferita e alcuni lividi.

Secondo il Garante, in entrambi i casi è stato violato il principio di essenzialità dell’informazione, che impone ai mezzi di comunicazione di diffondere esclusivamente i dati e le immagini strettamente necessari per garantire il diritto di cronaca su fatti di interesse pubblico.

Nel provvedimento, l’Autorità sottolinea che la diffusione di quei particolari del corpo della vittima non era giustificata da esigenze informative e ha rappresentato una grave lesione della dignità di Chiara Poggi e della sua famiglia.

Il presidente del Garante, Pasquale Stanzione, ha evidenziato come la visione dei dettagli del corpo della giovane «non risulta giustificata sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico». L’Autorità aggiunge inoltre che tale diffusione «ha concretato una grave violazione della dignità della vittima e della sua famiglia».

Nel motivare la decisione, il Garante osserva anche come il diritto di cronaca, pur rivestendo un ruolo fondamentale in una società democratica, non possa trasformarsi in una continua e morbosa spettacolarizzazione del dolore e della sofferenza delle persone coinvolte, soprattutto quando vengono diffuse immagini particolarmente invasive che non apportano elementi utili alla comprensione dei fatti.

La vicenda rappresenta un nuovo richiamo all’equilibrio tra libertà di informazione e tutela della dignità delle persone, ribadendo che il rispetto della privacy e della memoria delle vittime deve rimanere un principio imprescindibile anche nella narrazione di casi giudiziari di grande rilevanza mediatica.

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