Dalla memoria degli IMI al futuro della Repubblica e dei giovani

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Dalla Giornata degli internati italiani del 20 settembre alle iniziative del 2 ottobre della Fondazione Insigniti OMRI e della Questura di Roma per l’80° anniversario della Repubblica, il filo della memoria unisce i ragazzi di Crispiano ai loro coetanei della Capitale.


AgenPress. Dal 20 settembre, Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale, al 2 ottobre, quando oltre 4.000 studenti saranno protagonisti, tra l’Altare della Patria e il Circo Massimo di Roma, delle iniziative promosse per celebrare l’80° anniversario della Repubblica: il filo della memoria unisce i ragazzi di Crispiano ai loro coetanei della Capitale.

Ci sono giornate che il calendario istituzionale istituisce per conservare una memoria. E ci sono memorie che, prima ancora di entrare nel calendario, trovano la loro strada nelle scuole, nelle famiglie e nelle comunità.

Il 20 settembre è la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale, istituita dalla legge 13 gennaio 2025, n. 6. La data ricorda il 20 settembre 1943, quando Hitler modificò la condizione dei prigionieri di guerra italiani catturati dopo l’8 settembre, trasformandoli in internati militari. La legge riconosce e custodisce la memoria dei cittadini italiani, militari e civili, internati nei campi di concentramento, dove subirono violenze fisiche e morali e furono destinati al lavoro coatto a causa del loro rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

È una pagina della nostra storia che per troppo tempo è rimasta ai margini della memoria collettiva. Ed è significativo che, proprio mentre la Repubblica le attribuiva un riconoscimento ufficiale, in diversi territori fossero già i giovani, e in particolare il mondo della scuola, a dimostrare che quella memoria era viva e chiedeva di essere ascoltata.

C’è un esempio che ci è particolarmente caro: Crispiano. Qui, già dall’inizio dell’anno scolastico 2025-2026, gli studenti dell’Istituto comprensivo “F. Severi-Mancini” avevano iniziato a lavorare sulle vicende degli Internati Militari Italiani del proprio territorio. Non una semplice lezione di storia, ma una ricerca attraverso documenti d’archivio, lettere, piastrine, testimonianze, nomi e biografie da recuperare. L’obiettivo era costruire un “Elenco della memoria” degli IMI di Crispiano, restituendo un volto e una storia a persone che rischiavano di rimanere soltanto nomi dimenticati.

La ricerca è poi proseguita e nel giugno di quest’anno gli studenti hanno presentato la mostra documentaria “Sulle tracce degli IMI”, dando forma al lavoro svolto durante l’anno scolastico. Attraverso carte, lettere e testimonianze hanno riportato alla luce le vicende di circa cento giovani di Crispiano coinvolti nell’internamento dopo l’8 settembre 1943. La scuola ha raccontato quell’esperienza come un percorso nel quale la storia ha smesso di essere qualcosa di lontano per diventare una parte concreta della storia delle famiglie e della comunità.

È un esempio che dice molto del valore della scuola quando diventa luogo della memoria: i ragazzi non si sono limitati ad ascoltare una storia già scritta, ma hanno cercato le tracce di uomini che appartenevano alla loro comunità e hanno provato a restituire loro un nome, una vicenda, una presenza.

È forse questo il significato più profondo della memoria: non limitarsi a ricordare qualcuno, ma consegnare a qualcun altro la responsabilità di ricordarlo.

La legge che ha istituito la Giornata del 20 settembre affida espressamente alle istituzioni scolastiche e alle università un ruolo nella promozione delle iniziative dedicate alla ricorrenza, riconoscendone l’alto valore storico, morale ed educativo.

È una responsabilità che sentiamo particolarmente vicina anche nella Fondazione Insigniti OMRI. Tra i membri della nostra Fondazione vi sono figli e familiari di uomini che conobbero la deportazione e l’internamento nei campi tedeschi. Per loro il 20 settembre non è soltanto una ricorrenza istituzionale: è una memoria familiare che continua a vivere attraverso racconti, documenti, fotografie, medaglie, lettere e silenzi.

Ma proprio perché la memoria non può rimanere soltanto dentro le famiglie, deve trovare nuove strade per raggiungere chi viene dopo.

Ecco perché il 20 settembre e il 2 ottobre possono idealmente incontrarsi.

Il 2 ottobre, nell’80º anniversario della Repubblica, saremo al fianco di oltre 4.000 ragazze e ragazzi. All’Altare della Patria, davanti al Sacello del Milite Ignoto, e poi al Circo Massimo, dove saranno loro a dare forma e voce alla celebrazione. Non saranno semplici spettatori di una ricorrenza, ma protagonisti di un percorso che parte dalla memoria, attraversa i simboli della Repubblica e guarda al futuro.

Da Crispiano a Roma, cambia il luogo ma non cambia il senso: la memoria affidata ai giovani perché non rimanga una pagina del passato, ma diventi consapevolezza del presente e responsabilità per il futuro.

La memoria, quando è autentica, non si ferma. Passa di mano in mano. E quando arriva nelle mani dei ragazzi, può continuare a vivere.

Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI.

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