Ex funzionario della Democrazia Cristiana, legò il suo nome al celebre “Manuale Cencelli”, diventato nel tempo sinonimo della distribuzione degli incarichi politici in base al peso di partiti e correnti
AgenPress. È morto a Roma, nel pomeriggio di sabato 8 agosto, all’età di 90 anni, Massimiliano Cencelli, l’ex funzionario della Democrazia Cristiana passato alla storia della politica italiana per il manuale che porta il suo nome. La notizia è stata resa nota oggi.
Il suo nome è diventato negli anni una vera e propria espressione del linguaggio politico italiano. Dire “Manuale Cencelli” significa infatti evocare la pratica di distribuire incarichi di governo, sottogoverno e istituzionali tenendo conto del peso delle diverse forze politiche e, soprattutto nella Prima Repubblica, delle correnti interne ai partiti.
Cencelli era entrato nella Democrazia Cristiana nel 1954 e negli anni successivi aveva lavorato come funzionario del partito. Fu anche capo della segreteria del deputato democristiano Adolfo Sarti. Proprio nel 1967, secondo la ricostruzione storica legata alla nascita del manuale, elaborò un sistema per dare una sorta di ordine alla complessa distribuzione degli incarichi tra le diverse correnti della Dc.
L’idea era apparentemente semplice: stabilire criteri proporzionali sulla base della consistenza politica delle correnti, trasformando così la trattativa sulle nomine in una sorta di calcolo del peso di ciascuna componente.
Il documento originale non era però il grande volume che il nome potrebbe far immaginare. Si trattava di un fascicolo dattiloscritto di poche pagine, circolato in pochissime copie. Fu soprattutto il giornalismo politico a trasformarlo nel tempo nel celebre “Manuale Cencelli”.
Con il passare degli anni, il “Manuale Cencelli” ha superato i confini della Democrazia Cristiana. L’espressione è entrata stabilmente nel vocabolario della politica italiana e viene ancora utilizzata per descrivere, spesso con una sfumatura ironica o critica, la spartizione delle poltrone secondo criteri di equilibrio tra partiti, alleati e correnti.
Non necessariamente, dunque, il termine indica l’esistenza di un vero manuale applicato alla lettera. È diventato piuttosto il simbolo di una precisa idea della politica: quella secondo cui la distribuzione degli incarichi deve riflettere i rapporti di forza tra le diverse componenti.
La parabola di Cencelli è per questo particolare. Da funzionario di partito, il suo nome è diventato più famoso del suo ruolo istituzionale e, soprattutto, è entrato nel linguaggio comune.
Ancora oggi, quando una maggioranza discute sulla distribuzione dei ministeri o delle nomine e si cerca un equilibrio tra le diverse forze politiche, il riferimento al “Manuale Cencelli” torna puntualmente.
Cencelli stesso, nel corso degli anni, aveva raccontato con ironia la notorietà conquistata dal suo cognome. In un’intervista del 2016 ricordava come molti gli attribuissero ancora l’immagine dell’uomo capace di “pesare” politicamente incarichi e correnti.
A 90 anni, Massimiliano Cencelli lascia dunque una traccia singolare nella storia politica italiana: non quella di un grande leader o di un ministro, ma quella di un funzionario il cui cognome è diventato una categoria politica.
Il “Manuale Cencelli” continua a essere citato ogni volta che in Italia si parla di equilibri, quote, nomine e spartizioni. E ora, con la morte del suo ideatore, si chiude anche la vicenda personale dell’uomo che a quella pratica diede un nome destinato a durare ben oltre la Prima Repubblica.
