Washington annuncia nuove misure contro Teheran. Sullo sfondo, il blocco dello Stretto di Hormuz e il rischio di nuove tensioni sui mercati energetici
AgenPress. Gli Stati Uniti preparano una nuova stretta contro l’Iran. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato che l’amministrazione Trump introdurrà, già dalla prossima settimana, nuove misure economiche destinate a portare la pressione su Teheran a un livello senza precedenti.
«Sarà una combinazione di isolamento economico, come il mondo non ha mai visto prima», ha dichiarato Bessent, lasciando intendere che Washington intende utilizzare contemporaneamente la leva finanziaria e quella marittima per mettere ulteriormente sotto pressione il governo iraniano.
Il segretario al Tesoro ha inoltre collegato le nuove misure alla situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei principali punti di passaggio del commercio energetico mondiale. Secondo Bessent, il proseguimento del blocco impedirà alle merci di entrare o uscire dai porti iraniani. «Ci saranno ulteriori annunci la prossima settimana», ha aggiunto, invitando a seguire gli sviluppi.
Le dichiarazioni di Bessent delineano una strategia fondata su due strumenti: da una parte un ulteriore inasprimento delle sanzioni e dell’isolamento finanziario dell’Iran; dall’altra il mantenimento della pressione militare e navale attorno a Hormuz.
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha affermato che la Marina statunitense sarebbe in grado di mantenere il blocco dei porti iraniani anche a tempo indeterminato, attraverso una rotazione delle forze navali presenti nella regione.
L’obiettivo di Washington è aumentare il costo economico dello scontro per Teheran e spingere il governo iraniano verso un accordo. La strategia arriva mentre i tentativi diplomatici per raggiungere un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz restano in una fase di forte incertezza.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta il principale elemento di pressione sul sistema energetico internazionale. Qualsiasi interruzione prolungata dei traffici attraverso il passaggio tra Golfo Persico e Golfo di Oman può infatti avere ripercussioni sui prezzi del petrolio, sui costi dei trasporti e sull’inflazione globale.
Le nuove minacce americane hanno già contribuito a mantenere elevata la tensione sui mercati. Secondo Reuters, venerdì 14 agosto il Brent è salito a circa 87 dollari al barile, mentre il WTI ha superato gli 81 dollari, con entrambi i benchmark orientati verso un rialzo settimanale di circa il 4%.
Il rischio è quindi che lo scontro economico tra Washington e Teheran finisca per produrre conseguenze ben oltre i confini iraniani. Una crisi prolungata a Hormuz potrebbe infatti incidere sull’offerta energetica internazionale e alimentare nuove pressioni sui prezzi.
La nuova offensiva economica rappresenta un ritorno deciso alla strategia della massima pressione. L’amministrazione Trump punta sulla vulnerabilità dell’economia iraniana, già gravata da inflazione, difficoltà finanziarie e limitazioni all’accesso ai mercati internazionali.
Secondo analisi riportate dalla stampa internazionale, l’obiettivo della Casa Bianca è utilizzare la crescente pressione economica per convincere Teheran a fare concessioni sulla riapertura di Hormuz e sulle questioni al centro del conflitto.
Il problema, tuttavia, è capire se un ulteriore inasprimento delle sanzioni riuscirà realmente a modificare il comportamento iraniano. L’Iran ha già maturato negli anni strumenti per aggirare parte delle restrizioni internazionali e, secondo recenti analisi, sta cercando di trasformare la propria economia in una sorta di «economia di sopravvivenza» capace di resistere a una pressione prolungata.
Per ora Bessent non ha fornito dettagli sulle nuove misure. Il vero contenuto della nuova offensiva economica americana sarà quindi più chiaro soltanto con gli annunci attesi nei prossimi giorni.
Quel che emerge dalle dichiarazioni del segretario al Tesoro è però un cambio di passo: Washington non sembra intenzionata ad allentare la pressione su Teheran e prepara invece una combinazione di sanzioni, isolamento finanziario e controllo dei traffici marittimi.
La posta in gioco non riguarda soltanto i rapporti tra Stati Uniti e Iran. Con lo Stretto di Hormuz al centro della crisi, qualsiasi ulteriore escalation rischia di trasformare lo scontro regionale in un problema per l’economia mondiale, dai prezzi dell’energia alle catene di approvvigionamento.
