La libertà delle donne impegna tutti: Mattarella a Grosseto, dove nacque il Codice Rosa

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 La visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 17 settembre, alla Stanza Rosa dell’ospedale Misericordia di Grosseto, luogo nel quale è nata l’esperienza del Codice Rosa, richiama l’attenzione su un tema che riguarda la dignità delle persone, la responsabilità delle istituzioni e la capacità della comunità di riconoscere e contrastare la violenza contro le donne. 


AgenPress. La Fondazione Insigniti OMRI propone, su questo tema, una riflessione di Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato Consultivo per la Comunicazione istituzionale, che ricostruisce il significato della presenza del Capo dello Stato a Grosseto e il percorso di attenzione che Sergio Mattarella ha dedicato, nel corso della sua Presidenza, alla libertà e alla tutela delle donne.

La libertà delle donne chiama in causa la credibilità delle istituzioni. Le mette alla prova quando una richiesta di aiuto attende ascolto, quando un pericolo deve essere riconosciuto, quando una scelta ha bisogno di protezione.

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Immagine di archivio

È questo il significato civile della visita che Sergio Mattarella compirà il 17 settembre alla Stanza Rosa del pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto, nel luogo dove nacque un’esperienza di accoglienza e cura delle vittime di violenza divenuta un riferimento per il Paese.

La visita arriva mentre la Toscana è ancora scossa dall’uccisione di Lorena Isceri per mano dell’ex compagno. Una vita spezzata che rinnova una domanda rivolta all’intero Paese: come riconoscere prima la violenza e rendere più efficace la protezione? Rispondere richiede competenza e un impegno capace di durare oltre la commozione.

Il Codice Rosa nacque a Grosseto come progetto pilota nel 2010, divenne progetto regionale nel 2011 e si consolidò in una rete regionale nel 2016.
Alla sua origine vi è un’intuizione: il soccorso deve aprire un percorso nel quale cura e protezione procedano insieme. Per questo collega servizi sanitarie, istituzioni e centri antiviolenza, accompagnando la persona oltre l’emergenza.

La presenza di Mattarella si inserisce in un’attenzione che attraversa la sua Presidenza fin dall’inizio.
Il 7 marzo 2015, poco più di un mese dopo l’elezione, nella prima celebrazione della Giornata internazionale della donna da lui presieduta al Quirinale, richiamò il contributo femminile alla coesione sociale e il peso sproporzionato della crisi economica e del lavoro di cura sulle donne.
Emergeva già la necessità di cambiare un’organizzazione sociale che ne comprime opportunità e autonomia.

Il 25 novembre 2016 definì la violenza contro le donne una ferita all’intera società, chiamando la comunità a contrastare rapporti fondati sulla sopraffazione. La tutela della libertà femminile assumeva il valore di una responsabilità condivisa.

Nel marzo 2019, durante la celebrazione dedicata al tema “Mai più schiave”, denunciò la tratta e lo sfruttamento sessuale, indicando anche le responsabilità degli uomini che ne alimentano la domanda. Alla repressione affiancò la necessità di percorsi di accoglienza, lavoro e abitazione: condizioni concrete per ricostruire una vita libera.

Uno dei momenti più significativi arrivò l’8 marzo 2021.
Dopo i saluti iniziali, Mattarella pronunciò i nomi delle donne uccise nei primi mesi dell’anno. Riportava così al centro le persone e le loro esistenze interrotte, sottraendole all’anonimato delle statistiche.
Individuò nella pretesa di possesso e nel rifiuto dell’autonomia femminile la radice dei femminicidi. Ricordò che la legge, da sola, non basta: i principi devono diventare comportamenti, cultura, diritti effettivi.

Nello stesso discorso affrontò il problema dell’autonomia materiale che può rendere possibile l’uscita da una relazione violenta.
Un reddito, un’abitazione sicura, servizi per i figli possono rendere praticabile una decisione altrimenti difficilissima. Per questo il contrasto alla violenza riguarda anche le politiche del lavoro, della casa e del welfare.

Il 25 novembre 2023, nei giorni della commozione nazionale per il femminicidio di Giulia Cecchettin, il Presidente denunciò le responsabilità di una società incapace di promuovere rapporti realmente paritari.
Mise in guardia dalle “indignazioni a intermittenza” e chiamò all’impegno istituzioni, associazioni, scuola, cultura e mondo produttivo.
La responsabilità di chi commette violenza penale resta piena e personale. Prevenirla impone però all’intera comunità di interrogarsi sulle abitudini e sulle complicità che rendono la sopraffazione tollerabile.

Poche settimane dopo, nel messaggio di fine anno, Mattarella si rivolse direttamente ai ragazzi: “l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio”. Parole con una precisa direzione educativa: riconoscere la libertà dell’altra persona come condizione della relazione affettiva e rispettarne le decisioni, anche quando comportano una separazione. ⁠
Il richiamo ai giovani coinvolge gli adulti. Famiglie, scuole, luoghi di lavoro e mezzi di informazione contribuiscono a formare le aspettative sui rapporti tra uomini e donne.
Il controllo e la limitazione delle scelte personali non possono essere presentati come prove d’amore. Educare al rispetto significa imparare a riconoscere la violenza anche prima dell’aggressione fisica.

È un impegno ribadito dal Presidente il 9 marzo 2026, nella celebrazione della Giornata internazionale della donna: al rafforzamento delle norme e degli strumenti di tutela deve accompagnarsi un cambiamento culturale che comincia in famiglia, prosegue nella scuola e investe la vita quotidiana.

A Grosseto questa convinzione incontra il lavoro di chi accoglie una richiesta di aiuto. Una Stanza Rosa acquista valore attraverso la preparazione degli operatori, la qualità dell’ascolto e la continuità dell’assistenza.
Raccontare una violenza non deve esporre a umiliazioni o giudizi sulle proprie scelte. La risposta ricevuta può rafforzare la fiducia oppure rendere ancora più difficile chiedere aiuto.
La visita porta dunque al centro una questione nazionale: garantire che la protezione sia accessibile ovunque, con personale preparato, risorse adeguate e responsabilità chiare.
Alla donna non si può chiedere soltanto il coraggio di parlare. Le istituzioni devono meritare la sua fiducia. Anche da questa capacità si misura la qualità della nostra democrazia.

Costantino Del Riccio – Presidente del Comitato Consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione istituzionale.

Una responsabilità che riguarda tutti

La Fondazione Insigniti OMRI ritiene che la riflessione proposta da Costantino Del Riccio richiami un principio essenziale: la tutela della libertà e della dignità delle donne non può essere affidata soltanto alla risposta all’emergenza, ma richiede istituzioni credibili, competenze, prevenzione e una cultura del rispetto capace di coinvolgere l’intera comunità.

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