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Assalto Cgil. Lamorgese prova a difendersi. “La situazione ha superato ogni ragionevole previsione”

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AgenPress – L’assalto alla sede della Cgil e le proteste di piazza del 9 ottobre, che, inaspettatamente hanno attirato un numero di partecipanti più che triplicato rispetto a quello previsto”, hanno rappresentato “una situazione che per dimensione, intensità e durata non ha avuto precedenti”: 8 angoscianti minuti, con apice tra le 17.32, quando i manifestanti hanno fatto irruzione nella sede sindacale, e le 17.35, quando le forze di polizia hanno ripreso il controllo della situazione e liberato i locali”.

Lo ha detto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese nell’informativa urgente alla Camera sui fatti avvenuti lo scorso 9 ottobre a Roma in occasione della manifestazione in piazza del Popolo contro il green pass.

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“L’iniziativa di Roma ha visto una partecipazione eterogenea di gruppi sia della destra radicale che della sinistra antagonista e anche di semplici cittadini. Un numero di persone tra le 10 e 12mila persone. Ci si è interrogati sulla sottovalutazione dell’evento anche a causa di difetti di comunicazione, ad esempio gli organizzatori della manifestazione nel dare preavviso avevano previsto circa mille persone”.

“La forza pubblica ha messo a disposizione circa 840 unità effettive da ritenersi adeguate rispetto alle stime previsionali”. Come non sono mancati “controlli ai caselli autostradali”. Alle 16.45, tuttavia, senza alcuna autorizzazione circa 3 mila manifestanti hanno iniziato a muoversi in corteo da piazzale Flaminio” in maniera ”impetuosa e disordinata e per un breve momento le forze di polizia hanno accusato una grave difficoltà di reazione”, ha detto.

L’altro aspetto critico è stata la partecipazione di esponenti di Forza nuova, con circa duecento unità. Le forze dell’ordine non hanno assecondato il disegno criminoso espresso da Giuliano Castellino a piazza del Popolo, nel corso del quale il leader di Forza Nuova annunciava di voler recarsi alla Cgil.  Lamorgese ha affrontato il nodo politico della presunta accondiscendenza degli agenti in piazza coi manifestanti. Si tratta dell’accusa al Viminale di non aver dato un’adeguata risposta all’assalto forzanovista.

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“Nell’immediatezza dei fatti ho chiesto al capo della polizia una dettagliata ricostruzione delle evidenti criticità che, occorre riconoscerlo, hanno contrassegnato la gestione dell’ordine pubblico di quelle ore. È palese che non si sia riusciti a contenere tutti i propositi criminali da cui era mossa la parte violenta dei manifestanti, specie quella istigata da elementi più politicizzati”.

Lamorgese ha sottolineato “il deficit di sicurezza determinato dalla situazione che ha superato ogni ragionevole previsione” e che non deve “più ripetersi”. Per il ministro, l’irruzione nella sede della Cgil è stato “il momento più drammatico” e “che ha turbato l’opinione pubblica per la violenza dell’azione distruttiva e lo sfregio alla democrazia.

Il ministro Lamorgese, ricostruendo la vicenda, ha ricordato che alle 17 in piazzale del Brasile si sono schierati 60 agenti, altri 20 unità presso la sede Cgil. Il “numero esorbitante e l’impeto” ha fatto sì che i manifestanti si aprissero un varco: 1.500 si sono diretti verso la Cgil, mentre altri scendevano verso via Veneto, in direzione di Palazzo Chigi.

“In questa fase caratterizzata da un’evidente sproporzione tra la massa dei manifestanti e le forze dell’ordine impegnate su vari fronti, è rimasto seriamente ferito, riportando la frattura di una costola, il funzionario della polizia che comandava i nuclei in servizio”. In seguito, “grazie all’effrazione di una ‘finestra laterale’, alle 17.27 un piccolo gruppo di facinorosi è riuscito a penetrare al piano terra e conseguentemente a forzare la porta principale di ingresso, consentendo – anche ad altri manifestanti all’ingresso – l’accesso all’edificio: questo è stato il momento più drammatico di quel sabato pomeriggio”.

C’è stata – ha proseguito Lamorgese – una lettura politica “che tende ad accreditare la tesi di un disegno assecondato da comportamento delle forze dell’ordine, devo respingere fermamente questa lettura”, perché essa “insinua il dubbio che le forze della polizia si prestino ad essere strumento di oscure finalità politiche. È un’ingiusta accusa, che getta un’ombra inaccettabile sull’operato delle forze dell’ordine”. Dichiarazioni, quest’ultime, che hanno provocato le proteste di una parte dell’Aula, in particolare dai banchi di Fratelli d’Italia, con il presidente della Camera Fico costretto a richiamare all’ordine i deputati Dalmastro e Mollicone.

“Nella manifestazione – ha ripreso la parola Lamorgese – si contano 41 feriti tra le forze dell’ordine nell’affrontare i facinorosi intenzionati ad assaltare le sedi istituzionali”. Il ministro ha poi voluto escludere il “retroscena inquietante” della presenza di agenti polizia tra i manifestanti, riferendo che, come sempre in queste occasioni, “era prevista la presenza di agenti in borghese della Digos con compiti di osservazione, monitoraggio e mediazione con i manifestanti”.

Parole che hanno sollevato proteste anche nell’aula del Senato. In particolare, qualche contestazione è partita quando Lamorgese ha spiegato che l’agente “in abiti civili, presente all’azione di esagitati che intendevano provocare il ribaltamento di un furgone della polizia”, “stava verificando che la forza scaricata sul mezzo non riuscisse nell’intento. Si tratta dello stesso agente – ha chiarito il ministro – che più tardi, aggredito da un manifestante tuttora in stato di arresto, ha reagito in modo scomposto e per questo motivo si è auto-segnalato. Ora la sua posizione è alla valutazione della polizia giudiziaria”.

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