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Cina: Malan (FI), l’Ambasciatore non spiega gli squilibri del Cai

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AgenPress. Lucio Malan, vice presidente vicario dei senatori di Forza Italia e co-presidente del IPAC, l’Alleanza InterParlamentare sulla Cina, ha dichiarato:

“Ho formulato alcune precise domande all’ambasciatore di Cina in Italia Li Junhua a proposito del CAI, l’accordo globale sugli investimenti tra l’Unione Europea e la superpotenza asiatica. Ho chiesto come potremmo giustificare ai nostri concittadini, ai nostri elettori cui dobbiamo rendere conto, un parere favorevole a questo accordo così asimmetrico.

Infatti, ad esempio, l’accordo preclude agli europei qualunque tipo di investimento nella comunicazione cinese, mentre la Cina da anni entra nei mezzi di informazione europei. Come potremmo spiegare ai nostri elettori, ai lavoratori italiani che vedono posti di lavoro spostarsi in Oriente, che la Cina non ha ancora sottoscritto gli accordi internazionali sul lavoro forzato? La grande superpotenza non riesce a fare una cosa così semplice? Come possiamo firmare un accordo internazionale con la Cina che proprio in questi mesi sta violando la dichiarazione di Londra per preservare il sistema di garanzie e diritti di Hong Kong almeno fino al 2047?

L’ambasciatore Li non ha dato alcuna risposta sul divieto di investimenti sulla comunicazione in Cina, e sul lavoro forzato ha detto che nelle leggi cinesi non esiste e dunque dove c’è è contro la legge, ma non ha spiegato perché allora non firmano il relativo accordo internazionale. Quanto a Hong Kong, il diplomatico ha giustificato l’applicazione della nuova legge sulla sicurezza con la piena competenza dell’Assemblea Nazionale di Pechino sul tema, dimostrando di non fare alcun conto della dichiarazione di Londra.

Sentito tutto questo, davvero mi chiedo come l’Unione Europea abbia potuto concordare l’attuale testo del Cai. Anche perché, mentre noi europei destiniamo decine e decine di miliardi alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, la Cina, grazie ai tanto celebrati e asimmetrici accordi di Parigi, può continuare ad aumentarle fino al 2030 e lo sta facendo, come lo stesso ambasciatore cinese ha confermato in una intervista di un mese fa al Manifesto.”

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