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Csm. I verbali segreti dell’avvocato Piero Amara consegnati a Piercamillo Davigo

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AgenPress – Terremoto all’interno del Csm  e riguarda atti giudiziari coperti da segreto, lettere anonime, calunnie con il coinvolgimento di alcune Procure, prima fra tutte Milano.

Perché è stato proprio un pm di questo ufficio, Paolo Storari, a consegnare i verbali ancora segreti con le deposizioni dell’avvocato siciliano Piero Amara all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo.

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Amara fu arrestato nel 2018, indagato per i depistaggi dell’inchiesta Eni e per vari episodi di corruzione di giudici, 2 anni e 8 mesi di patteggiamento, coinvolto anche nelle vicende che vedono indagato l’ex pm di Roma Luca Palamara.

Per un anno, come raccontano oggi Repubblica e Corriere, mentre il Consiglio superiore della magistratura era alle prese con la vicenda Palamara, mani diverse veicolavano all’interno dello stesso Csm, e anche alle redazioni dei giornali, atti riservati di indagine (coperti da segreto istruttorio) che chiamavano in causa l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i vertici di alcuni uffici giudiziari e dei più importanti apparati istituzionali del Paese. In quei verbali si trovano le deposizioni di uno degli uomini dello scandalo che nell’estate del 2019 ha travolto pezzi di potere giudiziario e politico italiano: l’avvocato siciliano Piero Amara.

I verbali, tuttora segretati, sono quelli resi in cinque occasioni nel 2019 da Piero Amara, l’avvocato siciliano arrestato nel 2018, indagato per i depistaggi dell’inchiesta Eni e per vari episodi di corruzione di giudici, 2 anni e 8 mesi di patteggiamento, e coinvolto anche nelle vicende dell’ex pm romano Luca Palamara, radiato dalla magistratura e accusato d’aver pilotato nomine in cambio di regali e favori. Pochi mesi dopo che i verbali erano stati consegnati da Storari a Davigo, e mentre le indagini erano in corso, alcuni giornali iniziarono a riceverli con una missiva anonima che ne sollecitava la pubblicazione.

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A spedirli – scopre ora la Procura di Roma – fu Marcella Contrafatto, impiegata del Csm nella segreteria dell’allora consigliere Davigo, ora indagata per calunnia, perquisita a casa e in ufficio due settimane fa dai pm che nel computer hanno trovato copie degli atti spediti. Verbali che, tra l’altro, riguardano anche l’ex premier Conte, all’epoca presidente del Consiglio.

Secondo la ricostruzione che fanno oggi le procure, uno dei pm, Paolo Storari, decide di portare quel materiale a Roma, nel cuore del Csm, affidandolo nelle mani dell’allora consigliere Piercamillo Davigo, che conosce da sempre. È la primavera del 2020, tra marzo e aprile: Storari lascia a Davigo i verbali in cui si parla di vari magistrati e anche del Consiglio superiore. Una mossa del tutto irrituale. Ma il pm ha spiegato davanti al suo capo Francesco Greco, racconta Repubblica, di aver compiuto quella scelta perché preoccupato dall’”immobilismo” che registrava intorno a quelle accuse.

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