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Palestrina. L. R. Santoro (Nursing Up Lazio). L’ospedale diventa centro COVID e i sanitari si ammalano

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Agenpress – “Abbiamo scritto numerose lettere come Nursing Up, sulla struttura di Palestrina. La situazione della struttura di Palestrina era già disastrosa, prima della pandemia, più volte scritta e mai ascoltata.
Oggi mi sono arrivate le fotografie degli spogliatoi e dei bagni appena ristrutturati e rinnovati, ma la trasformazione in centro COVID era già stata posta in essere. Non è un problema se gli spogliatoi dell’ospedale sono inadeguati, angusti e sovraffollati”.

Lo scrive Laura Rita Santoro, Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio, in una lettera diretta al Direttore Generale della ASL Roma 5.

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“Le docce, dal momento che in fase di ristrutturazione, non erano utilizzabili, anche se, i lavori appena terminati, non hanno potuto ampliare gli spazi, che erano comunque ristretti. Quindi ci suonano piuttosto strane le parole del Direttore Generale, secondo cui, non sarebbe possibile ampliare i posti letto COVID, a causa degli operatori sanitari”, prosegue.

“La struttura è in uno stato imbarazzante, anche recentemente documentato con fotografie.
La struttura dispone di un solo ascensore dove passano salme, vitti, divise, ma anche il
personale che va nei reparti, e quelli che ne tornano dopo aver lavorato con pazienti COVID”.

“Ci sarebbe un altro ascensore, ma è rotto da più di un anno, la trasformazione in ospedale
COVID non ha generato il miracolo, e la riparazione dell’ascensore, che avrebbe potuto
essere di aiuto nella costituzione di percorsi distinti al fine di evitare promiscuità e contagi”.

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“Noi stessi, come Nursing Up, abbiamo chiesto la correzione delle carenze strutturali, come
anche l’integrazione del personale sanitario, già fortemente carente e di età avanzata.
Abbiamo inoltrato diffide anche con l’aiuto dell’avvocato, ma a nulla è servito. Già nel 2017
segnalammo problemi di avvallamenti sul pavimento, e la mancanza di lavapadelle, docce per le cure igieniche inesistenti. Faticosamente alcune cose sono state corrette, ma molte sono state “toppe”, nulla ci faceva pensare ad una struttura idonea per la trasformazione in un COVID Hospital”.

“Una risposta, mai ricevuta, alle nostre missive avrebbe potuto avere un effetto rassicurante sul personale. Il personale della struttura è ai minimi termini da sempre.
Il Direttore generale avrebbe trovato solo ora il personale irritato? Non mi risulta, che sia la
prima volta che si reca nella struttura, e parla con il personale?
Il Dirigente sembra sottovalutare l’età media del personale, che com’è noto rappresenta l’età più pericolosa se esposta a pazienti positivi al COVID”.

“Mi riferiscono tra l’altro, che prima della trasformazione in COVID Hospital, nessuno degli
operatori sanitari è stato sottoposto a visita presso la medicina del lavoro. Anche tra i nostri
iscritti mi risultano colleghi con L.104 a causa di parenti, altri sono immunodepressi o che
hanno fatto cure mediche importanti.
Il Direttore Generale che non si è preoccupato della struttura, dei percorsi puliti e sporchi, ma, è pronto a denunciare gli operatori sanitari a suo dire, assenteisti”.

“Ci dicono che prima dell’avvio del COVID Hospital, anche il sindaco Mario Moretti aveva
preteso dalla Asl la sistemazione dei percorsi di sicurezza e la fornitura di dispositivi
individuali di protezione per tutti gli operatori.
Siamo fortemente convinti che dove c’è un operatore sanitario contagiato, c’è un azienda
sanitaria ed una regione che non hanno fatto le cose come dovevano.
Ora sappiamo che sono numerosi gli operatori sanitari positivi e sintomatici al COVID, che
avrebbero dovuto essere protetti, non sarà il Direttore Generale a denunciare i lavoratori, ma i lavoratori stessi e noi con loro, a denunciare la struttura per mancanza di adeguamenti strutturali, al fine di tutelare lavoratori e pazienti. Qualcuno risponderà nelle sedi opportune”.

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