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Taglio parlamentari. Brunetta (FI). Penalizza le regioni del Sud e aggrava la spaccatura del Paese

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AgenPress – “Il fondamento che sarebbe alla base del “taglio dei parlamentari” viene individuato in una riduzione dei costi della politica e una maggiore efficenza del Parlamento. Minima o inesistente la prima, falsa la seconda. Quanto ai costi della politica, la riduzione sarebbe quasi simbolica rispetto al bilancio dello Stato.

Se veramente si volesse effettuare una coraggiosa spending review sarebbero altre le leggi da introdurre, ad esempio quella di una seria revisione degli enti pubblici, alcuni di quali di scarsa o infima utilità, che hanno un’incidenza sulla spesa pubblica enormemente più significativa, rappresentando solo “sfoghi” clientelari dei Governi in carica. Senza considerare che la riduzione del numero dei parlamentari comporterà verosimilmente un incremento delle funzioni dei parlamentari residui, in termini di partecipazione alle Commissioni parlamentari, e ciò produrrà la verosimile necessità di un incremento delle strutture di supporto, che compenseranno la simbolica riduzione della spesa”.

Così Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, in un intervento pubblicato oggi sul Quotidiano del Sud.

“Il regionalismo differenziato è sempre stato argomentato con la diversa efficienza e capacità decisionale delle Regioni settentrionali e con l’esigenza di un maggior intervento dello Stato nelle Regioni più deboli e meno organizzate. Ebbene, la riduzione della rappresentanza democratica finisce proprio per penalizzare quelle Regioni che hanno maggiore necessità di un intervento nazionale e di una rappresentanza forte e diffusa a livello statale. Basti pensare quello che è successo con il Covid: il Sud, pur in assenza di numeri allarmanti e di un’effettiva situazione pandemica, ha dovuto chiudere per venire incontro alle esigenze di alcune regioni settentrionali e adesso si ritrova a pagare il conto del lockdown di allora proprio perchè più debole da un punto di vista politico ed economico”.

“E’ un effetto che sorprende maggiormente se si considera che la principale forza politica che sostiene la riforma, i CinqueStelle, deve il proprio successo elettorale proprio alle Regioni meridionali. Insomma, – sostiene Brunetta – sono andati per rappresentare il CentroSud, debole e fragile, contro i ‘potentati economici’ e, per insipienza o per opportunismo, l’unica riforma che sono riusciti a partorire è quella che toglie al Meridione una delle sue principali risorse: la rappresentanza democratica, e la forza di poter rappresentare i propri interessi”.

“La verità, è che l’obiettivo perverso della riforma costituzionale è la sostituzione della democrazia rappresentativa con una velleitaria e inesistente democrazia diretta, che dietro il velo del web possa espropriare i cittadini del proprio potere decisionale ed appaltarlo a soggetti di difficile identificazione”.

“Nessuno ha, peraltro, considerato che la proposta di revisione costituzionale è l’ennesima riforma che penalizza il Centro-Sud e aggrava quella spaccatura del Paese, emarginando ulteriormente una parte del nostro territorio, già in grave difficoltà.

La riduzione della rappresentanza pesa, infatti, maggiormente nelle Regioni meridionali e più deboli, per una molteplicità di fattori.

Anzitutto, nelle Regioni del Meridione la densità di popolazione, che rappresenta il parametro principale nell’assegnazione dei seggi, è più bassa rispetto alla media nazionale, con l’effetto che in una Camera e in un Senato di minori dimensioni i rappresentanti delle regioni meridionali in proporzione avranno un peso politico minore. In altri termini, le Regioni meridionali avrebbero un numero di rappresentanti inferiori a quelli del centro-nord e, con la riforma, finirebbe per aumentare in proporzione il divario. Sicilia e Sardegna avrebbero, inoltre, la minore rappresentanza in Senato tra le Regioni speciali in termini percentuali, con un’inaccettabile penalizzazione”.

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