Iraq: Amnesty International chiede di porre fine alle minacce, alle sparizioni forzate e alle violenze contro gli attivisti

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Agenpress. Le autorità irachene devono immediatamente porre fine a una incessante campagna di intimidazioni e aggressioni contro gli attivisti di Baghdad e rendere noto dove si trovino le persone, tra cui un medico e un avvocato, scomparse quasi due settimane fa.

Lo ha sollecitato Amnesty International, al termine di 11 interviste ad attivisti, parenti di attivisti detenuti, nonché giornalisti e avvocati di Baghdad, Diwaniya, Bassora e Amarah. La loro testimonianza ha confermato che le forze di sicurezza irachene stanno sistematicamente prendendo di mira chiunque denunci la condotta delle forze di sicurezza durante le proteste.

“Chiunque dia voce al dissenso in Iraq oggi va incontro a interrogatori con una pistola puntata contro, minacce di morte e sparizione forzata. Le autorità irachene hanno promesso che avrebbero aperto un’indagine sulle uccisioni di manifestanti. È passata più di una settimana da quando le proteste si sono calmate, ma non c’è stata nessuna azione del genere. Invece, ciò che stiamo vedendo è una continuazione dello stesso approccio: quello della repressione a un prezzo scioccante per il popolo iracheno”, ha affermato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

“Le autorità irachene devono immediatamente frenare le forze di sicurezza e smantellare il clima di paura deliberatamente creato per impedire agli iracheni di esercitare pacificamente i loro diritti alle libertà di espressione e di manifestazione”, ha proseguito Maalouf.

“Le autorità irachene devono anche rivelare dove si trovano Ali Jaseb al-Hattab e Maytham Mohammed Rahim al-Helo, vittime di sparizione forzata che dovrebbero avere accesso immediato agli avvocati e alle loro famiglie ed essere rilasciati, a meno che non siano stati accusati di un reato accertato”, ha sottolineato Maalouf.

Rapimenti e sparizioni forzate
I parenti di Ali Jaseb al-Hattab, un avvocato di 29 anni che ha assunto le difese di manifestanti arrestati nelle recenti proteste antigovernative, hanno detto ad Amnesty International che l’uomo è stato rapito da presunti membri di una fazione delle Unità di mobilitazione popolari (Ump), la sera dell’8 ottobre nella città di Ammarah, nel sud dell’Iraq, dove avrebbe dovuto incontrare un cliente.

Secondo quanto hanno riferito, uomini armati sono scesi da due pick-up neri appartenenti alle Ump, hanno fermato l’automobile di al-Hattab, lo hanno fatto scendere e caricato a forza su uno dei loro veicoli.

L’imboscata è avvenuta due giorni dopo che due uomini armati delle Ump si erano presentati a casa di al-Hattab per avvertirlo di smettere di parlare apertamente su Facebook dell’uccisione di manifestanti, altrimenti lo avrebbero eliminato.

Mentre si stavano dirigendo a una stazione di polizia per denunciare il rapimento, i parenti di al-Hattab hanno ricevuto una telefonata di minacce. Ma non hanno desistito. Tuttavia le forze di sicurezza locali hanno dichiarato di non essere a conoscenza dell’arresto o di dove si trovi.

In un caso simile di sparizione forzata, Maytham Mohammed Rahim al-Helo, un medico e attivista di 51 anni, è stato visto l’ultima volta mentre lasciava la sua clinica di Baghdad la sera del 7 ottobre. I suoi parenti hanno denunciato la scomparsa l’8 ottobre alle autorità locali ma queste gli hanno detto di non sapere niente.

Un altro attivista di Baghdad ha raccontato ad Amnesty International che il 9 ottobre ha ricevuto sul suo telefono messaggi minacciosi e offensivi da un membro di una fazione delle Ump, che lo hanno accusato falsamente di appartenere a un partito politico.

Po, il 14 ottobre, l’attivista è stato fermato da un pick-up dai vetri oscurati. Una persona che era a bordo ha abbassato il finestrino e gli ha puntato un’arma contro. È stato costretto a salire a bordo e interrogato, con una pistola puntata alla tempia. Poi lo hanno preso a pugni sul volto. Infine, lo hanno fatto scendere parlando di uno sbaglio di persona.

Inseriti nella lista nera e picchiati
Il 17 ottobre due attivisti di Baghdad hanno riferito ad Amnesty International che uomini in borghese identificatisi come agenti dei servizi segreti si sono presentati nelle loro abitazioni e, senza alcun mandato, hanno iniziato a interrogarli sulle loro attività durante le proteste.

In precedenza, il 4 ottobre, attivisti di Bassora avevano denunciato di essere stati arrestati, picchiati, trattenuti per ore e costretti a firmare senza poterla leggere integralmente una dichiarazione con la quale s’impegnavano a non prendere più parte alle proteste.

Amnesty International continua a ricevere notizie di attivisti e giornalisti minacciati dalle forze di sicurezza e avvertiti che, se continueranno a denunciare le violazioni dei diritti umani, saranno inseriti in una lista nera compilata dai servizi segreti.