Omicidio Serena Mollicone. Parla la figlia del brigadiere “suicida” Santino Tuzi

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Serena Mollicone

Agenpress – Il 15 gennaio prossimo, dopo il rinvio di novembre, si terrà l’attesa udienza preliminare al Tribunale di Cassino che potrebbe segnare una svolta per l’omicidio di Serena Mollicone: la 18enne di Arce, in provincia di Frosinone, scomparsa il primo giugno del 2001 e poi ritrovata morta.

Il giudice sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per il maresciallo Franco Mottola, allora comandante della stazione dei carabinieri di Arce, di sua moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. Si sono costituiti parte civile anche i famigliari del brigadiere Santino Tuzi, in servizio alla caserma di Arce, e rimasto vittima di uno strano suicidio dopo che aveva detto ai magistrati che quel primo giugno 2001 Serena era salita nell’alloggio del comandante Mottola senza più uscirne.

Recentemente poi al centro delle cronache è finito anche il povero Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, colpito da infarto e ancora oggi ricoverato in gravi condizioni. Se ne è parlato a “La Storia Oscura” su Radio Cusano Campus.

Tra gli altri è intervenuta Maria Tuzi, la figlia di Santino, che intevistata da Fabio Camillacci ha detto: “Per me è stato veramente un brutto momento quando mi hanno chiamato per dirmi che il maestro Guglielmo Mollicone era stato colpito da infarto e lottava tra la vita e la morte, perchè il maestro Guglielmo è il mio pilastro, io mi sento protetta quando lui è vicino a me e sono tranquilla quando lui c’è. Lo chiamo maestro perchè lui è stato il maestro di scuola elementare di mio fratello, oltre a darmi ripetizioni d’estate quando andavo a scuola.

E fu proprio il maestro Guglielmo a farmi aprire gli occhi, lasciando intendere che mio padre Santino non si era suicidato per i motivi che dicevano gli inquirenti (passionali ndr) e che magari non si era nemmeno suicidato ma era stato ucciso o spinto al suicidio per proteggere noi, la sua famiglia. Io devo dire grazie a lui se ho iniziato questo percorso giudiziario per arrivare alla verità sulla morte di mio padre. Purtroppo credo che all’udienza del 15 gennaio prossimo sarò sola a lottare perchè anche se il maestro Guglielmo si riprenderà magari non riuscirà a essere presente.

E comunque non abbiamo pensato male dopo il rinvio dell’udienza perchè si è trattato solo di un vizio di forma circa la mancata notifica a una delle parti offese, cioè a mia madre. Anche perchè i nuovi inquirenti e i nuovi giudici, rispetto a quelli che indagarono in un primo momento, stanno lavorando bene e alacremente per arrivare finalmente alla verità sulla morte di Serena Mollicone e di mio padre.

E suo mio padre vorrei ribadire alla famiglia Mottola e agli altri indagati che mio padre non era un bugiardo e non sapeva mentire. E poi perchè avrebbe dovuto inventarsi che effettivamente quella mattina del primo giugno 2001 Serena entrò nella caserma dei carabinieri di Arce per andare nell’appartamento del maresciallo Mottola? Per l’udienza del 15 gennaio sono ottimista come lo è il maestro Guglielmo, anzi lui è anche più ottimista di me, sente che siamo vicini alla verità e lo sento anche io. A novembre quando l’udienza fu rinviata mi disse ‘ormai ci siamo, niente può succedere che fermi l’inchiesta’, anche se era rimasto molto deluso dal rinvio”.