Violenza contro le donne cristiane. Oltre 8.537 abusi/violenze nel 2018-2019

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2 anni fa Aisha (nella foto) è stata violentata da un gruppo di pastori musulmani Fulani, la cui violenza negli ultimi anni è più letale di quella perpetrata dai terroristi di Boko Haram

Agenpress – Al di là delle uccisioni legate alla fede, sconcerta il notevole aumento della “pressione” sui cristiani in un mix di vessazioni, aggressioni, violenze e discriminazioni che sintetizziamo con questo schema:

11 le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema, di fatto le stesse dell’anno scorso, con Sudan ed Eritrea scambiandosi le posizioni. Al primo posto sin dal 2002 troviamo ancora la Corea del Nord: qui non cambiano le stime sui cristiani detenuti nei campi di lavoro per motivi legati alla fede (tra i 50 e i 70 mila).

Anche Afghanistan,  Somalia  e Libia  totalizzano un punteggio uguale o superiore ai 90, ma con fonti di persecuzione diverse rispetto alla Corea del Nord, connesse a una società
islamica tribale radicalizzata e all’instabilità endemica di questi paesi: la fede va vissuta nel segreto e se scoperti (specie se ex-musulmani), si rischia anche la morte.

Il Pakistan rimane stabile al 5° posto, nonostante il 2019 venga ricordato come l’anno del rilascio (o forse dovremmo dire fuga) di Asia Bibi;
questo paese rimane ai primi posti in tutti gli ambiti della violenza anticristiana, mantenendo elevata anche la pressione nelle altre aree della vita quotidiana dei cristiani (la famigerata legge contro la blasfemia rimane tutt’oggi vigente).

Spaventose le statistiche sulla violenza e gli abusi sessuali: 8.537 casi, a cui si dovrebbero sommare i matrimoni forzati (almeno 630), cifre che rappresentano solo la punta dell’iceberg poiché questo tipo di viscida persecuzione, usata spesso come arma per piegare la volontà, avviene spesso in ambienti domestici, per cui il sommerso è imponente. Open Doors negli ultimi anni sta potenziando la ricerca nel campo della violenza di genere, scoperchiando un universo di abusi sempre più sconvolgente (a fine febbraio 2020 seguirà un report ad hoc).
Salta all’occhio l’impennata di chiusure, attacchi e distruzioni di chiese ed edifici connessi (scuole, ospedali, ecc.): ben 9.488 (contro 1.847 dell’anno precedente), di cui oltre 5.500 nella sola Cina (dati da considerare molto conservativi): il numero di cristiani cinesi è cresciuto molto, al punto che si sostiene superino il numero dei membri del partito comunista. La Cina sale dal 27° al 23° posto, attuando tra le altre cose una sempre più stringente sorveglianza (anche tecnologica) sulle attività cristiane.

1 ogni 2,5 cristiani sperimenta un livello alto di persecuzione in Asia, perpetuando un’involuzione costante di questi anni (includendo il Medio Oriente).

Appare chiaro ormai anche ai più scettici l’impoverimento in materia di diritti umani che l’India sta vivendo sotto la guida del Primo Ministro Modi: stabile al 10° posto della WWL 2020, il paese continua un processo di induizzazione (facendo leva su un nazionalismo religioso spinto dal partito BJP) che lascia sempre meno spazio alle altre fedi (in particolare al cristianesimo attraverso espulsioni e chiusure di ONG, missioni e attività sociali finanziate dall’estero), così come un clima di impunità per chi aggredisce e viola i diritti dei cristiani (si registrano sempre più aggressioni a chiese e cristiani).