Coronavirus. Trump, “conoscevo la pericolosità, ho taciuto. Non volevo creare panico”

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Casa Bianca dicembre 2019, Bob Woodward e il presidente Donald Trump nello studio ovale, circondato da alcuni aiutanti e consiglieri, nonché dal vicepresidente Mike Pence

AgenPress – “Questa è roba mortale. Conoscevo bene la pericolosità del coronavirus, settimane prima che cominciasse a mietere vittime nel suo Paese, ma ha preferito sempre minimizzare per non creare panico”.

Lo dice Donald Trump in una intervista contenuta in un libro del giornalista Bob Woodward, protagonista del Watergate, che ha trascritto il contenuto di 18 interviste al presidente americano realizzate tra il 5 dicembre 2019 e il 21 luglio 2020.

Trump ha rivelato di conoscere bene il livello di minaccia del virus prima di quanto precedentemente noto, aggiungendo che il coronavirus è stato forse cinque volte “più mortale” dell’influenza. Le ammissioni di Trump sono in netto contrasto con i suoi frequenti commenti pubblici all’epoca che insistevano sul fatto che il virus “sarebbe scomparso” e che “tutto andasse bene”.

“Volevo sempre minimizzare”, ha detto poi in un’intervista del 19 marzo, anche se alcuni giorni prima aveva dichiarato l’emergenza nazionale. “E preferisco ancora sminuire, perché non voglio creare panico”.

Anticipando l’uscita del libro Rage, la Cnn ha rivelato che Trump ha ammesso di aver saputo settimane prima della prima morte confermata da Covid-19 negli Stati Uniti che il virus era pericoloso, disperso nell’aria, altamente contagioso e “più mortale persino delle peggiori influenze” e che lo ha ripetutamente minimizzato pubblicamente.

Trump non ha negato di sapere in anticipo della pericolosità del coronavirus, come ha ammesso nelle sue interviste (registrate) al giornalista Woodward, ma ha spiegato
di aver agito in un modo che pensava riducesse il panico. “L’ultima cosa che volevo era creare il panico”, ha detto in una
conferenza stampa.