Riflessioni del Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, Prefetto Francesco Tagliente, a partire dalla tragedia di Capodanno a Crans-Montana, sulle lezioni offerte dalle tragedie del passato e sull’importanza di una sicurezza fondata su prevenzione, consapevolezza e applicazione sostanziale delle norme
AgenPress. Queste tragedie non devono e non possono essere considerate inevitabili fatalità. Sono eventi che possono e devono essere previsti e scongiurati, rendendo più sicuri gli ambienti, le strutture e le attrezzature in cui si concentrano persone, aspettative e momenti di svago. È da qui che occorre partire per leggere l’incendio avvenuto nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in un locale sotterraneo affollato, e, andando a ritroso nel tempo, le grandi tragedie del passato legate a carenze di sicurezza. Episodi diversi tra loro, ma uniti da uno stesso filo conduttore: la sicurezza ridotta a burocrazia, a formalità, a requisito da certificare più che a valore da garantire concretamente. La storia lo insegna con chiarezza: basta una porta troppo stretta, una folla senza alternative di fuga e un sistema di protezione solo sulla carta per trasformare una festa in una tragedia. Molte di queste morti si potevano evitare.
Lo dimostrano i fatti. A Corinaldo, nel 2018, uno spray urticante scatenò il panico durante un concerto in un locale sovraffollato e con uscite inadeguate: sei persone persero la vita, evidenziando criticità nella gestione delle capienze, delle vie di fuga e dell’emergenza. A Torino, in piazza San Carlo, nel 2017, il panico durante un evento pubblico causò tre morti e oltre milleseicento feriti, mettendo in luce l’assenza di una reale progettazione dei flussi e di un piano di sicurezza efficace. Negli impianti turistici e di trasporto, come nel caso del Mottarone nel 2021 o del Monte Faito nel 2025, la combinazione di manutenzioni carenti, controlli insufficienti e decisioni operative inadeguate ha trasformato incidenti tecnici in disastri mortali. Nelle strutture ricettive, la tragedia di Rigopiano ha mostrato quanto la sottovalutazione del rischio e una gestione non tempestiva dell’allerta possano produrre conseguenze irreversibili. Anche in mare, con il naufragio della Costa Concordia, errori umani, comando inadeguato ed evacuazione caotica hanno dimostrato come l’imprevisto possa trasformarsi in strage quando manca una cultura della sicurezza realmente condivisa.
Quasi tutte queste tragedie presentavano segnali evidenti prima che accadessero: capienze non rispettate, vie di fuga insufficienti o non pienamente fruibili, materiali pericolosi, personale non adeguatamente formato, controlli formali ma inefficaci nella sostanza. È in questo spazio, prima dell’emergenza, che la sicurezza smette di essere un concetto astratto e diventa responsabilità concreta. La sicurezza non è un optional né un adempimento da assolvere una volta per tutte, ma un processo continuo che richiede la promozione di una autentica cultura della responsabilità, il coinvolgimento consapevole di tutti i soggetti interessati e una conoscenza reale delle norme, accompagnata dalla capacità di applicarle e di farle applicare.
Gli strumenti normativi sono fondamentali, ma da soli non bastano. Se restano sulla carta, senza formazione, consapevolezza e partecipazione attiva, nessuna regola è sufficiente a prevenire il panico e a salvare vite. La sicurezza funziona solo quando diventa pratica quotidiana, scelta organizzativa e attenzione costante, non quando si riduce a una firma su un modulo.
In questo quadro si colloca anche l’impegno della Fondazione Insigniti OMRI , che per finalità statutarie promuove e diffonde i principi e i valori costituzionali nei quali la persona e la tutela della vita occupano una posizione centrale e non negoziabile. La sicurezza, intesa come prevenzione, responsabilità e attenzione concreta all’incolumità delle persone, non è soltanto un insieme di regole tecniche o di obblighi amministrativi, ma un’espressione diretta di quei valori fondamentali che la Costituzione pone a presidio della dignità umana. Favorire la crescita di una cultura della sicurezza significa, in questa prospettiva, contribuire alla costruzione di una comunità più consapevole, solidale e rispettosa della vita, nella quale istituzioni, operatori e cittadini condividono la responsabilità di prevenire i rischi e di tutelare le persone in ogni contesto, a partire dai luoghi dello svago e della socialità.
