AgenPress. Il consiglio dei ministri ha fissato per il 22 e il 23 marzo le date dello svolgimento del referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati.
La decisione ha suscitato accese critiche dall’opposizione, dal momento che il governo non ha ritenuto di dover aspettare il completamento della raccolta delle firme, che è tuttora in corso.
Nello scorso mese di ottobre, il Senato aveva approvato in via definitiva la riforma della giustizia con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astensioni.
Il referendum confermativo non prevede il quorum, ovvero che si rechi alle urne il 50 per cento più uno degli aventi diritto, bensì soltanto la maggioranza dei votanti si esprima a favore del “sì” ai fini dell’approvazione della riforma. Quest’ultima sarebbe invece respinta, in caso di vittoria dei “no”.
La riforma riguarda l’articolo 104 della Costituzione, che attualmente recita: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere“.
È qui che la riforma prevede una revisione con l’aggiunta della frase: “Essa è composta dai magistrati della carriera giudicante e dalla carriera requirente“.
Con la riforma ciascun giudice dovrà operare una scelta all’inizio della propria carriera.
In caso di approvazione della Riforma sarà anche il Consiglio superiore della magistratura (Csm), che si sdoppierà (per ciascuna delle due carriere).
I membri saranno estratti a sorte da un elenco di docenti e avvocati approvato dal Parlamento.
