123.810 professionisti sanitari di origine straniera presenti in Italia: 49.500 medici, 45.200 infermieri, oltre a odontoiatri, fisioterapisti, farmacisti e psicologi
AgenPress. Le associazioni AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISC_NEWS – Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE commentano i propri dati aggiornati, ripresi e riportati dalla stampa nazionale, sulla presenza dei professionisti sanitari di origine straniera in Italia e il dibattito aperto sulla proroga delle norme emergenziali Covid per il riconoscimento dei titoli, richiamando l’urgenza di tutelare sicurezza dei pazienti, diritti dei professionisti e continuità del Servizio sanitario nazionale.
A nome delle associazioni e dei movimenti interviene il Presidente Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista internazionale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata.
«La sanità italiana vive un doppio paradosso – dichiara Aodi –: mentre cresce il peso dei professionisti stranieri, oltre il 10% dei medici e delle forze secondo le stime AMSI, e continua la deroga Covid sulla verifica dei titoli, aumenta anche la fuga dei professionisti italiani. Nel solo 2025 sono andati all’estero quasi 4.000 medici e circa 6.000 infermieri. Questo significa che il SSN rischia di perdere competenze mentre ne importa altre senza un quadro di regole pienamente operativo».
IL NODO DELLA CITTADINANZA E LA VALORIZZAZIONE DEI PROFESSIONISTI STRANIERI
I numeri AMSI aggiornati a ottobre indicano 123.810 professionisti sanitari di origine straniera presenti in Italia: 49.500 medici, 45.200 infermieri, oltre a odontoiatri, fisioterapisti, farmacisti e psicologi. «Il 65% di questi colleghi non ha cittadinanza italiana e quindi non può accedere ai concorsi – sottolinea Aodi –. Eppure tra il 2023 e il 2025 oltre 5.200 reparti e servizi sono stati tenuti in piedi grazie al loro contributo».
Sul tema delle verifiche dei titoli e delle proroghe dei decreti Cura Italia e Ucraina, le associazioni AMSI, UMEM, AISC_NEWS e UNITI PER UNIRE richiamano la responsabilità istituzionale. «Le stime AMSI parlano di 19.000 infermieri e 8.900 medici entrati con le deroghe dal 2020 al 31 ottobre 2025 – ricorda Aodi –. Le Regioni hanno il compito di riconoscere e comparare i titoli; serve un meccanismo rapido, trasparente e uniforme che garantisca sicurezza clinica e pari diritti».
COMMENTO ALLE DICHIARAZIONI FNOMCEO
Aodi interviene anche sulle parole del Presidente Filippo Anelli: «Siamo d’accordo sul principio di diritti e doveri, che difendiamo da 25 anni. Ringraziamo per l’attenzione su un tema così delicato e per l’informazione di qualità, trasparente e indipendente che sta emergendo. Il punto non è contrapporre italiani e stranieri, ma mettere regole chiare che tutelino i pazienti e valorizzino i professionisti».
LE QUATTRO FASI DELL’IMMIGRAZIONE SANITARIA
Secondo l’analisi AMSI, l’Italia ha attraversato quattro fasi:
1 studenti (il 45% è rimasto e molti hanno cittadinanza italiana);
2 post-Muro di Berlino (russi, ucraini, albanesi, nordafricani già laureati);
3 primavera araba (criticità linguistiche più frequenti);
4 deroghe Covid.
«La conoscenza dell’italiano è essenziale per la sicurezza delle cure – ribadisce Aodi –. Abbiamo chiesto a governo, Regioni e strutture di rafforzare i percorsi linguistici e di integrazione professionale».
DIRITTI, DOVERI E TUTELE UGUALI PER TUTTI I MEDICI E TUTTI I PROFESSIONISTI SANITARI
Il Prof. Aodi ringrazia la FNOMCeO, il suo presidente Filippo Anelli, la FNOPI e la presidente Barbara Mangiacavalli per la collaborazione costante e per l’attenzione dimostrata verso il rispetto dei diritti e dei doveri di tutti i professionisti sanitari, italiani e di origine straniera.
Aodi condivide e sostiene la posizione di FNOMCeO e FNOPI secondo cui i medici e gli operatori sanitari entrati nel Servizio sanitario nazionale attraverso le misure del Cura Italia devono essere pienamente riconosciuti e visibili, tutelati e integrati nei percorsi professionali ordinari.
È indispensabile – sottolinea Aodi – che questi colleghi vengano resi visibili anche sul piano professionale, con accesso alle coperture assicurative, al sistema ECM, alla formazione linguistica e ai percorsi di qualificazione, così da garantire standard di qualità, sicurezza e continuità assistenziale.
Aodi ribadisce che non esistono medici di serie A e medici di serie B: esistono solo professionisti che operano nel rispetto delle regole e della deontologia a tutela dei pazienti e del sistema sanitario. Per questo l’associazione si unisce alla FNOMCeO e alla FNOPI nel chiedere che tutti i medici, italiani e di origine straniera, siano messi nelle condizioni di esercitare la professione con pari diritti, pari doveri e pari tutele.
Aodi conferma infine la propria disponibilità a proseguire una collaborazione strutturata con FNOMCeO e FNOPI per garantire trasparenza, qualità professionale e integrazione reale dei professionisti di origine straniera nel Servizio sanitario nazionale.
L’analisi di Aodi nasce dalla solidità dell’esperienza documentata anche con le 4 volte eletto all’interno dell’Ordine dei Medici di Roma.
SCENARIO EUROPEO E LA FUGA DEGLI ITALIANI
«Paesi come Inghilterra, Francia, Danimarca, Belgio e Scozia utilizzano da anni l’apporto di professionisti dall’estero – conclude Aodi –. Oggi però assistiamo anche a un’immigrazione al contrario: albanesi, rumeni e polacchi stanno rientrando, mentre i nostri giovani specialisti partono. Senza programmazione, concorsi accessibili e verifiche rapide, rischiamo di svuotare il SSN».
Le associazioni AMSI, UMEM, AISC_NEWS e il Movimento UNITI PER UNIRE chiedono un tavolo immediato con Stato e Regioni per sbloccare l’accordo, uniformare le verifiche dei titoli, potenziare la formazione linguistica e aprire i concorsi ai professionisti idonei, nell’interesse dei cittadini e della sanità pubblica.
«Ringraziamo per questa bella inchiesta, per un servizio di informazione di qualità, trasparente e indipendente, la giornalista di QN Rita Bartolomei, che ha acceso i riflettori su un tema cruciale per la sicurezza dei pazienti e per la dignità dei professionisti sanitari».
