AgenPress. Intervista all’Arch. Anna Carulli, Presidente dell’ Istituto Nazionale di Bioarchitettura.
Presidente Carulli, il decreto CAM Edilizia 2025 introduce un rafforzamento evidente del ruolo del progettista negli appalti pubblici green. Qual è, secondo lei, la novità più incisiva rispetto al quadro precedente?
L’elemento di maggiore discontinuità rispetto al passato è rappresentato dal riconoscimento esplicito del valore professionale del progettista, soprattutto quando opera nell’ambito della progettazione sostenibile. Il nuovo decreto supera l’impostazione dei CAM 2022, introducendo criteri di premialità più chiari e strutturati, legati sia alle esperienze documentabili maturate in interventi di edilizia sostenibile, sia al possesso di competenze tecniche formalmente certificate. Non si tratta più di limitarsi al rispetto di requisiti minimi obbligatori, ma di incentivare soluzioni progettuali capaci di elevare la qualità ambientale complessiva dell’opera. L’attenzione non è rivolta esclusivamente all’efficienza energetica, ma si estende all’uso consapevole di materiali riciclati, all’analisi del ciclo di vita dell’edificio e alla valutazione dei costi lungo l’intero arco temporale dell’intervento. Il decreto valorizza in modo esplicito le competenze specialistiche in sostenibilità, prevedendo punteggi aggiuntivi per l’impiego di strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA) e il Life Cycle Costing (LCC), fondamentali per una valutazione integrata delle prestazioni ambientali.
È vero che alcune stazioni appaltanti avevano già anticipato questi criteri nelle gare degli ultimi anni, richiedendo analisi sull’impronta ambientale e relazioni di sostenibilità basate su LCA. Tuttavia, oggi tali strumenti trovano una collocazione organica e coerente all’interno del decreto CAM.
La finalità è chiara: innalzare la qualità progettuale e rendere più rigorosa la verifica delle competenze, premiando non solo le soluzioni adottate ma anche le qualifiche del progettista, del gruppo di lavoro e, in alcuni casi, della manodopera coinvolta.
La valorizzazione delle competenze certificate nei nuovi CAM può essere considerata un vero salto di qualità per la progettazione pubblica?
Senza dubbio sì. Il decreto attribuisce un valore concreto al progettista che possiede una certificazione delle competenze rilasciata da un organismo accreditato per lo specifico schema e riconosciuto da ACCREDIA, in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024. Questa certificazione attesta non solo le conoscenze tecniche, ma anche le abilità operative, il livello di autonomia e la capacità di assumere responsabilità nei processi di progettazione sostenibile. Si tratta di un passaggio di grande rilevanza, perché introduce una selezione basata sul merito e sulla capacità di gestire sistemi complessi, come quelli legati alla sostenibilità ambientale, all’economia circolare e alla riduzione degli impatti degli interventi pubblici. È una sfida significativa per la pubblica amministrazione, che spesso necessita di un rafforzamento delle competenze interne, ma rappresenta anche un’occasione strategica per costruire una nuova cultura della qualità nel progetto pubblico.
Il § 1.3.4 del decreto richiede che progettazione e direzione lavori siano affidate a soggetti abilitati ed esperti. Questo implica necessariamente l’iscrizione all’albo professionale?
La questione è complessa e merita attenzione. Il decreto stabilisce che i professionisti incaricati debbano essere abilitati all’esercizio della professione secondo la normativa vigente. Nel contesto della pubblica amministrazione esistono figure abilitate ma non iscritte a ordini professionali, che hanno comunque sviluppato competenze avanzate in ambito di sostenibilità e edilizia green. Tuttavia, con l’evoluzione del sistema di accreditamento e l’allineamento ai requisiti ACCREDIA, il quadro normativo si è irrigidito. Attualmente, per ottenere una certificazione delle competenze è richiesta l’iscrizione a un Albo, Ordine o Collegio professionale. Questo requisito può apparire restrittivo, ma risponde all’esigenza di garantire standard omogenei e di elevata qualità negli appalti pubblici. Oggi, chi intende certificarsi come esperto CAM deve dimostrare almeno cinque anni di esperienza professionale recente nella progettazione di edifici sostenibili dal punto di vista ambientale ed energetico. Non si tratta di un irrigidimento burocratico, come chiarito anche a livello nazionale dagli ordini professionali, bensì di un cambiamento culturale: vengono riconosciute e premiate competenze reali, verificabili e spendibili nei contesti pubblici. È importante sottolineare, infine, che il sistema di certificazione resta aperto e competitivo: non esistono posizioni dominanti e più organismi possono operare, purché regolarmente accreditati. La Circolare ACCREDIA n. 38 del febbraio 2025 ha aggiornato e chiarito il quadro, sostituendo la precedente e definendo in modo puntuale ruoli e schemi di certificazione applicabili.
La certificazione di Esperto CAM riguarda solo l’edilizia o anche altri ambiti coperti da criteri ambientali specifici?
Il CAM Edilizia costituisce il riferimento principale, ma il sistema di certificazione è strutturato per riconoscere anche ulteriori ambiti specialistici. Come precisato dalla Circolare Informativa ACCREDIA n. 38/2025, le certificazioni possono essere rilasciate nei seguenti settori:
• Edilizia, in riferimento ai CAM Edilizia aggiornati;
• Infrastrutture, con riferimento ai CAM Strade aggiornati a dicembre 2024;
• Verde pubblico, sulla base dei CAM dedicati, attualmente in fase di revisione.
Questa articolazione consente ai professionisti di costruire percorsi di specializzazione coerenti con la propria formazione: un ingegnere può concentrarsi sulle infrastrutture, un architetto paesaggista o un agronomo sul verde urbano, un ingegnere ambientale sugli aspetti trasversali di sostenibilità. Il sistema valorizza la specializzazione senza frammentare il quadro normativo e permette, al contempo, percorsi di certificazione integrati. Personalmente, ho scelto di certificarmi in tutti e tre gli ambiti per disporre di una visione complessiva e coordinata dei processi di progettazione sostenibile.
Con quali criteri viene valutata la competenza tecnica del progettista?
La valutazione si basa principalmente sull’analisi del curriculum professionale e delle esperienze comprovate. È richiesta una documentazione che attesti almeno cinque anni di attività nella progettazione sostenibile. Negli ultimi anni, anche grazie alle opportunità offerte dai bandi PNRR, molti professionisti hanno potuto consolidare competenze significative in questo settore. Per chi possiede un’esperienza di lunga durata, maturata ad esempio nell’applicazione volontaria di protocolli di sostenibilità o in contesti regionali con obblighi specifici, il curriculum rappresenta un elemento fortemente qualificante. In ogni caso, resta imprescindibile il possesso della certificazione delle competenze secondo la UNI EN ISO/IEC 17024.
La relazione CAM di progetto è un obbligo contrattuale a carico del progettista aggiudicatario. Qual è la sua reale funzione?
La relazione CAM di progetto rappresenta il documento chiave per dimostrare l’applicazione concreta dei criteri ambientali. Non è più un semplice allegato descrittivo, ma uno strumento operativo di controllo e verifica che accompagna l’intero ciclo dell’intervento, dalla progettazione al cantiere. Il documento illustra il contesto tecnico, motiva le scelte progettuali, evidenzia l’applicazione dei CAM e giustifica eventuali deroghe, che devono essere sempre adeguatamente argomentate. In fase di fattibilità individua i requisiti applicabili e definisce i mezzi di prova che l’appaltatore dovrà fornire alla direzione lavori. La relazione coinvolge tutti i soggetti della filiera, comprese imprese e operatori di cantiere, soprattutto negli interventi di demolizione e ricostruzione. Ogni aspetto deve essere tracciato e rendicontato: non sono ammesse semplificazioni improprie. È inoltre previsto che nel prossimo periodo vengano pubblicate linee guida specifiche, con indicazioni operative dettagliate per supportare i progettisti nella redazione della relazione CAM.
a cura di Devis Ciuccio
