Conferenza stampa UAP. Aodi (Amsi e Uniti per Unire): “I politici per essere credibili devono dare risposte non solo promesse”

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AgenPress. Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere i cittadini, il diritto alla salute e la qualità delle cure. È questo il messaggio emerso con forza nel corso della conferenza stampa promossa nella giornata di ieri dall’Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori (UAP), durante la quale è stata annunciata una manifestazione nazionale che si terrà il 14 marzo a Roma.

Nel corso dell’incontro, la presidente UAP, Mariastella Giorlandino, ha richiamato l’attenzione sul progressivo impoverimento del sistema sanitario, sottolineando la necessità di salvaguardare la sanità italiana, rafforzare la qualità dei servizi e fermare processi che rischiano di penalizzare in particolare i territori più fragili, a partire dal Mezzogiorno.
Un appello chiaro a difendere il diritto alla salute dei cittadini, evitando logiche di svendita e garantendo regole e requisiti uguali per tutti.

AODI: “LA SANITÀ NON È UN MERCATO, È UN DIRITTO COSTITUZIONALE”
Nel suo intervento, il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista, membro registro esperti FNOMCeO e divulgatore scientifico internazionale, è intervenuto in rappresentanza dell’UAP e a nome di AMSI, UMEM, UNITI PER UNIRE, AISC News e AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, alla cui iniziativa ha partecipato anche il direttore generale Giovanni Onesti.
Aodi ha sottolineato il valore dell’iniziativa come atto di responsabilità verso i cittadini e verso l’intero sistema sanitario, ribadendo che non si tratta di una battaglia di categoria, ma di una presa di posizione a difesa della sanità italiana, dei requisiti di sicurezza e della qualità delle cure.
Nel suo intervento ha ribadito con chiarezza un principio fondamentale: la diagnosi e la cura spettano al medico. Un principio che, ha spiegato, è alla base della sicurezza delle cure e del rispetto interprofessionale. Ogni professionista sanitario deve operare nel proprio ruolo, in base al percorso di studi e alle competenze acquisite. Confondere o sovrapporre i ruoli significa mettere in discussione l’intero sistema formativo e universitario, con conseguenze gravi sulla qualità dell’assistenza.
Aodi ha evidenziato come il rispetto interprofessionale sia un pilastro irrinunciabile del sistema sanitario: medici, farmacisti, fisioterapisti, e tutte le professioni sanitarie devono collaborare, ma senza scambiarsi ruoli e responsabilità. In caso contrario, ha sottolineato, bisognerebbe rivedere radicalmente l’intero impianto universitario e formativo. Un’affermazione che Aodi ha richiamato anche nel suo ruolo di docente universitario.
Un altro passaggio centrale ha riguardato la necessità di abbattere le “zone grigie” che oggi penalizzano molti professionisti della sanità. Aodi ha sottolineato l’urgenza di consentire ai professionisti sanitari, liberi e autorizzati, di lavorare nei poliambulatori con regole chiare, senza muri normativi e senza rimanere in una condizione di incertezza permanente. Lavorare nella zona grigia non tutela né i professionisti né i cittadini: servono chiarezza normativa, responsabilità definite e serenità operativa.

da sx: Foad Aodi Presidente Amsi, Aiscnews e membro direttivo Aisi – Aurelio Coppeto direttore AgenPress – Mariastella Giorlandino presidente UAP

UN SEGNALE FORTE: LA SANITÀ PARLA SENZA LA POLITICA
Un segnale rilevante emerso dalla conferenza stampa è stata la scelta consapevole di non coinvolgere e non invitare la politica. Una decisione non casuale, ma maturata dall’esperienza: troppo spesso, ha spiegato Aodi, gli interventi politici si traducono in dichiarazioni e promesse senza risposte concrete.
«Questa – ha sottolineato – è purtroppo la situazione della politica italiana in molti settori: si sta perdendo la fiducia della popolazione, dell’imprenditoria e delle aziende. La sanità viene lasciata sola e, con essa, anche i professionisti sanitari, che oggi non si sentono né protetti né ascoltati».
Per Aodi, la conferenza ha voluto lanciare un messaggio chiaro: mantenere una posizione autonoma, ferma e coerente, finché non arriveranno risposte concrete. «Non chiediamo favori – ha ribadito – ma risposte reali per i cittadini. Difendere la sanità italiana significa pretendere che la politica si assuma finalmente le proprie responsabilità».
Nel suo intervento, Aodi ha inoltre evidenziato come l’Italia presenti, rispetto ad altri Paesi europei, uno dei livelli più alti di intromissione politica nella sanità, spesso senza il coinvolgimento degli attori realmente in prima linea. «Questo approccio – ha concluso – ha contribuito a impoverire il sistema sanitario negli ultimi quindici anni. Per invertire la rotta serve ascolto, confronto con i professionisti e scelte strutturali, non interventi calati dall’alto».

CREDIBILITÀ E RESPONSABILITÀ: SERVONO RISPOSTE, NON PROMESSE
«Per essere credibili, i politici devono dare risposte, non promesse». Aodi ha ribadito che la conferenza lancia anche un invito diretto a tutto il mondo politico: ascoltare di più, parlare di meno e smettere di fare promesse che non possono essere concretizzate.
Un richiamo che Aodi ha espresso sia come esponente UAP sia come presidente di AMSI, sottolineando come, a fronte di un confronto costante, le risposte concrete da parte delle istituzioni restino ancora troppo poche.
«Se non ci sarà una svolta reale in questo rapporto – ha avvertito – il rischio è quello di un ulteriore distacco dei cittadini dalla politica, fino ad arrivare a percentuali di astensione elettorale superiori al 50%».

Nel suo intervento, Aodi ha inoltre ricordato alcuni dati strutturali spesso ignorati nel dibattito pubblico: oltre un milione di operatori sanitari lavora nel settore privato, più del 30% della popolazione italiana si rivolge al privato per le cure e oltre il 30% dei servizi sanitari è garantito dal privato accreditato, che va ricordato essere a tutti gli effetti servizio pubblico. Senza il contributo della sanità privata accreditata e autorizzata, il Servizio Sanitario Nazionale non sarebbe in grado di garantire livelli minimi di assistenza.
Aodi ha citato in particolare ambiti come la riabilitazione e la diagnostica, settori fondamentali in una società sempre più anziana, con un aumento delle patologie croniche, della domanda di servizi e delle liste d’attesa. In questo scenario, pubblico e privato devono lavorare insieme, nel rispetto delle stesse regole, per garantire qualità, sicurezza e continuità assistenziale.

“Difendere il Servizio Sanitario Nazionale – ha ribadito Aodi – significa difendere i cittadini. La sanità non è un mercato: è un diritto costituzionale e va tutelato con regole chiare, uguali per tutti”.

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