Emergenza rientri: oltre un terzo dei medici e professionisti sanitari italiani nel Golfo e Medio Oriente vuole tornare in Italia

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AgenPress. Negli ultimi giorni, con l’escalation militare scatenata dagli attacchi aerei congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e le successive rappresaglie iraniane nella regione, si è intensificata l’insicurezza percepita in diverse nazioni del Medio Oriente e del Golfo Persico. L’instabilità ha portato a segnalazioni diffuse da parte di medici, infermieri e altri professionisti laureati in Italia che lavorano all’estero, molti dei quali ora considerano seriamente il rientro in patria.

Secondo diverse testimonianze e resoconti non ufficiali raccolti tra professionisti sanitari italiani presenti nei paesi interessati (Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman, Libano, Giordania, Iraq e Iran), più del 35 % di chi opera nel sistema sanitario locale sta valutando — o ha già iniziato a chiedere assistenza per — un rientro in Italia. Il dato, pur non ancora confermato da statistiche ufficiali del governo, riflette un fenomeno reale di preoccupazione diffusa tra gli operatori sanitari presenti nella regione, aggravato dagli avvisi di prudenti diffusi dalla Farnesina e dal contesto di chiusure aeroportuali e difficoltà di spostamento.

Questi professionisti, molti dei quali laureati e specializzati in Italia, lamentano una combinazione di insicurezza personale, difficoltà logistiche e incertezza sul futuro professionale, che li ha spinti a riconsiderare la permanenza all’estero. In diversi casi si parla di medici che hanno lasciato posizioni stabili in cliniche private o pubbliche degli Emirati o del Kuwait, di infermieri con contratti a lungo termine e di specialisti nelle città di Doha, Beirut, Baghdad, Teheran e Abu Dhabi.

Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha già lanciato una serie di avvisi di cautela per i cittadini italiani presenti nella regione, invitandoli a lasciare paesi come l’Iran se la permanenza non è strettamente necessaria e sconsigliando viaggi verso Iraq e Libano per ragioni di sicurezza.

In risposta alle crescenti richieste di assistenza, la Farnesina ha istituito una “Task Force Golfo” per coordinare l’aiuto ai connazionali bloccati o in difficoltà, potenziare i servizi consolari e valutare eventuali operazioni di rientro o vie di uscita sicure.

Il gruppo che sta valutando il rientro è eterogeneo:

  • Medici specialisti e generici impiegati in ospedali, cliniche private o centri sanitari;

  • Infermieri e operatori socio-sanitari con contratti locali;

  • Ricercatori e docenti universitari italiani che lavorano in collaborazioni scientifiche nella regione;

  • Altri professionisti laureati in Italia, impiegati in settori collegati alla sanità (come telemedicina, management clinico, tecnologie medicali).

Molti di loro si dicono preoccupati per la rapida evoluzione del quadro regionale, la possibile estensione del conflitto e la difficoltà di prevedere quando le condizioni di sicurezza torneranno “normali” per poter lavorare o spostarsi con tranquillità.

Le tensioni hanno anche causato interruzioni nei voli commerciali in diverse rotte verso e dal Medio Oriente, con aeroporti chiusi temporaneamente o con operazioni molto ridotte. Questo ha reso più difficile non solo il rientro in Italia, ma anche l’organizzazione di spostamenti di emergenza per i lavoratori e le loro famiglie.

Per molti professionisti italiani all’estero, la crisi militare ha rappresentato un punto di svolta: se prima la scelta di lavorare nella regione era motivata da opportunità economiche o professionali interessanti, ora prevale la priorità della sicurezza personale e familiare. La percezione di rischio, unita alle difficoltà nei trasporti e alle incertezze politiche, ha trasformato una significativa quota di specialisti sanitari in potenziali rientri “forzati”.

 

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