AgenPress. Con Mario D’Acquisto eravamo diventati subito amici, quando dopo l’esperienza siciliana approdò alla Camera dei Deputati. Molti colleghi che avevano avuto incarichi nelle regioni avvertivano il peso del cambiamento. L’impatto con un mondo diverso, quale il Parlamento rispetto alle Regioni, presentava difficoltà.
L’adattamento al nuovo era difficile e lungo. Coloro che avevano avuto responsabilità di gestione degli esecutivi regionali, la vita parlamentare era ritenuta dispersiva, con tempi di inerzia irragionevoli e insopportabili con un insieme di prescrizioni regolamentari rigide.
Ricordo molti amici che erano stati assessori e consiglieri regionali della mia regione abituati a un prassi mai derogata in cui il giorno e l’ora dell’inizio della riunione del Consiglio era puramente indicativa (una convocazione fissata ad esempio per il lunedì con i rinvii poteva essere rinviata nei giorni successivi) avevano difficoltà ad abituarsi.
Allora c’era la politica e il tempo veniva utilizzato dalle discussioni, dai confronti accesi.
Una visione generale senza il groviglio degli interessi particolari in cui la politica non arretrava.
Mario D’Acquisto approdava in Parlamento dopo essere stato presidente della sua regione. Non ebbe nessuna difficoltà ad adattarsi. Chi aveva il senso dell’impegno politico la vita parlamentare presentava momenti carichi di tensioni.
Mario D’Acquisto possedeva un bagaglio rilevante di umanità. La gestione del potere non lo aveva cambiato e la vita parlamentare la visse in continuità con quella maturata nella regione. Si guadagnò la stima dei colleghi. Era inclusivo aperto al dialogo con grande umiltà. Rifuggiva i comportamenti aristocratici a volte usati da chi pensa di incidere e dominare. Fu subìto uno di noi.
Ricordo il Suo sorriso, la Sua capacità di rapportarsi con tutti, la disponibilità all’ascolto. Svolse l’incarico di Vice Presidente della Camera con imparzialità, guadagnandosi il rispetto e la stima generale. Nei dibattiti infuocati, quando i confronti tendevano ad andare oltre l’ossequio ai regolamenti, la pacatezza, il rispettoso ma fermo richiamo ai colleghi intemperanti restituivano serenità.
Ricordo che molti motivavano di raccogliere i richiami per la compostezza con cui venivano fatti dal presidente di turno Mario D’Acquisto. C’era allora il Parlamento e la politica.
Oggi non ci sarebbe bisogno di Mario D’Acquisto e di tanti altri. C’è un silenzio fragoroso nel Parlamento. Restano le grandi storie come quella di D’Acquisto che ci inducono a sperare!
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).