AgenPress. Oggi come ieri – perché noi dobbiamo imparare dagli errori del passato -, chi come voi, chi come me, pone con forza la necessità di un cambio di passo da parte dell’Europa, non lo fa per distruggere, lo fa per costruire. Non lo fa perché è il cavallo di Troia di qualche oscuro potere o interesse, lo fa perché ha a cuore la propria civiltà e la sua capacità di incidere nel futuro.
Allora non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio, chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate, e velocità nelle decisioni. Perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione agli eventi determina la posizione che occupi nello scenario. Se, cioè, sei tra coloro che orientano le scelte o sei tra coloro che le subiscono.
Serve sicuramente un cambio di passo sulla competitività, perché è impossibile chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali noi se siamo i primi a frenarle, con meccanismi burocratici infernali e il peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti. La semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra, per spingere la forza propulsiva della produzione e non per frenarla, finendo, peraltro come è accaduto in questi anni, per favorire produzioni che vengono dall’estero. Quindi io d’accordo – partiamo da qui – sul fatto che i pacchetti Omnibus attualmente in lavorazione non sono sufficienti, che bisogna fare molto di più per disboscare la giungla normativa che, in questi decenni, si è stratificata, quasi che fosse rivolta solo a soddisfare l’appetito della macchina amministrativa europea.
Voi sapete che su questo stiamo lavorando, particolarmente con il Cancelliere tedesco Merz, in uno sforzo avviato a partire dal vertice bilaterale Italia–Germania dello scorso gennaio, che si è poi concretizzato in diverse iniziative congiunte, sulle quali stiamo progressivamente coinvolgendo sempre più leader europei, e segnatamente quelli che ovviamente sono più sensibili a questo tema.
Con altrettanta chiarezza voglio però dire che penso che dobbiamo continuare anche a batterci per rimettere al centro delle istituzioni europee la politica. Significa riaffermare un principio banale della democrazia: il compito della burocrazia è accompagnare e attuare gli indirizzi della politica, non è sostituirsi alla politica. Semplicemente perché la burocrazia non ha il mandato per farlo.
