AgenPress. Duemila anni fa un uomo di Nazareth fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e, secondo i suoi seguaci, è risorto. Che lo si creda o no, è un dato storico: da quell’evento è nata una visione dell’uomo e della società che ha cambiato il corso del mondo.
Oggi, in un tempo segnato da sfiducia, solitudine e scontro, è legittimo porsi una domanda: e se fosse tutto vero? Che cosa cambierebbe nel modo di fare politica?
La risposta è chiara: conviene tornare a comportarsi da buoni seguaci di Cristo. Non per un generico buonismo, ma per una precisa convenienza sociale, economica e morale.
1. I fatti: storia e scienza
La quasi totalità degli storici concorda su un dato: Gesù di Nazareth è esistito. Lo attestano anche fonti non cristiane del I e II secolo, come Flavio Giuseppe e Tacito. Fu battezzato e crocifisso tra il 30 e il 33 d.C.
Sulla Risurrezione la scienza empirica si ferma: non esiste alcuna legge biologica che spieghi un corpo che torna in vita dopo tre giorni. Le ipotesi alternative avanzate nel tempo — furto della salma, svenimento, allucinazioni collettive — presentano tutte gravi contraddizioni storiche e logiche.
Resta il dato di fatto: la tomba vuota, la testimonianza dei discepoli e la nascita di una comunità che trasformò l’Impero Romano senza fare ricorso alle armi.
Su questo punto ciascuno compie la propria scelta. La fede non si dimostra in laboratorio: si sceglie e si vive.
2. Perché «conviene» credere
Se Cristo è risorto, la morte non ha l’ultima parola. Da questa certezza nascono tre risorse di cui la società ha oggi un disperato bisogno: senso, speranza e comunità.
E c’è di più: il Vangelo non è soltanto un testo di preghiera, è una bussola politica e sociale di straordinaria attualità.
3. Cinque ragioni per fare politica al servizio della persona
Se prendiamo sul serio il messaggio evangelico, la politica cambia volto. E questo conviene a tutti:
– La persona al centro, non il profitto
Per Cristo ogni vita possiede una dignità infinita. In chiave politica questo si traduce in sanità efficiente, scuola di qualità, lavoro dignitoso e tutela dei più fragili. Una società che investe sulla persona spende meno nelle emergenze e genera più prevenzione e coesione.
– La cultura del dialogo contro la polarizzazione
«Amate i vostri nemici». Nelle istituzioni questo significa superare le urla demagogiche per ricercare il bene comune; meno scontro identitario e più tavoli di confronto strutturato. Le nazioni capaci di riconciliarsi crescono di più.
– L’opzione preferenziale per gli ultimi
Gesù parte sempre da chi è emarginato. Tradotto in scelte di governo: politiche concrete per le famiglie, sostegno a chi perde il lavoro e contrasto alla povertà. Ridurre le disuguaglianze significa diminuire la criminalità e aumentare la fiducia reciproca. È un investimento strategico, non un mero costo.
– Il servizio al posto del potere
«Chi vuole essere il primo, sia il servo di tutti». Significa trasparenza, sobrietà e lotta intransigente alla corruzione. Un politico che serve la comunità guadagna la fiducia dei cittadini e ne stimola la partecipazione attiva.
– La speranza come motore economico e sociale
La Risurrezione insegna che il male e la rassegnazione non hanno l’ultima parola. Questa fiducia genera giovani che scommettono sul futuro, famiglie che accolgono la vita e imprese che tornano a investire. Una società priva di speranza si limita a consumare; una società piena di speranza costruisce.
Conclusione
Che si sia credenti, agnostici o atei, è innegabile che il modello cristiano abbia gettato le basi per gli ospedali, le università, la concezione dei diritti umani e il welfare moderno.
Oggi che questo modello appare indebolito, ne vediamo le conseguenze: individualismo, ansia diffusa, crollo demografico e sfiducia nelle istituzioni.
Forse è giunto il momento di riprovarci.
Tornare al Vangelo per rifondare la politica significa rimettere la persona al centro.
Perché una politica che si prende cura dell’uomo nella sua interezza — corpo, mente e spirito — è l’unica capace di restituire un futuro a una nazione.
Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò, responsabile nazionale dei dipartimenti D.C. e presidente Unione Cristiana
