Alluvione tra Tibet e Nepal, il bilancio si aggrava: 616 morti e oltre 2.300 feriti

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AgenPress. Si aggrava ancora il bilancio della devastante alluvione che ha colpito il Nepal e il Tibet. Secondo i dati diffusi dalla polizia nepalese sui propri canali social, le vittime sono almeno 616, mentre i feriti hanno superato quota 2.300. Cresce anche il numero delle persone disperse: le autorità locali ne indicano 2.426.

La catastrofe ha colpito soprattutto le aree montuose lungo il confine tra Nepal e Tibet, dopo una gigantesca colata di acqua, fango, rocce e detriti che ha travolto strade, ponti, abitazioni e infrastrutture. Il fenomeno, avvenuto il 26 agosto, è stato collegato al collasso di ghiaccio e roccia in alta quota, che ha innescato una devastante piena nei sistemi fluviali della regione.

Tra le operazioni di soccorso più complesse c’è quella condotta dall’esercito nepalese nel distretto di Rasuwa. I militari hanno tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project, dopo che la piena del fiume Bhotekoshi aveva investito l’area.

Le operazioni, tuttavia, non sono terminate. Secondo le autorità, oltre 100 persone potrebbero essere ancora bloccate all’interno del tunnel, mentre le squadre di soccorso continuano a lavorare in condizioni estremamente difficili, tra fango, portate d’acqua elevate e maltempo.

La ricerca dei dispersi procede con difficoltà anche a causa delle condizioni meteorologiche. Piogge e nebbia hanno costretto temporaneamente a sospendere alcune operazioni con gli elicotteri, mentre la distruzione di strade e ponti rende complicato raggiungere le zone più isolate. Il governo di Kathmandu ha chiesto aiuti internazionali soprattutto di tipo tecnico, necessari per gli interventi nei tunnel, il ripristino delle infrastrutture e l’identificazione delle vittime.

La situazione resta inoltre instabile a causa della presenza di bacini e laghi formatisi a monte dopo le frane. Le autorità stanno monitorando il rischio di nuove tracimazioni che potrebbero provocare ulteriori ondate di piena nelle valli già devastate.

Il bilancio resta in aggiornamento e i numeri diffusi dalle autorità nepalesi e cinesi possono cambiare con il proseguire delle operazioni di ricerca. Reuters riferisce che, considerando anche il versante tibetano, i morti sono almeno 626, mentre le persone ancora disperse sono quasi 3.000.

La priorità resta ora quella di raggiungere le persone isolate, mettere in sicurezza le aree a rischio e garantire assistenza ai sopravvissuti. Una corsa contro il tempo resa ancora più difficile dalla conformazione impervia dell’Himalaya e dalla distruzione delle principali vie di collegamento.

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