AgenPress. Il 24 agosto 2026, nella prima puntata di Verità Nascoste – Il Diario, Milo Infante ha mostrato in televisione il contenuto di un atto presentato da Stefania Cappa alla Procura di Milano. L’atto riguardava accuse rivolte all’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, all’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e all’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto. Nell’atto Cappa prospettava, secondo quanto riportato dai media, una possibile regia organizzata della campagna mediatica contro la famiglia Cappa.
L’avvocata di Cappa, Valeria Francesca Mettica, sostiene che quello mostrato da Infante non fosse un semplice “esposto”, bensì una vera e propria denuncia-querela, depositata circa quattro mesi prima presso la Procura di Milano. Secondo la legale, il procedimento era ancora in corso e quindi l’atto sarebbe stato coperto dal segreto investigativo.
La spiegazione fornita dalla stessa avvocata Mettica è molto precisa: dopo la trasmissione televisiva, la difesa di Stefania Cappa ha dichiarato di avere depositato una denuncia per ricettazione e violazione del segreto investigativo.
Il punto, quindi, non è semplicemente che Infante abbia parlato di Stefania Cappa o abbia criticato la sua iniziativa giudiziaria.
La contestazione riguarda soprattutto come sarebbe entrato in possesso dell’atto giudiziario e il fatto che ne abbia diffuso il contenuto mentre, secondo la difesa Cappa, l’indagine era ancora coperta da segreto.
La legale sostiene inoltre che nell’atto vi fossero elementi probatori che avrebbero potuto essere successivamente acquisiti o sequestrati e che la loro divulgazione avrebbe potuto comprometterne l’utilità investigativa.
C’è dunque una domanda centrale che, allo stato delle informazioni pubbliche, non ha ancora una risposta: Come è arrivata materialmente la denuncia-querela nelle mani di Infante?
È questo il passaggio che potrebbe diventare decisivo per comprendere la contestazione di ricettazione.
Infante ha confermato pubblicamente di essere stato denunciato e ha definito l’accusa di ricettazione “grave e infamante”, sostenendo che raccontare la verità non costituisce un reato e richiamando il ruolo della stampa. Ha anche detto di vivere la denuncia come una forma di “intimidazione”.
Inizialmente Mediaset gli ha manifestato il proprio sostegno. Successivamente Infante ha dichiarato di voler affrontare personalmente la vicenda e ha annunciato che sarà la moglie, l’avvocata penalista Sara Venturi, a occuparsi della sua difesa. Ha inoltre detto di essersi messo a disposizione della Procura di Milano per essere eventualmente sentito.
Il 28 agosto Infante è tornato sulla questione, lamentando quello che considera un “silenzio assordante” da parte degli organismi rappresentativi della categoria giornalistica.
Qui bisogna fare molta attenzione a non confondere diritto di cronaca e provenienza illecita di un documento.
La tesi di Infante è sostanzialmente: io sono un giornalista, ho ricevuto una notizia/documentazione di interesse pubblico e l’ho raccontata.
La tesi della difesa Cappa è invece: non stiamo contestando semplicemente l’attività giornalistica; stiamo contestando il modo in cui un atto giudiziario ancora segreto è stato acquisito e divulgato.
L’avvocata Mettica ha infatti respinto esplicitamente il richiamo al diritto di cronaca: secondo la sua ricostruzione, al momento della pubblicazione non vi sarebbe stato ancora un risultato investigativo da raccontare, perché l’indagine era ancora in corso.
Questo è probabilmente il vero nodo giuridico della vicenda, molto più complesso della contrapposizione “giornalista contro avvocato”.
Anche qui è fondamentale distinguere.
La denuncia-querela di Stefania Cappa contiene una ricostruzione e delle ipotesi accusatorie su una presunta esposizione mediatica coordinata contro la famiglia. Il fatto che tali affermazioni siano contenute in un atto giudiziario non significa che siano state accertate dalla magistratura.
Lo stesso vale per le circostanze relative a De Rensis, De Giuseppe e Marchetto: sono oggetto delle iniziative giudiziarie di Cappa, ma non possono essere presentate come fatti giudizialmente provati.
La Provincia Pavese, ricostruendo la vicenda, conferma che l’atto parla di una presunta esposizione mediatica “sistematica, coordinata e preordinata” della famiglia Cappa e che la successiva denuncia contro Infante nasce proprio dalla sua diffusione televisiva.
La difesa di Cappa sostiene che la denuncia-querela non sarebbe mai esistita in formato cartaceo, ma soltanto all’interno del sistema informatico della Procura. Da qui nasce un ulteriore interrogativo: chi ha avuto accesso al documento e come il documento è arrivato all’esterno?
Questo potrebbe essere uno degli aspetti più importanti dell’indagine sulla vicenda Infante.
- Stefania Cappa ha effettivamente promosso l’iniziativa giudiziaria contro Milo Infante;
- la contestazione indicata pubblicamente è ricettazione e violazione del segreto investigativo;
- la contestazione nasce dalla pubblicazione televisiva della denuncia-querela di Cappa;
- Cappa sostiene che quell’atto fosse ancora coperto dal segreto;
- Infante nega sostanzialmente l’illiceità della propria condotta e rivendica il diritto di cronaca;
- Infante ha chiesto di essere messo a disposizione della Procura.
