Alla convention repubblicana per le elezioni di metà mandato, il vicepresidente degli Stati Uniti alza i toni dello scontro politico. Nel mirino il Partito democratico, accusato di disprezzare l’America e di mostrare simpatia verso chi ha compiuto gli attentati dell’11 settembre.
AgenPress. Lo scontro politico negli Stati Uniti entra in una nuova fase, e dal palco della convention repubblicana per le elezioni di metà mandato arriva un attacco durissimo di JD Vance contro il Partito democratico.
Il vicepresidente americano ha rivendicato per i Repubblicani il ruolo di «partito del buon senso», contrapponendolo a una sinistra che, nella sua rappresentazione, avrebbe progressivamente perso il legame con i valori fondamentali del Paese.
«Noi siamo il partito del buon senso», è il messaggio politico di fondo lanciato da Vance. Ma il passaggio più duro riguarda direttamente i democratici, che il vicepresidente accusa di essere diventati «il partito che disprezza l’America» e di avere «simpatia per i terroristi che hanno perpetrato l’11 settembre».
Un’accusa pesantissima, che porta nel cuore della campagna elettorale uno degli eventi più traumatici della storia recente degli Stati Uniti.
Il riferimento agli attentati dell’11 settembre assume un peso particolare in una convention caratterizzata da forti richiami alla sicurezza nazionale, al terrorismo e all’identità americana. La strategia retorica di Vance consiste nel trasformare questi temi in una linea di demarcazione politica: da una parte chi difende l’America, dall’altra chi, secondo il vicepresidente, avrebbe progressivamente sviluppato ostilità nei confronti della propria nazione.
La frase non viene però presentata da Vance come una semplice critica a singole posizioni del Partito democratico. Il bersaglio è il partito nel suo complesso.
È una scelta comunicativa precisa: trasformare il confronto elettorale in una contrapposizione tra appartenenza nazionale e presunta ostilità verso l’America.
Vance chiude infatti il ragionamento con un messaggio dal forte contenuto identitario: «Non dimentichiamoci mai: l’America appartiene a chi la ama».
Il discorso si inserisce nella più ampia strategia politica del vicepresidente e dell’amministrazione Trump, che negli ultimi anni ha fatto dell’idea di un’America più assertiva, sovrana e orientata agli interessi nazionali uno dei pilastri della propria comunicazione.
La contrapposizione tra «chi ama l’America» e chi viene accusato di disprezzarla è quindi molto più ampia di una normale polemica elettorale. È una definizione dell’identità politica che Vance vuole attribuire al Partito Repubblicano.
Il vicepresidente cerca così di presentare il voto di midterm non soltanto come una scelta sulle politiche economiche, sull’immigrazione o sulla politica estera, ma come una scelta sulla stessa idea di appartenenza nazionale.
Le parole di Vance arrivano in una convention nella quale i Repubblicani hanno insistito fortemente sulla contrapposizione con la sinistra americana. Nel corso dell’evento sono stati ripetuti attacchi contro i democratici considerati troppo radicali, con particolare attenzione a immigrazione, sicurezza, cultura e politica estera.
Il risultato è una comunicazione politica sempre più polarizzata, nella quale le differenze tra i due partiti vengono descritte non soltanto in termini di programmi, ma di valori morali e di fedeltà alla nazione.
In questo quadro, definire i democratici come il partito che «odia l’America» significa spostare il confronto dal terreno delle politiche pubbliche a quello dell’identità.
E proprio per questo l’accusa di Vance è destinata a provocare una forte reazione da parte democratica: attribuire a un intero partito una «simpatia» per i terroristi dell’11 settembre rappresenta infatti un’accusa estremamente grave e non una semplice divergenza politica.
Dietro la durezza delle parole c’è naturalmente la partita elettorale. Le elezioni di metà mandato rappresentano un passaggio decisivo per gli equilibri del Congresso e per il futuro politico dell’amministrazione Trump.
La convention repubblicana di Dallas ha mostrato una strategia chiara: mobilitare la base attraverso i temi dell’identità nazionale, della sicurezza, dell’immigrazione e della difesa dei valori tradizionali, presentando il Partito democratico come un movimento sempre più distante dall’America profonda.
Vance, in questo schema, assume un ruolo centrale. Il suo linguaggio è diretto, conflittuale e fortemente identitario. Non si limita a chiedere agli elettori di votare Repubblicano: chiede loro di scegliere da quale parte stare.
Da una parte, sostiene Vance, c’è chi ama l’America. Dall’altra, chi la disprezza.
Una semplificazione potente, destinata a infiammare ulteriormente una campagna elettorale già segnata da una profonda divisione politica e culturale.
