Sicurezza, nuova crepa nella maggioranza: la Lega sfida gli alleati e chiede 10mila militari nelle strade

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AgenPress. Dopo gli attriti sulla legge elettorale, nella maggioranza torna a riaffiorare una linea di frattura. Questa volta il terreno dello scontro è la sicurezza, uno dei temi identitari del centrodestra e da sempre particolarmente caro alla Lega.

Il partito di Matteo Salvini ha annunciato di aver depositato una risoluzione con cui impegna il governo a rafforzare ed estendere l’operazione “Strade Sicure”, portando a 10mila i militari impegnati nel presidio delle strade, delle piazze e delle stazioni italiane. Una proposta che arriva mentre sul futuro dell’operazione si era già aperto un confronto all’interno dell’esecutivo.

Oggi il dispositivo conta circa 6.800 militari, dislocati in 58 province e impegnati nella vigilanza di oltre mille siti e aree sensibili. L’operazione, avviata nel 2008, vede l’Esercito operare in concorso con le Forze di polizia per il controllo del territorio.

La richiesta della Lega significherebbe dunque un aumento di oltre 3mila unità, con l’obiettivo di rendere più capillare la presenza dello Stato soprattutto nei luoghi considerati più esposti: stazioni ferroviarie, centri urbani, piazze e aree sensibili.

Il messaggio politico di Salvini è netto: sulla sicurezza non si arretra. E proprio per questo la risoluzione rischia di trasformarsi in un nuovo banco di prova per la compattezza della maggioranza.

La questione non nasce oggi. Nelle scorse settimane il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva aperto una riflessione sul futuro di “Strade Sicure”, sottolineando la necessità di riportare progressivamente i militari alla loro funzione originaria, anche alla luce dell’evoluzione dello scenario internazionale e dei crescenti impegni delle Forze armate.

Una posizione che aveva alimentato le reazioni della Lega e costretto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a precisare che non esisteva un vero disaccordo sull’operazione, ma piuttosto una discussione sulla sua prospettiva. Il Viminale aveva confermato la volontà di andare avanti con “Strade Sicure”, definita un elemento importante del dispositivo di sicurezza nazionale.

Il problema, quindi, non è soltanto quanti militari impiegare, ma quale debba essere il ruolo delle Forze armate nella sicurezza interna. Da una parte la Lega punta sulla presenza visibile delle divise come strumento di deterrenza e risposta alla domanda di sicurezza dei cittadini; dall’altra emerge la preoccupazione per l’impiego crescente dei militari in compiti che, in linea generale, spettano alle forze di polizia.

La richiesta dei 10mila militari ha anche un evidente significato politico. La Lega prova a intestarsi nuovamente il dossier sicurezza, proponendo una misura immediatamente riconoscibile e facilmente comunicabile: più uomini in strada, più presidi, maggiore presenza dello Stato.

La proposta non è peraltro nuova. Già nei mesi scorsi il partito aveva chiesto di aumentare il contingente di “Strade Sicure”, mentre a livello parlamentare era stata presentata una risoluzione per rafforzare i presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni e nei luoghi sensibili.

Il salto a quota 10mila, però, rende ora la richiesta molto più ambiziosa.

E proprio qui potrebbe riaprirsi il confronto con Forza Italia e con gli altri alleati. Il precedente scontro aveva già mostrato sensibilità differenti: gli azzurri hanno sottolineato la necessità di rafforzare innanzitutto gli organici delle Forze di polizia, mentre la Lega insiste sul ruolo complementare dei militari.

Il punto politico è soprattutto questo: la maggioranza può permettersi un nuovo scontro interno proprio sulla sicurezza?

La partita sulla legge elettorale ha già evidenziato quanto possano essere diverse le priorità e le strategie dei partiti della coalizione. Ora il tema della sicurezza rischia di diventare il nuovo terreno sul quale misurare i rapporti di forza.

Per la Lega, aumentare i militari significa dare una risposta concreta a una domanda di sicurezza che attraversa grandi città e territori periferici. Per gli alleati, però, la questione implica anche costi, disponibilità di personale e un problema più generale di equilibrio tra compiti della Difesa e funzioni delle forze dell’ordine.

Non è dunque soltanto una risoluzione parlamentare. È una scelta politica sul modello di sicurezza che il governo intende perseguire.

E il passaggio in Parlamento sarà inevitabilmente osservato anche per capire se la maggioranza riuscirà a trovare una sintesi oppure se, dopo gli scogli sulla legge elettorale, emergerà un’altra crepa nel centrodestra. La Lega, intanto, ha già fissato il punto: 10mila militari nelle strade e nelle stazioni, per rendere più visibile la presenza dello Stato sul territorio.

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