Natalia Potenza ascoltata per circa dieci ore dai magistrati nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. L’ex compagna di Valter Lavitola ha messo a disposizione degli inquirenti documenti e atti, ribadendo di essere rimasta all’oscuro del progetto criminale.
Dieci ore davanti ai magistrati per raccontare la propria versione dei fatti e prendere le distanze dall’ex compagno. Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola e madre di due dei suoi figli, è stata ascoltata in Procura nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci.
Il punto centrale della sua deposizione sarebbe proprio quello che la donna aveva già sostenuto pubblicamente nei giorni scorsi: non avrebbe saputo nulla dell’organizzazione dell’attentato né della bomba.
«Non sapevo della bomba», è il concetto che Potenza avrebbe ribadito agli inquirenti, ai quali avrebbe inoltre messo a disposizione documenti e atti ritenuti utili per ricostruire i rapporti, gli spostamenti e le attività dell’ex compagno.
La testimonianza arriva dopo la presa di distanza pubblica da Lavitola. Potenza aveva raccontato di sentirsi profondamente delusa dall’uomo con il quale aveva condiviso quasi dieci anni di vita e dal quale ha avuto due figli.
La donna aveva già annunciato l’intenzione di parlare con i magistrati per chiarire la propria posizione. In precedenza aveva spiegato di voler difendere la propria reputazione e dimostrare la propria estraneità agli affari dell’ex compagno.
Il rapporto tra Potenza e Lavitola, secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche, era iniziato quando la donna aveva conosciuto il faccendiere a Buenos Aires. Una relazione durata anni e segnata anche dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Lavitola.
Poi, dopo l’arresto dell’ex compagno e le rivelazioni sull’inchiesta Ranucci, la decisione di interrompere il rapporto.
Uno degli elementi sui quali gli investigatori potrebbero aver concentrato l’attenzione riguarda i rapporti tra Lavitola e Ranucci.
Potenza ha raccontato che il giornalista frequentava il Cefalù Bistrot, il locale gestito dalla famiglia, e che tra i due uomini esistevano rapporti frequenti.
La donna, però, sostiene di non aver partecipato alle loro conversazioni e di non conoscere il contenuto dei loro colloqui.
Secondo il suo racconto, i due parlavano spesso tra loro e lei avrebbe progressivamente smesso di sedersi al loro tavolo proprio perché non coinvolta nelle discussioni.
È questo il punto che Potenza avrebbe voluto chiarire direttamente davanti ai pm: la sua eventuale conoscenza delle attività di Lavitola.
La donna sostiene di aver avuto fiducia nel compagno e di non averlo controllato. Per questo, secondo la sua versione, avrebbe potuto non accorgersi di ciò che sarebbe accaduto al di fuori della vita familiare.
La sua posizione dovrà ora essere valutata dagli investigatori alla luce degli altri elementi raccolti nell’inchiesta.
La Procura sta infatti ricostruendo la rete di rapporti attorno a Lavitola e le circostanze che hanno preceduto l’attentato a Ranucci. L’ex compagno, dal canto suo, ha fornito agli inquirenti una versione nella quale ha ammesso responsabilità nell’organizzazione dell’azione, sostenendo però di non aver ordinato l’utilizzo dell’ordigno esplosivo.
Durante l’audizione Potenza avrebbe inoltre consegnato agli inquirenti materiale documentale e fiscale.
Un passaggio potenzialmente importante per gli investigatori, che potranno confrontare quanto riferito dalla donna con le chat, gli atti già acquisiti e gli altri elementi presenti nel fascicolo.
La sua deposizione arriva in una fase delicata dell’indagine, nella quale gli inquirenti stanno cercando di ricostruire non soltanto la dinamica dell’attentato, ma anche chi fosse a conoscenza dei progetti di Lavitola e quando.
La versione di Natalia Potenza resta, naturalmente, quella di una persona direttamente coinvolta sul piano personale nella vicenda e dovrà essere verificata dagli investigatori.
La sua audizione, durata circa dieci ore, potrebbe tuttavia fornire nuovi elementi alla ricostruzione investigativa.
Per Potenza, invece, il messaggio è netto: prendere le distanze dall’ex compagno e sostenere di non aver avuto alcun ruolo né conoscenza preventiva dell’attentato.
Ora toccherà ai magistrati confrontare il suo racconto con gli elementi già raccolti nell’inchiesta e stabilire quale peso attribuire alle informazioni messe a disposizione della Procura.
