AgenPress. “È un momento di profonda emozione perché celebriamo non soltanto un magistrato ucciso, ma soprattutto, come a me piace ricordarlo, un Beato”. Con queste parole il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ricordato la figura di Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre di 37 anni fa, durante l’intitolazione al ‘giudice ragazzino’ della piazza antistante la biblioteca di Scorzè (in provincia di Venezia).
“Rosario Livatino è stato un grande magistrato e un grande cristiano – ha aggiunto Nordio -. Il suo connotato fondamentale, che ha segnato la sua beatificazione, è stato quello di aver perdonato i suoi assassini. Le ultime parole di Livatino furono infatti di perdono”.
Rivolgendosi ai molti studenti presenti alla cerimonia di Scorzè, il Guardasigilli ha proseguito: “La magistratura, alla quale ho avuto l’onore di appartenere per quarant’anni e di cui mi sento ancora parte, forse ha offerto, in proporzione, il maggior contributo di vittime. Nomi come Palma, Tartaglione, Giacumbi, Minervini e Galli magari a voi ragazzi dicono poco, ma a un magistrato di una certa età come me, ricordano con grande emozione i momenti più bui della Repubblica italiana”.
“Gli altri magistrati – ha concluso Nordio – hanno offerto allo Stato la loro vita, Livatino ha offerto ai suoi assassini il perdono. Ed è questo che, ancor più di un magistrato martire, ne fa un santo”.
In precedenza, il Ministro aveva fatto riferimento a quando “circa tre anni fa, al Ministero della Giustizia fu portata la camicia insanguinata di Rosario Livatino con le tracce dei suoi ultimi istanti di vita”. “Quella reliquia incontaminata – ha detto Nordio – fu esposta nella sala vicino all’ufficio del ministro, sala intitolata a Rosario Livatino in cui si svolgono tutte le riunioni più importanti”.
