Assemblea ONU. Trump: “Cuba è uno Stato fallito e cadrà”. La delegazione cubana lascia l’aula

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AgenPress. Nuovo duro scontro tra Stati Uniti e Cuba alle Nazioni Unite. Nel suo intervento alla 81ª Assemblea generale dell’Onu, il presidente americano Donald Trump ha definito Cuba «uno Stato assolutamente fallito», sostenendo che il regime comunista dell’isola sia sottoposto alla pressione più forte della sua storia recente e prevedendo che «cadrà». Le dichiarazioni hanno provocato la reazione immediata della delegazione cubana, che ha abbandonato l’aula in segno di protesta.

Trump ha affermato che la sua amministrazione sta cercando «un cambiamento fondamentale» della situazione a Cuba. Il presidente americano ha inoltre indicato il segretario di Stato Marco Rubio come responsabile dei contatti con L’Avana, parlando di negoziati in corso.

Nel passaggio dedicato all’isola, Trump ha anche accusato il governo cubano di avere trascorso decenni a coordinarsi con la sinistra radicale e con reti comuniste presenti negli Stati Uniti. Secondo il presidente americano, il regime cubano rappresenterebbe inoltre una minaccia per gli interessi statunitensi nella regione.

Le parole di Trump hanno avuto una conseguenza visibile direttamente nell’aula dell’Assemblea generale: la delegazione cubana si è alzata e ha lasciato la sala mentre il presidente statunitense proseguiva il suo intervento. La delegazione è guidata dal ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla.

L’episodio si inserisce in una fase di forte deterioramento dei rapporti tra Washington e L’Avana. Il confronto non riguarda soltanto le accuse politiche rivolte al governo cubano, ma anche le pesanti sanzioni economiche statunitensi e le conseguenze della crisi energetica che sta colpendo l’isola.

L’amministrazione Trump ha intensificato nel 2026 la pressione contro il governo cubano. Gli Stati Uniti hanno adottato nuove sanzioni nei confronti di entità e individui collegati al governo dell’isola, accusandoli di repressione interna e di attività contrarie agli interessi di sicurezza nazionale americani.

Washington sostiene inoltre che le difficoltà economiche cubane siano principalmente legate alle scelte del governo e al funzionamento del sistema economico comunista. In precedenti interventi alle Nazioni Unite, i rappresentanti statunitensi hanno denunciato le condizioni economiche, le interruzioni di corrente, la repressione del dissenso e la detenzione di oppositori politici.

Il governo cubano respinge questa ricostruzione e attribuisce una parte significativa della crisi alle sanzioni e all’embargo statunitense, in vigore da decenni. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha sostenuto davanti all’Onu che le misure americane abbiano aggravato la carenza di carburante, energia e beni essenziali.

In un dibattito delle Nazioni Unite del luglio 2026, la delegazione cubana ha denunciato un «assedio energetico» e sostenuto che le restrizioni statunitensi abbiano contribuito al peggioramento delle condizioni economiche e sociali dell’isola. Nello stesso intervento, L’Avana ha respinto l’idea che la crisi possa essere attribuita esclusivamente alle politiche del governo cubano.

Il ministro cubano aveva già dichiarato all’inizio di settembre che non erano in corso negoziati con Washington, pur lasciando aperta la possibilità di mantenere contatti diplomatici. Secondo Rodríguez, i danni attribuiti da Cuba all’embargo statunitense avrebbero raggiunto 8,1 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Si tratta, tuttavia, di una stima fornita dal governo cubano.

Lo scontro di New York rappresenta quindi l’ultimo capitolo di una contrapposizione che dura da oltre sessant’anni. L’embargo americano contro Cuba è una delle questioni ricorrenti dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove negli anni passati la grande maggioranza degli Stati membri ha votato per chiedere la fine delle restrizioni economiche statunitensi.

La novità del discorso di Trump è però il tono particolarmente esplicito con cui il presidente americano ha parlato del futuro politico dell’isola: non soltanto la denuncia delle condizioni economiche e politiche cubane, ma la previsione di una possibile caduta del regime.

Il gesto della delegazione cubana ha trasformato quelle parole in uno dei momenti più visibili dello scontro diplomatico tra Washington e L’Avana durante l’Assemblea generale. Sullo sfondo restano una crisi economica profonda, le sanzioni statunitensi e il confronto irrisolto sul futuro politico dell’isola.

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