AgenPress. “Indubbiamente esiste il piacere del male. È su questo che siamo chiamati a interrogarci come credenti e come uomini impegnati nella cosa pubblica”.
In un tempo segnato da forti tensioni morali e sociali, desidero condividere una riflessione che attiene alla sfera antropologica, cristologica e politica.
Indubbiamente esiste il piacere del male. La natura dell’animo umano può essere diabolica. Non mi riferisco al diavolo come figura mitologica, ma credo fermamente nell’esistenza della diabolicità. Se la figura del diavolo è stata evocata e immaginata in tutte le religioni e in tutte le culture, è proprio per indicare questa drammatica possibilità concessa all’uomo: vedere il bene, vedere la luce e odiare il bene, odiare la luce, fino a porre in essere azioni assolutamente negative.
L’essere umano, che per molti aspetti può essere un angelo, può anche essere una bestia e, se per alcuni aspetti è superiore agli animali, per altri è il peggiore di tutti gli animali. Questa è una verità indubbia ed è esattamente per questo motivo che l’essere umano è capace di
bene e di male.
Mentre gli animali sono necessitati a muoversi all’interno dei binari di madre natura, l’uomo, in quanto creatura libera e creata a immagine di Dio, può deragliare e compiere il male oppure decollare e compiere il bene.
1. La lettura cristologica: la diabolicità come rifiuto consapevole della Luce.
Sul piano cristologico, questa riflessione ci riporta al cuore del messaggio evangelico. Cristo si è definito Luce del mondo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre”(Gv 8,12).
La diabolicità, in senso cristiano, non è semplice ignoranza o fragilità, ma è il rifiuto consapevole della Luce. È conoscere la Verità e voltarle le spalle deliberatamente.
È qui che si gioca il grande mistero della libertà umana, dono supremo di Dio. Una libertà che rende l’uomo capace di santità e di eroismo, ma anche di abissi che nessuna altra creatura può raggiungere.
Il cristianesimo che professiamo non può essere un cristianesimo formale o di convenienza, ma un cristianesimo autentico, esigente, che ogni giorno è chiamato a scegliere tra la luce e le tenebre.
2. La lettura politica: quando il male diventa metodo.
Questa verità antropologica ha una diretta e delicata ricaduta sul piano politico e istituzionale.
Quando questa logica della diabolicità entra nella vita pubblica, il male cessa di essere una debolezza individuale e rischia di diventare metodo: piacere della divisione, cultura del sospetto, menzogna elevata a strumento, ricerca del potere fine a se stessa, indifferenza per il bene comune.
La politica di ispirazione cristiana nasce proprio come argine a questa deriva. La nostra concezione della politica non è esercizio di potere o di sopraffazione, ma servizio alla persona, alla famiglia e alla comunità, nel segno della solidarietà, della sussidiarietà, della pace e del bene comune.
Di fronte a logiche distruttive, la risposta non può essere di contrapposizione sterile, ma di testimonianza. Testimonianza di verità, di trasparenza nelle azioni, di rispetto delle regole, di dialogo e di carità anche nel confronto più difficile.
La politica, in definitiva, è il luogo in cui la scelta tra il deragliare e il decollare diventa visibile a tutti. Possiamo deragliare, trascinando le comunità nel cinismo e nel risentimento, oppure possiamo decollare, indicando una via di riscatto morale e civile.
Come Unione Cristiana, la scelta che abbiamo compiuto è chiara: vogliamo contribuire a far decollare la buona politica, dalla parte della luce, della verità e della responsabilità verso i cittadini.
