“A CHI CURA DICIAMO: NON SIETE SOLI. RESTITUIAMO DIGNITÀ, SICUREZZA E FUTURO AI PROFESSIONISTI” .”AGGRESSIONI, DIMISSIONI E FUGA ALL’ESTERO NON POSSONO DIVENTARE LA NORMALITÀ. COSTRUIAMO DAL BASSO UN MANIFESTO PER UNA SANITÀ PUBBLICA, PRIVATA E CONVENZIONATA SENZA CONTRAPPOSIZIONI, CHE VALORIZZI COMPETENZE E MERITO E RIMETTA AL CENTRO IL PAZIENTE”
AgenPress. Care colleghe, cari colleghi, cari professionisti della sanità,
vi scrivo prima di tutto da medico, da professionista che dal 1995 vive dall’interno la sanità italiana e internazionale, e da Presidente fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT).
Il nostro Movimento porta avanti un progetto più ampio per il Paese fondato su democrazia e legalità, trasparenza, dignità della persona, meritocrazia, diritti umani, dialogo interculturale e lotta alle discriminazioni, con quattro parole chiave che accompagnano il nostro percorso: innovazione, giovani, integrazione e cooperazione internazionale.
Oggi vogliamo aprire un nuovo percorso dedicato a uno dei pilastri fondamentali dell’Italia.
Nasce “LA SANITÀ CHE VOGLIAMO”, la nuova iniziativa di UNIONE PER L’ITALIA per ascoltare professionisti e cittadini e costruire dal basso un manifesto di proposte concrete.
Questa lettera nasce da ciò che ascolto ogni giorno.
Troppi professionisti si sentono sotto pressione, stressati, non protetti e non ascoltati.
Non possiamo considerare normale entrare in un ospedale, in un pronto soccorso o in un ambulatorio con la paura di essere insultati o aggrediti. Non possiamo accettare turni massacranti, carenze di organico e condizioni di lavoro che consumano chi cura. E non possiamo formare professionisti qualificati per poi vederli lasciare il Servizio sanitario o partire per l’estero.
Le nostre rilevazioni registrano oltre 26 mila episodi di aggressione verbale e fisica nel 2025, con un fenomeno particolarmente preoccupante nei pronto soccorso e un sommerso ancora molto ampio.
Contemporaneamente aumentano gli abbandoni. Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono cresciute del 150% rispetto all’anno precedente, passando da 1.503 a 3.767 e superando persino i 2.876 pensionamenti. Un segnale che si aggiunge alle nostre rilevazioni sulle oltre 11.300 dimissioni volontarie registrate complessivamente nel 2025. Burnout, turni pesanti, stress organizzativo, divari retributivi, burocrazia e medicina difensiva stanno impoverendo il nostro sistema.
Dietro questi numeri ci sono persone, competenze ed esperienze che l’Italia non può permettersi di perdere.
PROTEGGERE CHI CURA, GARANTIRE IL DIRITTO A ESSERE CURATI
Aggressioni, dimissioni, carenza di personale, precarietà, burocrazia, medicina difensiva, liste d’attesa e fuga all’estero sono facce della stessa crisi.
UNIONE PER L’ITALIA vuole rappresentare queste criticità senza guerre tra professioni e senza contrapporre sanità pubblica, privata e convenzionata.
Vogliamo costruire ponti anche nella sanità: tra professioni, generazioni e competenze; tra ospedale e territorio; tra università, ricerca e mondo del lavoro; tra professionisti italiani e di origine straniera; tra esperienza nazionale e cooperazione sanitaria internazionale.
Servono sicurezza e prevenzione contro le aggressioni, organici adeguati, retribuzioni dignitose, carriere meritocratiche, riconoscimento delle competenze, formazione continua, lotta al precariato e alla medicina difensiva e reali prospettive per i giovani professionisti.
Non possiamo investire nella formazione dei nostri giovani per poi regalare ad altri Paesi competenze costruite in Italia. Chi sceglie un’esperienza professionale internazionale deve poter tornare e trovare un sistema capace di valorizzare ciò che ha imparato.
Dobbiamo rafforzare la rete tra territorio, medicina di famiglia, ospedali e università, investire nella prevenzione e nell’assistenza domiciliare, affrontare cronicità e invecchiamento della popolazione e garantire risposte adeguate anche nelle aree interne.
Innovazione, telemedicina e intelligenza artificiale devono diventare strumenti al servizio dei professionisti e dei pazienti, accompagnati da formazione, responsabilità ed etica.
E occorre affrontare seriamente le liste d’attesa e le disuguaglianze territoriali, perché il diritto alla salute non può dipendere dal reddito, dalla Regione in cui si vive o dalla possibilità di rivolgersi privatamente a una struttura.
PARTE IL MANIFESTO “LA SANITÀ CHE VOGLIAMO”
Da oggi apriamo quindi una nuova fase.
“LA SANITÀ CHE VOGLIAMO” sarà un percorso nazionale di ascolto, confronto e partecipazione, aperto a medici, infermieri e a tutti i professionisti della sanità, ma anche a pazienti, famiglie, giovani, università, ricerca e cittadini.
Raccoglieremo esperienze, criticità e proposte attraverso il confronto con professionisti ed esperti, per trasformarle in obiettivi concreti e costruire il Manifesto “La Sanità che Vogliamo” di UNIONE PER L’ITALIA.
Vogliamo una sanità che protegga chi cura e chi viene curato; valorizzi merito e competenze; combatta violenza, precarietà e fuga dei professionisti; sostenga i giovani; riduca burocrazia e liste d’attesa; rafforzi territorio, prevenzione e assistenza; utilizzi responsabilmente innovazione e nuove tecnologie; valorizzi le competenze italiane e internazionali e garantisca cure accessibili, tempestive e di qualità.
Una sanità senza discriminazioni e senza muri tra professioni, origini e culture.
Una sanità capace di dialogare con il mondo e di attrarre, trattenere e far tornare competenze.
Ma soprattutto una sanità che non perda mai di vista la propria ragione di esistere: il paziente.
UNIONE PER L’ITALIA nasce proprio con questo metodo: non imporre soluzioni dall’alto, ma ascoltare, coinvolgere competenze e costruire proposte dal basso.
I soci fondatori del Movimento, vorrei ricordarlo, oltre a me, sono Belaitouche Kamel Eddine, Nadir Aodi, Paolo De Curtis, Daoudi Tilouani, Aurelio Coppeto, Patrizia Sardara, Donatella Arezzini, Claudio Rossi, Gianni Lattanzio e Daniela Alina Seres.
Oggi vogliamo che questo percorso continui ad allargarsi, coinvolgendo chi ha esperienze e idee da mettere al servizio del Paese.

UNIONE PER L’ITALIA conta oggi sulla presenza e sul contributo di oltre 1.500 personalità ed esperti impegnati nei diversi campi di competenza del Movimento. Il nostro programma si sviluppa attraverso nove grandi aree: Stato, Giustizia e Burocrazia Zero; Lavoro, Imprese, Professioni e Investimenti; Gioventù, Nuove Generazioni, Famiglia e Pari Opportunità; Sanità, Welfare e Terza Età; Istruzione, Università e Innovazione; Politica Estera, Cooperazione Internazionale e tra i Popoli; Integrazione e Dialogo Interculturale e Interreligioso; Ambiente e Sviluppo Sostenibile; Cultura, Turismo e Comunicazione.
Oggi concentriamo la nostra attenzione sulla sanità, avviando “La Sanità che Vogliamo”, ma dentro una visione complessiva che riguarda il futuro del Paese e mette al centro competenze, partecipazione, merito e responsabilità.
Sul sito ufficiale di UNIONE PER L’ITALIA tutti possono conoscere missione, finalità, programma e organigramma e seguire la fase costituente, aperta fino al 30 novembre 2026. Chi aderisce al Movimento durante questa fase può diventare socio costituente, partecipando direttamente alla costruzione delle proposte e del futuro percorso di UNIONE PER L’ITALIA.
Il percorso del Movimento Politico Interculturale Internazionale UNIONE PER L’ITALIA è iniziato nel gennaio 2026 con una consultazione che ha coinvolto come detto oltre 1.500 esponenti, italiani e di origine straniera, in tutte le Regioni. Dopo la registrazione e l’annuncio ufficiale dell’11 settembre 2026, prosegue la fase costituente del Movimento.
Dopo oltre trent’anni di esperienza nella sanità italiana e internazionale, ne sono convinto: non esiste buona sanità senza professionisti rispettati, protetti e valorizzati, così come non esiste tutela dei professionisti separata dal diritto dei cittadini a essere curati bene e in tempo.
Per questo rivolgo il mio appello al mondo della sanità e ai cittadini: partecipate, fate sentire la vostra voce, portate esperienze e proposte.
Costruiamo ponti, non muri.
Ascoltare, confrontarci, proporre e costruire insieme: da qui parte “La Sanità che Vogliamo”.
