Protesta degli studenti, la mobilitazione non si ferma: oltre 400 licei chiusi in Francia

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La protesta degli studenti francesi prosegue anche oggi, dopo una giornata di forti tensioni e scontri in diverse città. Oltre 400 licei risultano chiusi e almeno un centinaio sono bloccati dagli studenti. Il movimento si è inoltre esteso alle università, con più di 25 campus interessati. A Parigi e in altre città si registrano nuovi episodi di vandalismo e incendi.


AgenPress. La mobilitazione studentesca non arretra. Dopo la giornata particolarmente tesa di giovedì 1° ottobre, il movimento che da giorni attraversa la Francia continua a coinvolgere scuole superiori e università. Secondo i dati diffusi venerdì mattina, più di 400 licei sono stati chiusi, mentre almeno 100 istituti risultano bloccati dagli studenti. A questi si aggiungono oltre 25 campus universitari interessati dalla protesta.

La protesta è nata dalle denunce degli studenti sulle condizioni della scuola pubblica: carenza di insegnanti e personale, classi sovraffollate, edifici scolastici considerati inadeguati e difficoltà legate alla vita universitaria. Le organizzazioni studentesche chiedono maggiori risorse e interventi strutturali sul sistema educativo.

Accanto alle iniziative pacifiche, nelle ultime ore si sono verificati episodi di violenza. In diverse località sono stati incendiati cassonetti, danneggiati edifici e mezzi pubblici e si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

A Nantes, l’ingresso di un liceo è stato devastato da un incendio, mentre a Marsiglia è stato dato alle fiamme un mezzo dei vigili del fuoco. A Lille sono stati segnalati incendi di cassonetti e biciclette elettriche nei pressi di un istituto scolastico.

Anche a Parigi la situazione resta sotto osservazione. Le autorità hanno rafforzato la presenza delle forze dell’ordine intorno agli istituti considerati più esposti, mentre sono state adottate restrizioni agli assembramenti nei pressi di alcuni licei chiusi.

Il bilancio della repressione degli episodi violenti è significativo. Il ministero dell’Interno francese ha comunicato che 1.949 persone sono state fermate giovedì 1° ottobre nell’ambito della mobilitazione nazionale, soprattutto per accuse relative a violenze, assembramenti e aggressioni a persone depositarie dell’autorità pubblica. Dall’inizio del movimento, inoltre, il ministero della Giustizia ha comunicato 1.793 persone poste in custodia cautelare fino a giovedì.

Sempre secondo il bilancio delle autorità, nella giornata di giovedì sono rimasti feriti 305 agenti di polizia e gendarmi. Il ministero dell’Istruzione ha inoltre riferito di decine di membri del personale scolastico feriti, tra cui numerosi dirigenti degli istituti.

La protesta, inizialmente concentrata soprattutto davanti ai licei, ha progressivamente raggiunto anche gli atenei. Giovedì sono stati interessati una quarantina di siti universitari, anche se il ministro dell’Istruzione superiore Philippe Baptiste ha sottolineato che, fino a quel momento, la situazione nelle università era stata complessivamente diversa da quella registrata nei licei.

Gli studenti universitari denunciano soprattutto il problema della precarietà, la scarsità di risorse e le difficoltà di accesso e permanenza negli studi. La mobilitazione si è quindi trasformata in una protesta più ampia sulle condizioni della formazione pubblica e sulla situazione economica dei giovani.

Di fronte all’escalation degli ultimi giorni, il governo ha annunciato la chiusura temporanea di centinaia di istituti e lo svolgimento delle lezioni a distanza dove necessario. Le autorità hanno inoltre intensificato la presenza delle forze dell’ordine nei pressi delle scuole.

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha dichiarato di voler mantenere aperto il dialogo con le organizzazioni studentesche, pur condannando gli episodi di violenza. Le associazioni degli studenti, dal canto loro, insistono sulla necessità di distinguere le rivendicazioni del movimento dagli atti di vandalismo e dagli scontri.

La mobilitazione, dunque, continua. Se la partecipazione non appare uniforme in tutto il Paese, il movimento ha ormai assunto una dimensione nazionale e coinvolge tanto l’istruzione secondaria quanto quella universitaria. Le prossime giornate saranno decisive per capire se la protesta resterà concentrata sulle rivendicazioni legate alla scuola oppure se la nuova escalation di violenze finirà per modificare ulteriormente il confronto tra studenti e governo.

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