Viale Mazzini ha deciso la sospensione di Sigfrido Ranucci per dieci giorni. Il provvedimento arriva al termine del procedimento disciplinare avviato nelle scorse settimane e si inserisce nello scontro aperto tra il giornalista e la Rai dopo la sua rimozione dalla conduzione di Report. Il legale: «Il provvedimento sarà impugnato».
AgenPress. La Rai ha comminato a Sigfrido Ranucci una sospensione di dieci giorni dal lavoro e dalla retribuzione. La decisione, secondo quanto si apprende, arriva al termine dell’istruttoria avviata dall’azienda sulla base degli accertamenti del Comitato per il Codice Etico e dopo la memoria difensiva presentata dal giornalista.
Alla base della sanzione ci sarebbero quattro contestazioni disciplinari, relative a episodi e comportamenti che l’azienda ha ritenuto in contrasto con le proprie norme interne.
Il primo riguarda Laura Cianfoni, già sindacalista della Cisl. Alla giornalista vengono contestati, secondo le ricostruzioni, circa cinquanta ingressi nelle sedi Rai nell’arco di diversi anni. Per l’azienda, si tratterebbe di accessi di una persona esterna che non sarebbero stati sufficientemente giustificati dalle attività della trasmissione.
Il secondo capitolo riguarda una conversazione tra Ranucci e il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto. Al centro dello scambio ci sarebbero informazioni relative a un possibile approfondimento giornalistico. Secondo quanto riportato nella contestazione disciplinare, il parlamentare avrebbe chiesto a Ranucci se vi fossero elementi concreti a sostegno dell’inchiesta e il giornalista avrebbe fatto riferimento a contesti definiti «inquietanti», proponendo successivamente un incontro per illustrarne i dettagli. La Rai avrebbe ritenuto tale comportamento incompatibile con i principi di riservatezza, imparzialità e prudenza nella gestione di informazioni non ancora pubblicate.
Il terzo fronte riguarda le comunicazioni e i documenti aziendali inoltrati a Valter Lavitola. La Rai contesta a Ranucci di avere trasmesso all’esterno corrispondenza interna, tra cui documenti e circolari aziendali. Questo episodio era già emerso nella prima contestazione disciplinare notificata al giornalista il 16 settembre.
Infine, c’è il capitolo relativo ai rapporti con alcuni colleghi, in particolare Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. I due giornalisti erano stati inizialmente indicati come possibili successori di Ranucci alla guida di Report. L’azienda contesta al giornalista alcune dichiarazioni ritenute denigratorie nei loro confronti.
Il provvedimento disciplinare si inserisce in una vicenda più ampia. Alla fine di agosto la Rai aveva deciso l’avvicendamento alla guida di Report, dopo anni di conduzione di Ranucci. Il giornalista ha contestato la decisione e si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Roma, chiedendo di essere reintegrato nelle funzioni di autore e conduttore della trasmissione.
La causa davanti al giudice del lavoro procede su un piano distinto rispetto al procedimento disciplinare. Nell’udienza del 25 settembre il giudice si è riservato la decisione sul ricorso cautelare presentato da Ranucci.
La Rai, dal canto suo, ha sostenuto che la decisione sulla conduzione di Report rientri nelle scelte editoriali dell’azienda e che non vi sia un collegamento con il procedimento disciplinare.
La risposta del giornalista è affidata al suo team legale. Roberto De Vita, coordinatore dei legali di Ranucci, ha annunciato che la sanzione verrà impugnata.
Il legale ha inoltre sottolineato la coincidenza temporale tra la nuova sanzione e la fase decisiva del ricorso presentato al Tribunale del Lavoro contro la rimozione da Report. Secondo De Vita, le difese depositate nei giorni scorsi avrebbero contestato «nel merito e nel metodo» le accuse formulate dalla Rai.
La vicenda, dunque, resta aperta su due fronti: da una parte il procedimento disciplinare, culminato nei dieci giorni di sospensione; dall’altra il contenzioso giudiziario sulla rimozione di Ranucci dalla guida di Report. Saranno ora le eventuali impugnazioni e la decisione del Tribunale del Lavoro a delineare i prossimi passaggi della complessa disputa tra il giornalista e la Rai.
