Francia, l’onda dei giovanissimi torna in piazza: la protesta della Gen Z si allarga al Paese

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Dai licei alle grandi città, migliaia di ragazzi tornano a manifestare. Nel mirino non ci sono soltanto edifici fatiscenti, classi sovraffollate e professori mancanti: cresce un malessere più ampio sul futuro. Al loro fianco genitori, insegnanti e studenti universitari. Ma in diverse città la mobilitazione è stata accompagnata da scontri e vandalismi.


AgenPress. L’onda dei giovanissimi torna a scuotere la Francia. Martedì 6 ottobre migliaia di liceali sono scesi nuovamente in piazza in diverse città del Paese, trasformando una protesta nata nelle scuole in una mobilitazione che coinvolge insegnanti, studenti universitari, sindacati e genitori.

È la generazione dei quattordicenni, quindicenni, sedicenni e diciassettenni a trovarsi al centro della contestazione. Ragazzi spesso alla loro prima esperienza di mobilitazione collettiva, che hanno portato nelle strade una serie di rivendicazioni apparentemente legate alla scuola ma che, giorno dopo giorno, hanno assunto una dimensione più generale.

Il punto di partenza sono le condizioni degli istituti: edifici degradati o considerati inadeguati, classi troppo affollate, carenza di insegnanti e personale, docenti assenti che non vengono sostituiti. A queste richieste si aggiungono la pressione legata a Parcoursup, il sistema di accesso all’istruzione superiore, e la preoccupazione per le prospettive future.

La mobilitazione, iniziata nei licei della periferia parigina e poi rapidamente diffusasi in altre aree del Paese, ha assunto dimensioni nazionali. Il movimento ha coinvolto istituti molto diversi tra loro e, nelle ultime giornate, ha raggiunto anche le università.

Il 6 ottobre ai liceali si sono affiancati insegnanti, studenti e organizzazioni sindacali. A Lione, per esempio, la manifestazione ha riunito liceali, genitori, docenti e sindacati attorno alle richieste di maggiori risorse, classi meno numerose e migliori condizioni di studio.

Il messaggio che arriva dalle piazze è quindi più ampio della semplice protesta contro una scuola che non funziona. I ragazzi chiedono di essere ascoltati e considerati, e collegano le condizioni in cui studiano alle loro prospettive di vita.

Non è un caso che alle manifestazioni partecipino anche molti adulti. A Parigi, lungo il corteo tra République e Nation, insegnanti e genitori hanno manifestato accanto agli studenti. Una parte del personale scolastico ha persino formato una catena umana lungo il percorso, in segno di solidarietà con i ragazzi.

Le cifre testimoniano la crescita del movimento. Secondo il ministero dell’Interno, nella giornata del 6 ottobre hanno partecipato alle manifestazioni circa 250 mila persone in tutta la Francia. Gli organizzatori hanno fornito una stima doppia.

A Parigi la differenza tra i conteggi è stata altrettanto significativa: 56 mila persone secondo le autorità, circa 100 mila secondo gli organizzatori.

Il corteo della capitale è partito da République e ha raggiunto Nation. Per gran parte del percorso la manifestazione si è svolta senza incidenti di rilievo. Poi, nelle fasi finali, la situazione è degenerata in alcune zone della città.

La parte più controversa della giornata è stata infatti quella legata agli episodi di violenza.

A Parigi, secondo la prefettura, un gruppo di circa 300 persone descritte come appartenenti a frange violente ha provocato disordini dopo la dispersione del corteo. Sono stati lanciati sassi e sono stati incendiati cassonetti; le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni e granate assordanti.

Situazioni di tensione si sono registrate anche in altre città, tra cui Lione e Strasburgo. Gli episodi di vandalismo e gli scontri rischiano così di oscurare le ragioni originarie della mobilitazione, come era già accaduto nelle precedenti giornate di protesta.

A inizio ottobre, infatti, il movimento aveva già provocato blocchi e incidenti davanti a numerosi licei. A Lione erano stati segnalati episodi di particolare tensione, mentre in Alsazia le manifestazioni avevano portato anche alla chiusura temporanea di diversi istituti.

Il bilancio della giornata comprende anche feriti tra le forze dell’ordine. Secondo il ministero dell’Interno, sono stati 43 gli agenti feriti, mentre gli arresti effettuati in relazione agli episodi della giornata sono stati 488.

La tensione è ulteriormente aumentata dopo alcuni episodi delle giornate precedenti che hanno coinvolto giovani manifestanti. A Lens, un ragazzo è rimasto gravemente ferito alla mano dopo essere entrato in contatto con una granata utilizzata dalla polizia; la dinamica è ancora oggetto di accertamenti. Un altro episodio, avvenuto nei giorni precedenti nella regione parigina, riguarda un adolescente colpito al volto da un lacrimogeno: il poliziotto coinvolto è stato sospeso ed è sotto indagine.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto alle autorità di evitare un’escalation e di garantire il diritto di manifestare, riconoscendo allo stesso tempo che anche alcuni partecipanti alle proteste hanno commesso atti violenti.

Di fronte all’espansione della protesta, il governo cerca ora di riportare il confronto sul terreno politico e scolastico.

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha condannato le violenze e, allo stesso tempo, ha assicurato che le rivendicazioni dei giovani saranno ascoltate. Il governo ha inoltre annunciato per il fine settimana una sospensione delle lezioni destinata a favorire momenti di confronto e di discussione con gli studenti.

Il presidente Emmanuel Macron ha convocato all’Eliseo i ministri per fare il punto sulla situazione, mentre la mobilitazione continua a essere sostenuta da diverse organizzazioni sindacali.

Al di là degli scontri, delle barricate improvvisate e dei cassonetti incendiati, il fenomeno che emerge dalle piazze francesi è quello di una generazione molto giovane che ha scelto la protesta collettiva per portare all’attenzione del Paese un disagio che non riguarda soltanto le aule.

Le richieste sono concrete: più insegnanti, classi meno affollate, edifici dignitosi, maggiore attenzione alle condizioni di studio. Ma insieme a queste rivendicazioni emerge una domanda più difficile da circoscrivere: quale futuro attende questi ragazzi?

È questa la forza e, allo stesso tempo, la fragilità della mobilitazione. Da una parte una protesta nata intorno a problemi quotidiani e condivisi da studenti, famiglie e insegnanti; dall’altra il rischio che gli episodi di violenza finiscano per spostare il dibattito dalla scuola all’ordine pubblico.

Per ora, però, il movimento non sembra intenzionato a fermarsi. Lo slogan ripetuto nelle piazze francesi è semplice: «Andremo avanti». E il governo dovrà ora misurarsi con una generazione che, pur non avendo ancora l’età per votare, ha trovato nelle strade uno dei modi più visibili per chiedere di essere ascoltata.

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