AgenPress. Nell’ambito di una complessa attività d’indagine diretta dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Brescia, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Brescia, il Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare e il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata hanno portato a termine una vasta operazione di controllo e contrasto al narcotraffico internazionale nelle acque dell’Oceano Atlantico.
In particolare, l’attività, condotta con il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, avvalendosi del supporto dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria Eurojust in seno a un “Joint Investigation Team” costituito con le Autorità portoghesi, ha permesso di intercettare e sottoporre a fermo, a largo delle acque atlantiche antistanti la penisola iberica, un gommone oceanico ultraveloce, del tipo “go-fast”, utilizzato da tre narcotrafficanti (due spagnoli e uno originario di Gibilterra) per il trasporto di circa 3.7 tonnellate di cocaina.
Il fermo del natante costituisce la prosecuzione delle attività investigative condotte nel mese di luglio u.s., nel corso delle quali, sempre nelle acque atlantiche, era stato possibile arrestare altri quattro soggetti e sottoporre a sequestro un’ulteriore partita di stupefacente di circa 4.7 tonnellate di cocaina trasportate a bordo di un altro gommone oceanico.
Il risultato operativo odierno è il frutto dello sforzo sinergico tra le diverse componenti della Guardia di Finanza: la dimensione investigativa territoriale del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Brescia, l’assetto specialistico del Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e la componente Aeronavale, attraverso il Comando Operativo Aeronavale che, anche grazie all’utilizzo dei canali di cooperazione internazionale di polizia, attivati con il supporto del Maritime Analysis and Operations Centre – Narcotics (M.A.O.C.-N) di Lisbona e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), ha permesso la costante interazione con i collaterali Organi del Portogallo.
Nel dettaglio, infatti, il monitoraggio dell’obiettivo è stato ininterrottamente eseguito mediante l’impiego dei mezzi aerei della Guardia di Finanza del Gruppo Esplorazione Aeromarittima, dotati di tecnologie di ultima generazione per la sorveglianza marittima e appositamente rischierati in territorio estero, che in continua comunicazione con le Autorità portoghesi, hanno consentito ai mezzi navali della Policia Maritima portoghese, di raggiungere e fermare il battello dei trafficanti.
Nelle concitate fasi dell’inseguimento – avvenuto ad alte velocità nel tentativo da parte dei narcotrafficanti di sottrarsi alla cattura e di scongiurare il sequestro dell’ingente carico illecito – le unità navali operanti sono entrate in collisione con il natante dei fuggitivi. A seguito dell’impatto, uno degli occupanti di quest’ultima imbarcazione ha riportato gravi lesioni. Nonostante l’attivazione immediata dei protocolli di emergenza e il tempestivo trasferimento d’urgenza sulla terraferma tramite soccorso aereo, l’uomo (di nazionalità spagnola) è successivamente deceduto a causa delle ferite riportate.
La partita di droga avrebbe garantito profitti illeciti enormi: il valore del carico sequestrato è stimato in circa 115 milioni di euro sul mercato all’ingrosso. Una volta giunta a destinazione e sottoposta alle successive operazioni di taglio per lo spaccio al dettaglio, la sostanza stupefacente avrebbe generato un giro d’affari complessivo pari a circa 750 milioni di euro.
Le investigazioni in rassegna, quindi, hanno confermato come la nuova frontiera del narcotraffico globale ad opera delle organizzazioni criminali transnazionali sia costituita dall’impiego di queste imbarcazioni “go-fast” lunghe tra i 10 e i 16 metri e spinte da numerosi motori fuoribordo ad alta potenza, capaci di superare i 70 nodi. Tali vettori vengono utilizzati con la modalità del cosiddetto “drop off”: fungono da “taxi del mare” per recuperare al largo i carichi illeciti precedentemente gettati in acqua dalle “navi madri” provenienti dal Sud America, al fine di introdurli successivamente nel mercato unionale.
