Quasi 57 milioni di americani hanno già votato prima dell’Election Day. Gli ultimi sondaggi premiano i democratici in tutti i principali Stati in bilico. La conquista della Camera appare sempre più probabile, mentre cresce la possibilità di una clamorosa rimonta anche al Senato
AgenPress. Il conto alla rovescia per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si chiude con il vento che sembra soffiare a favore dei democratici. A poche ore dall’apertura delle urne, gli ultimi sondaggi delineano uno scenario particolarmente favorevole al Partito democratico, che risulta in vantaggio nei principali Stati contesi e punta a conquistare il controllo del Congresso, mettendo in difficoltà il presidente Donald Trump e la maggioranza repubblicana.
A rafforzare le speranze dei liberal è soprattutto il dato sull’affluenza anticipata. Secondo i dati dell’University of Florida Election Lab, oltre 57 milioni di americani avevano già espresso il proprio voto alla vigilia dell’Election Day del 3 novembre. Un numero superiore ai circa 46 milioni registrati nello stesso momento in occasione delle elezioni di metà mandato del 2022.
Un’affluenza particolarmente significativa, che sembra confermare la forte mobilitazione dell’elettorato democratico e l’insoddisfazione di una parte consistente degli americani nei confronti dell’amministrazione Trump.
La partita per la Camera dei rappresentanti appare quella maggiormente indirizzata. I sondaggi nazionali attribuiscono ai democratici un vantaggio significativo: secondo la media di RealClearPolling, il Partito democratico è avanti di oltre otto punti nel voto generico per il Congresso, con il 51,4% contro il 43,2% dei repubblicani.
Anche le previsioni degli analisti indicano una concreta possibilità di cambio della maggioranza. Una vittoria democratica consentirebbe al leader del partito alla Camera, Hakeem Jeffries, di assumere la presidenza dell’assemblea e di imprimere una svolta ai lavori parlamentari.
Per Trump significherebbe perdere uno dei principali strumenti di sostegno alla propria agenda politica. Con una Camera a maggioranza democratica, infatti, diventerebbero più difficili l’approvazione delle iniziative legislative della Casa Bianca e il controllo dell’attività dell’amministrazione.
La sfida più difficile resta quella per il Senato, dove i repubblicani partono da una maggioranza di 53 seggi contro i 47 democratici. Per conquistare il controllo dell’aula alta, i democratici devono ottenere un saldo positivo di quattro seggi.
Ma anche qui il quadro appare meno scontato rispetto alle previsioni iniziali. Diversi Stati tradizionalmente favorevoli ai repubblicani stanno registrando competizioni particolarmente serrate.
In Texas, Ohio, Kansas e Maine i candidati democratici stanno mettendo sotto pressione gli avversari repubblicani. In Texas, in particolare, la sfida tra James Talarico e Ken Paxton potrebbe trasformarsi in uno degli appuntamenti elettorali più importanti dell’intera tornata.
Secondo le ultime elaborazioni del modello elettorale di Nate Silver, i democratici risultano in vantaggio nelle medie dei sondaggi di tutti i principali Stati in bilico, compresi Texas, Ohio, Michigan, Maine e Iowa.
La prospettiva di una rimonta democratica anche al Senato, dunque, non è più soltanto un’ipotesi. Il margine resta ristretto e il risultato dipenderà da pochi Stati, ma le rilevazioni più recenti mostrano un cambiamento significativo rispetto alle settimane precedenti.
A rendere particolarmente interessante questa tornata elettorale è proprio la partecipazione anticipata. I quasi 57 milioni di voti già espressi rappresentano un segnale importante di mobilitazione, soprattutto in alcuni Stati dove i democratici hanno registrato una partecipazione particolarmente elevata.
Secondo le analisi dell’Associated Press e di ABC News, in diversi territori competitivi la partecipazione anticipata è cresciuta sensibilmente rispetto al 2022. In Texas, Kansas, Maine e North Carolina si sono registrati incrementi rilevanti. Le analisi dei dati elettorali indicano inoltre una forte presenza di elettori democratici tra coloro che hanno già votato.
Per Donald Trump, le elezioni di metà mandato rappresentano un passaggio cruciale. Una sconfitta alla Camera, accompagnata magari dalla perdita del Senato, ridurrebbe drasticamente la capacità della Casa Bianca di portare avanti il proprio programma.
Con una maggioranza democratica, il Congresso potrebbe intensificare le audizioni, avviare nuove indagini sull’operato dell’amministrazione e ostacolare diverse iniziative presidenziali.
A pesare sul giudizio degli elettori sono soprattutto il costo della vita, l’inflazione, la sanità e le politiche migratorie. Temi sui quali i democratici hanno concentrato la campagna elettorale, cercando di intercettare il malcontento di una parte dell’elettorato che nel 2024 aveva sostenuto Trump.
Il verdetto arriverà dalle urne, ma il quadro della vigilia consegna ai democratici una prospettiva decisamente incoraggiante. La Camera sembra ormai alla portata, mentre il Senato potrebbe riservare la sorpresa più grande. Per Trump si profila il rischio di un Congresso ostile proprio nella seconda parte del suo mandato.
