Sangue in Iran: proteste contro il governo e repressione brutale. Oltre 2.000 morti in 48 ore

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AgenPress. L’Iran è scosso da manifestazioni di massa contro il governo teocratico, iniziate alla fine di dicembre 2025 e rapidamente diffuse in molte città del paese. Le proteste sono nate da un malcontento profondo per la crisi economica, l’inflazione alle stelle e il drastico deterioramento delle condizioni di vita, per poi trasformarsi in un movimento più ampio di dissenso politico contro il regime.

Secondo organizzazioni per i diritti umani e media internazionali, la risposta delle forze di sicurezza iraniane è stata estremamente violenta, con uso di armi da fuoco contro i manifestanti e attacchi indiscriminati.

Alcune fonti internazionali riferiscono di un bilancio potenzialmente enorme, con stime fino a 2.000 morti in 48 ore durante gli scontri più intensi, secondo una dichiarazione della Fondazione del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi.

Organizzazioni indipendenti e media internazionali confermano al momento centinaia di morti documentati (tra questi almeno 466 vittime e oltre 10.000 arresti. Le comunicazioni sono fortemente limitate da un blackout di Internet imposto dalle autorità, rendendo difficile la verifica completa dei dati sul campo.

La situazione interna ha rapidamente assunto una dimensione internazionale: il governo iraniano ha accusato Stati Uniti e Israele di fomentare il caos, mentre ha minacciato ritorsioni se vi fosse un intervento esterno.
Dall’altra parte, alcuni leader occidentali hanno condannato la repressione e espresso sostegno ai manifestanti, con dibattiti aperti sul possibile ruolo di sanzioni o altre misure.

Le proteste continuano nonostante l’uso di forza letale da parte delle forze di sicurezza e l’introduzione di misure severe come: blackout totale di Internet per limitare le comunicazioni e la diffusione di immagini e testimonianze. Arresti di massa di leader e partecipanti alle manifestazioni, con cifre che superano spesso i 10.000 detenuti secondo varie fonti.

Le motivazioni dei manifestanti spaziano da richieste di riforme economiche urgenti a slogan contro la leadership religiosa e politica, compreso il grido “Death to the Dictator” (Morte al dittatore) riferito al capo supremo del paese.

Le proteste attuali rappresentano una delle maggiori ondate di dissenso contro il regime iraniano degli ultimi anni. Sebbene la situazione sul terreno sia difficile da verificare pienamente a causa della censura e delle restrizioni alle comunicazioni, gruppi per i diritti umani e media monitorano costantemente gli sviluppi.

Le stime divergenti tra “centinaia” e “migliaia” di vittime riflettono sia la durezza della repressione sia le limitazioni nell’accesso all’informazione. Le conseguenze politiche, sociali e diplomatiche di questi eventi potrebbero avere effetti duraturi non solo per l’Iran, ma anche per la stabilità regionale.

 

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