Pierfranco Bruni: “Quale Europa ci interessa oggi nel conflitto tra Occidente e mondo Arabo-asiatico?”

- Advertisement -
- Advertisement -
AgenPress. Viviamo una complessità congiunturale e geo-politico molto precaria con una presenza di modernità storica confusionaria in cui le eredità sono scomparse e le identità frammentate. Si creano Imperi solo sul piano economico senza una visione politica  definita. L’Occidente è diviso in microcosmo e gli Orienti sono parte di un Mediterraneo diviso e divisivo. L’Europa non è più una cerniera ma sta tra confini lacerati e una economia praticamente dipendente tra Ovest e Est.
Ida Magli scrisse: “Quando ho scritto Contro l’Europa sapevo soltanto una cosa: che l’unificazione dell’Europa era un’idea del tutto contraria alla ragione e alla storia. Le società e le culture non possono camminare all’indietro, non possono regredire, così come le Specie: o progrediscono nella direzione di marcia verso la loro forma, oppure si estinguono. La Germania, la Francia, l’Italia, l’Inghilterra (solo per citare alcuni dei Paesi chiamati alla fondazione dell’Ue) erano giunti a diventare “Nazioni”, con la loro individualità di territorio, di confini, di paesaggio, di patria, di lingua, di letteratura, di arte, di musica, di bellezza, di civiltà, attraverso un lungo percorso storico, perché questo ‘essere Nazione’ era la “forma” di civiltà cui aspiravano: piena, forte, matura, felice. Avevano perseguito questo modello con lo sforzo, il lavoro, l’ingegno, le battaglie, il sangue, l’eroismo di secoli.
La catastrofe della Seconda guerra mondiale (una guerra che è errato accomunare alla Prima, come molti sono soliti fare, in quanto il contesto politico, le motivazioni e gli scopi erano del tutto diversi) non faceva parte della logica della loro storia, ma, al contrario, si è configurata come una sua tragica rottura. Basterebbe a dimostrarlo, almeno per quanto riguarda l’Italia, l’alleanza stretta da Mussolini con la Germania, il suo primo vero tradimento nei confronti degli Italiani, visto che si trattava di un’ alleanza non soltanto antistorica, ma soprattutto offensiva per la sensibilità di un popolo che era appena uscito con immani battaglie dal dominio dell’impero tedesco. Ne è prova il sacrario di Redipuglia con i suoi centomila morti. L’ordinata collina di tombe, che sale a perdita d’occhio con le sue croci, è la straordinaria architettura offerta dalla natura soltanto a chi, avendo
compreso che cosa fosse l’Italia e quanto l’avessero amata le innumerevoli giovani vite offerte volontariamente per lei, ha potuto immaginarla, “vederla” come tempio, non della Memoria, ma della Presenza assoluta”.
Quale Europa ci interessa? Nel tempo delle grandi crisi occorre necessariamente porsi delle domande. L’Europa degli ideali non c’è più. Ammesso che ci sia mai stata nel nascente contesto degasperiano. L’Europa politica è una cartina geografica che riguarda da sempre le suddivisioni di confini e territori. Resta l’Europa dei mercati dei commerci della moneta unica. Questa non solo è in declino ma non è mai nata in modo strutturale, strategico e sistematico. La moneta unica, ovvero l’euro, è stata sempre appannaggio del dollaro. Gli Stati Uniti d’America dal 1945/46 hanno governato l’Europa o le Europe. Oggi è entrata sulla scena la “dominazione” di quella geografia che centralizza l’agonia delle Nazioni europee. Sono agonizzanti. Ma è un problema vecchio che a ogni cambio di classe politica si pone sullo scacchiere.
Addirittura Maria Zambrano negli anni Trenta parlava proprio di agonia dell’Europa. Alla fine degli anni Novanta Ida Magli poneva la stessa questione con molta durezza.
Quando la politica non ascolta il pensiero della cultura riesce soltanto a “monetizzare” le società e con esse le civiltà e le loro identità. Infatti la Zambrano parlava di una crisi profonda dovuta a una costante passività dovuto il tutto a una perdita di radici e di classicità.
Un tema sul quale si dovrebbe dibattere con molta serietà e serenità. Molto più dura Ida Magli quando afferma: “Visto che gli economisti e i banchieri hanno sbagliato i conti
perfino nel loro campo, se ne deduce facilmente che sia sbagliato anche tutto il resto. La crisi monetaria, perciò, è l’indice di un prossimo crollo totale. Io, però, voglio aggiungere una cosa: il crollo dell’Europa è voluto. La costruzione è stata fatta (anche se non tutti lo sapevano o lo capivano) appositamente per distruggere la forza dell’Europa, la sua civiltà, la sua storia, i suoi popoli. Lo scopo finale, infatti, è la mondializzazione: un solo governo, una sola moneta, una sola lingua, una sola religione, etc. Dietro all’unificazione europea c’è la volontà massonica della globalizzazione”.
Insomma è lo storico dilemma  unitario, ovvero 1859/1860. C’erano gli Imperi. C’erano le civiltà come forme di Identità precisa. C’erano gli Occidenti e gli Orienti. Resta il fatto che l’Idea di Europa come l’abbiamo conosciuto anche alla fine del secondo conflitto bellico non c’è più. Non credo affatto che anche allora si avesse una idea chiara. Le Nazioni esistono e resistono per le loro storie individuali e non per un sistema di legami. Bensì per una
autonomia della lingua, della cultura, del costume, delle tradizioni. Tutto in un unico modello di religiosa antropologia. Proprio sul piano antropologico Ida è riuscita a ricostruire un percorso in cui elementi e modelli costituiscono l’asse portante della civiltà europea antica tra classicità e moderno e l’attuale Europa con tutti i suoi conflitti esistenziali
singoli e di popoli.
La cultura come riferimento di una lettura comparata tra eredità e appartenenze, destini e labirinti. Aspetti che la contemporaneità ha smarrito. Una dialettica a intreccio tra vocazione e solidarietà. Le diverse voci qui presenti sono una testimonianza di
grande interesse comparativo. Il seminario del Vittoriale degli Italiani chiaramente ha
detto altro e molto di più. L’attuale e la profezia della Magli sul piano politico-filosofico, è straordinariamente unico e importante oggi.
L’Europa che non c’è. Non si tratta di interfacciare una politica di destra o di sinistra. L’Europa come idea e metafora archeologica e storica va oltre ogni forma di ideologia.
Non c’è perché non si è mai chiusa la frattura di una compiutezza europea monolitica.
I Governi e le classi dirigenti non fanno una Nazione. L’Europa è una diversità di culture e di storie. Una antropologia divisiva se la si vuole dire tutta. Una eredità grecolatina trova il suo bacino nei processi di una civiltà mediterranea e non certo in un mondo che è stato austroungarico.  Sono divisioni in incipit che turbano chiaramente la pur auspicata visione di un modello collante. Non ci sarà mai un collante. Ogni Nazione vive le sue etnie ed è proprio per questo che non si può azzerare una appartenenza.
Credo che si faccia una grande confusione tra eredità appartenenza e identità. Fino a quando non si risolverà una tale questione non si uscirà dal guado. Ci saranno tentativi ma non si potrà mettere insieme una Europa che non c’è. Est e Ovest sono comparazioni impensabili. Non basta una moneta unica. È questione di civiltà. Piuttosto muoiono
le civiltà. Ma è impossibile l’integrazione. Ida Magli aveva perfettamente ragione. Non sono contro l’Europa ma sono dopo l’Europa.
Cosa resterà? Cosa resisterà? Anche se resta un fatto immateriale la tradizione è il
vero linguaggio dei popoli. Ma potrà salvarci senza un piano o un progetto che sia non solo economico? I popoli per ridiventare civiltà o viceversa hanno bisogno anche di altro. È discorso inascoltato anche se resta completamente aperto.
- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -