Iran: almeno 12.000 morti in una repressione definita “il più grande massacro nella storia contemporanea”

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AgenPress. Secondo un’inchiesta dell’emittente Iran International, almeno 12.000 persone sono state uccise in Iran durante le repressioni delle proteste popolari, concentrate soprattutto nelle notti dell’8 e del 9 gennaio 2026. La cifra rappresenterebbe il più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran.

La stima è stata formulata dall’editorial board di Iran International dopo un’analisi di testimonianze, dati medici, resoconti di testimoni oculari e rapporti provenienti da fonti descritte come vicine alle istituzioni iraniane e al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) in più città.

Le proteste sono scoppiate alla fine di dicembre 2025, inizialmente per motivi economici legati all’inflazione, alla carenza di beni di prima necessità e al crollo del rial. Tuttavia, la mobilitazione si è rapidamente trasformata in una contestazione più ampia contro il governo teocratico guidato dal supremo leader Ayatollah Ali Khamenei.

Le dimostrazioni si sono diffuse in molte città e province del paese e sono state accompagnate da una diffusa interruzione di internet e delle comunicazioni da parte delle autorità, misure che gli analisti interpretano come tentativi di limitare il flusso di informazioni e nascondere l’entità della repressione.

Mentre l’inchiesta di Iran International parla di 12.000 morti, dati successivi e fonti ufficiali iraniane citate da agenzie internazionali hanno fornito numeri molto più bassi. Un portavoce governativo ha dichiarato alla Reuters che le vittime complessive sarebbero circa 2.000, includendo civili e membri delle forze di sicurezza.

Organizzazioni per i diritti umani internazionali, come l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, hanno invece parlato di centinaia di morti sulla base delle informazioni verificabili disponibili, denunciando l’uso eccessivo di forza contro i manifestanti.

La presunta massiccia repressione ha provocato forti critiche internazionali. Le Nazioni Unite e gruppi per i diritti umani hanno chiesto indagini e un immediato cessate il fuoco, mentre alcuni paesi occidentali osservano la situazione con crescente preoccupazione. Secondo alcuni reportage, figure come l’ex principe ereditario iraniano Reza Pahlavi hanno esortato le forze dell’ordine a non partecipare alla repressione.

Allo stesso tempo, il regime iraniano ha negato numeri così elevati e attribuito parte della violenza a gruppi definiti “terroristi” o oppositori esterni, una narrazione spesso impiegata per giustificare l’uso della forza e mettere in discussione le stime dell’opposizione.

Dal 28 dicembre scorso, le proteste in Iran sono caratterizzate da piazze occupate, massicce mobilitazioni e scontri con le forze di sicurezza. Le restrizioni sulle comunicazioni hanno reso estremamente difficile verificare in modo indipendente la portata esatta della violenza. Tuttavia, video, testimonianze e dati raccolti da organizzazioni di monitoraggio suggeriscono un’imponente ondata di repressione che ha provocato vittime, feriti e migliaia di arresti.

La notizia diffusa da Iran International parla di una catastrofe umanitaria di proporzioni senza precedenti nella storia recente dell’Iran, con almeno 12.000 morti in poche notti di repressione — una cifra che, se confermata, segnerebbe una delle repressioni più sanguinose mai registrate nel paese. Tuttavia, le cifre reali sono oggetto di controversia, con stime molto più basse fornite da fonti ufficiali, gruppi per i diritti umani e analisti internazionali.

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