Dopo oltre 14 mesi di prigionia in Venezuela, i due connazionali sono finalmente tornati a casa
AgenPress. Questa mattina all’aeroporto di Ciampino è atterrato il volo di Stato che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, liberati dalle autorità venezuelane dopo oltre 14 mesi di detenzione in condizioni difficili e senza accuse chiare.
L’aereo partito da Caracas è atterrato intorno alle 8:45: ad accogliere i due italiani c’erano la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i familiari e numerose autorità italiane.

Tajani ha sottolineato il lavoro delle autorità diplomatiche e dei servizi italiani per portare a termine la complessa liberazione e il rientro.
Appena tornati in Italia, Trentini ha detto: “Siamo felicissimi, ma a un prezzo altissimo” riferendosi ai lunghi mesi di detenzione lontano dai propri cari.
Mario Burlò ha aggiunto: “Ce l’abbiamo fatta ma è stata durissima”, ricordando le difficoltà e l’incertezza vissute durante la prigionia.
Entrambi sono stati riabbracciati dalle loro famiglie in un momento di intensa emozione.
Alberto Trentini, 46 anni, cooperante umanitario originario del Veneto, lavorava con la ONG Humanity & Inclusion quando è stato arrestato in Venezuela nel novembre 2024 senza accuse formali.
Mario Burlò, 52 anni, imprenditore torinese, si trovava nel Paese per affari quando è stato fermato nello stesso periodo e detenuto nello stesso carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, a Caracas.
Entrambi sono stati trattenuti per oltre 420 giorni senza un processo ufficiale, in un contesto di tensioni politiche e internazionali.
La premier Giorgia Meloni ha espresso gratitudine per il ritorno e ha condiviso il video dell’arrivo su X con il messaggio “Bentornati a casa!”. Anche Tajani ha evidenziato l’impegno della Farnesina e dell’intelligence italiana.
In Senato il loro rientro è stato salutato con una standing ovation, sottolineando la solidarietà delle istituzioni italiane per la loro liberazione.
Il rientro di Trentini e Burlò segna una svolta dopo mesi di incertezza e preoccupazione per le loro condizioni di detenzione. Molte famiglie e istituzioni in Italia avevano seguito con ansia questa vicenda, considerata simbolica della difesa dei diritti dei cittadini all’estero e dell’impegno diplomatico italiano.
