Porte Aperte. Oltre 388 milioni di cristiani perseguitati nel mondo

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AgenPress. Nella WWL (WORLD WATCH LIST) ancora una volta si registra il più alto livello di persecuzione da quando la WWL viene pubblicata, confermando l’aumento costante degli ultimi anni. Altro segno visibile del declino della libertà religiosa dei cristiani nel mondo è il fatto che dall’edizione del 2021 troviamo nella mappa dei primi 50 paesi solo nazioni con un livello molto alto ed estremo di persecuzione e discriminazione, scomparendo quindi il livello alto.

Salgono a oltre 388 milioni nel mondo (erano 380 nella WWL 2025) i cristiani che sperimentano almeno un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede: globalmente 1 cristiano ogni 7 è toccato da questo fenomeno, che divisi in macro-aree geografiche diventano: 1 cristiano ogni 5 in Africa; 2 cristiani ogni 5 in Asia e 1 ogni 12 in America Latina. Di questi oltre 388 milioni, ben 201 milioni sono donne o bambine (i minori di 15 anni si stima siano intorno ai 110 milioni).

 TOP 15 – I LUOGHI PIÙ PERICOLOSI AL MONDO DOVE ESSERE CRISTIANI

Salgono da 13 a 15 i paesi che mostrano un livello di persecuzione e discriminazione definibile estremo. La Corea del Nord rimane stabile al primo posto: la tolleranza zero per i cristiani del regime (tra i 50 e i 70 mila rinchiusi nei campi di lavori forzati), obbliga i cristiani a vivere la fede nel segreto, alimentando il fenomeno della Chiesa underground o nascosta. Abbondanti prove dimostrano come nei brutali interrogatori di fuggitivi nordcoreani, rimpatriati dalla Cina, venga espressamente chiesto se il fuggiasco sia entrato in contatto con cristiani o chiese in terra cinese, confermando la paranoia dittatoriale8 del regime contro la comunità cristiana.

Nelle prime 5 posizioni ci sono 3 nazioni fortemente islamiche, come evidenza del fatto che l’oppressione islamica rimane una delle fonti principali di intolleranza anticristiana: Somalia (2°), Yemen (3°) e Sudan (4°). Qui le fonti di persecuzione sono connesse a una società islamica tribale, all’estremismo attivo e all’instabilità endemica di questi paesi: la fede cristiana va vissuta nel segreto e, se scoperti, i cristiani (specie se ex-musulmani) rischiano anche la morte.

In particolare, in Sudan la guerra civile ha frammentato l’autorità statale, creando spazio per i gruppi armati e zone in cui l’impunità è la norma. Chiese sono state occupate o distrutte, leader cristiani minacciati o sfollati e intere famiglie cristiane costrette a ripetute fughe. L’Eritrea risale al 5° posto, governata da un regime che equipara l’indipendenza religiosa al dissenso politico, confermando quindi la propria nomea di “Corea del Nord dell’Africa”.

Nel 2025, le forze di sicurezza hanno confiscato decine di proprietà di cristiani, tra cui chiese domestiche, scuole, piccole imprese e centri comunitari, accusando le congregazioni di operare “illegalmente” o di essere influenzate da agende straniere. La Siria è la vera sorpresa di quest’anno: il punteggio è salito di 12 unità (da 78 a 90), portando il Paese dal 18° al 6° posto, unico nuovo ingresso nella Top 10. La violenza è aumentata, con 27 cristiani uccisi in un anno e numerosi attacchi e atti vandalici contro le chiese. Il potere politico è frammentato e il disordine lascia spazio ad attori radicali che prendono di mira i cristiani. La costituzione provvisoria del marzo 2025, inoltre, stabilisce la giurisprudenza islamica come fonte principale della legislazione. La pressione varia per regione, ma include chiusura di scuole, imposizione della jizya e propaganda islamica anticristiana. Si stima rimangano oggi appena 300.000 cristiani (centinaia di migliaia in meno rispetto a 10 anni fa).

Cresce ancora il punteggio della Nigeria, stabile al 7° posto, confermandosi la nazione dove si uccidono più cristiani al mondo (3.490): dal 2020 a oggi oltre 25.200 vittime (dati conservativi), con milioni di sfollati e un paese di fatto spezzato a metà tra un sud a maggioranza cristiana più stabile e un nord a maggioranza islamica da anni scosso da violenze, divisi dalla cosiddetta Middle Belt in forte destabilizzazione. Il Pakistan all’8° posto è stabile nella top 10 da molti anni, con almeno 24 cristiani uccisi per ragioni legate alla loro fede. La Libia scende al 9° posto: sebbene la pressione sia a livelli estremi in tutte le sfere della vita dei cristiani, la violenza è diminuita nel periodo in esame. Sono stati attaccati meno gruppi/incontri di cristiani, poiché gli arresti e le detenzioni dei periodi precedenti hanno costretto i cristiani ad agire con estrema cautela. L’Iran vede peggiorare leggermente la situazione (sebbene scenda al 10° posto), a causa di un leggero aumento della violenza anticristiana. La pressione è rimasta a livelli estremi in quasi tutte le sfere della vita.

Il governo considera i convertiti iraniani al cristianesimo come una minaccia occidentale tesa a minare l’islam e il regime islamico dell’Iran. Dopo il conflitto lampo tra Iran e Israele (giugno 2025), il governo li ha pubblicamente bollati come spie e collaborazionisti. Le comunità storiche dei cristiani armeni e assiri sono riconosciute dallo Stato, ma trattate come cittadini di seconda classe. La sorveglianza statale è in aumento (i recenti disordini di dicembre e gennaio non sono conteggiati in questa analisi).

In Afghanistan peggiora ancora la situazione e lo troviamo all’11° posto: dopo l’avvento dei Talebani nel 2021, molti cristiani sono stati uccisi, una grossa fetta è fuggita all’estero, mentre una piccola parte è riuscita a nascondersi e tuttora vive la fede nel segreto. Proprio per via di questa clandestinità totale, il punteggio relativo alla violenza contro i cristiani è basso. Stabile tra le nazioni con una persecuzione anticristiana definibile estrema troviamo al 12° posto l’India, di cui denunciamo da anni il declino delle libertà fondamentali della minoranza cristiana, bersaglio di violenze e discriminazioni (vedasi più avanti). Nel periodo in esame sono 16 i cristiani uccisi e 2.192 i cristiani detenuti senza processo, in carcere od ospedali psichiatrici per ragioni legate alle loro fede. Al 13° posto troviamo l’Arabia Saudita, leggermente in peggioramento.

Ci sono stati alcuni sviluppi positivi nella libertà religiosa, ma permangono restrizioni significative, nonché una serie di 6 deportazioni di cristiani stranieri nel periodo in esame. Nelle grandi città, negli ultimi anni c’è stata una maggiore tolleranza per le decorazioni natalizie in alcune aree pubbliche. I libri di testo scolastici sono stati ulteriormente riformati per eliminare contenuti problematici sui non musulmani. Allo stesso tempo, la pratica pubblica di religioni non musulmane rimane vietata e le minoranze religiose continuano a essere discriminate. Stabilmente negativa la situazione in Myanmar (14°), da poco entrata tra le nazioni con una persecuzione estrema. Si è registrato un aumento dei cristiani uccisi (ben 99) e del numero di persone detenute (129), mentre sono diminuiti gli attacchi alle chiese.

In tutte le sfere della vita, ad eccezione della vita comunitaria, la pressione è aumentata leggermente. Le chiese sono state attaccate in Stati a maggioranza cristiana come Chin, Kachin e Kayah, ma anche in Stati con una forte minoranza cristiana, come Karen, Rhakhine e Shan. I combattimenti sono aumentati poiché la giunta militare ha cercato di riconquistare territorio nel tentativo di legittimare le elezioni previste per dicembre 2025-gennaio 2026 (che sono state respinte come illegittime da gran parte della popolazione e da molti osservatori internazionali). Migliaia di cristiani sono stati costretti a diventare sfollati interni. Inoltre, i convertiti al cristianesimo sono perseguitati dalle loro famiglie e comunità buddiste, musulmane o tribali. Infine, il Mali al 15° posto, è uno dei 3 paesi con il punteggio massimo nella violenza (16,7), assieme a Nigeria e Sudan. I cristiani fuori Bamako affrontano intimidazioni, sfollamenti forzati, estorsioni e ripetuti attacchi alle chiese e alla vita della comunità.

Due gruppi estremisti, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) e lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), dominano questo panorama, imponendo un rigido controllo religioso e prendendo di mira la presenza cristiana nelle regioni contese. Fazioni precedenti come Ansar Dine rimangono rilevanti per la loro eredità ideologica e il loro ruolo nel plasmare l’insurrezione più ampia.

VIOLENZA E ABUSI CONTRO LE DONNE (E NON SOLO)

Lo ripetiamo ogni anno: è difficile raccogliere dati certi sul numero di vittime di stupro e violenze sessuali a causa della fede: in molti paesi le denunce sono rare o non esistono, per ragioni culturali e sociali. Tuttavia, un dato minimo di partenza, secondo le nostre stime incrociate con testimonianze raccolte, è 5.202 contro i 3.944 dell’anno precedente. Di fatto da quando abbiamo iniziato a cercare di misurarlo, questo fenomeno ogni anno fa balzi in avanti notevoli. 1.147 sono i casi di matrimoni forzati di giovani donne cristiane (erano 821 l’anno precedente). Pur migliorando la nostra ricerca, 8 siamo qui a ripetere anno dopo anno che questi numeri sono la punta di un iceberg di violenze domestiche, silenziose, continue specie contro donne e bambini.

Porte Aperte/Open Doors sta potenziando la ricerca sul campo della violenza di genere, scoperchiando un universo di abusi sconvolgente.

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