Assolta Chiara Ferragni nel caso “Pandoro Gate”: la fine di un lungo processo

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AgenPress. Il tribunale di Milano ha assolto oggi Chiara Ferragni dalle accuse di truffa aggravata relative alla vendita di prodotti natalizi e pasquali (il “Pandoro Balocco Pink Christmas” e le uova di Pasqua) promossi in campagne che avrebbero fatto credere ai consumatori che parte del ricavato sarebbe stato destinato a fini benefici.

Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha deciso, al termine di un processo con rito abbreviato, che non sussistono i presupposti penali per la truffa aggravata contestata dalla Procura di Milano. Ferragni è stata dunque assolta, mentre l’accusa aveva chiesto una pena di 1 anno e 8 mesi di reclusione.

Secondo la difesa, non c’è stato dolo né intento di ingannare i consumatori: si è trattato — a loro avviso — di errori di comunicazione nella promozione dei prodotti, gestiti in buona fede.

Il procedimento nasce da campagne promozionali del 2021 e 2022 che vedevano Ferragni associata alla vendita di:

  • un pandoro “Pink Christmas” prodotto da Balocco,

  • uova di Pasqua brandizzate con il suo nome e collegate a iniziative di sostegno ai bambini.

L’accusa sosteneva che queste promozioni avessero lasciato intendere che una parte significativa del ricavato andasse a beneficenza, mentre le donazioni erano già state fatte in precedenza, e non direttamente legate alle vendite come indicato.

Va ricordato che, prima del processo penale, Ferragni aveva già affrontato contenziosi amministrativi:

  • nel 2023 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) le aveva comminato una multa da quasi 1,1 milioni di euro per pubblicità ingannevole riguardo al pandoro.

  • nel 2024 aveva raggiunto un accordo per pagare almeno 1,2 milioni di euro a una ONG per chiudere un caso simile legato alle uova di Pasqua.

In totale, tra sanzioni e donazioni, Ferragni ha versato somme per circa 3,4 milioni di euro per chiudere queste controversie.

Al momento della sentenza l’influencer ha espresso sollievo per la conclusione di un periodo giudiziario molto difficile per la sua vita personale e professionale, affermando di aver sempre agito “in buona fede”.

Il caso ha avuto forte risonanza mediatica, con ripercussioni sulla sua immagine e su alcune collaborazioni commerciali, e ha rilanciato il dibattito sulle responsabilità nella comunicazione commerciale degli influencer.

Con l’assoluzione, Chiara Ferragni potrà riprendere con maggiore tranquillità le attività di business e di comunicazione digitale, e la vicenda potrebbe diventare un punto di riferimento per i futuri rapporti tra influencer marketing, pubblicità e trasparenza nelle iniziative solidali.

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